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La salute dovrebbe essere un diritto di tutti. Ma milioni di persone migrano ogni anno in molte aree del mondo per avere accesso a cure mediche migliori,  perché nel loro paese non esistono o vengono negate dalla legge.

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Durante una visita nell’ospedale oculistico di Lahan, in Nepal – Foto di Alessandro Gandolfi

Viaggi della speranza che i fotografi di Parallelozero – agenzia fondata dal fotoreporter Alessandro Gandolfi, socio onorario Neos – hanno documentato in quattro continenti del pianeta, dall’Africa all’Asia, dalle Americhe all’Europa, lavorando quasi due anni per raccontare questo fenomeno sociale planetario che coinvolge anche gli italiani.

Flussi migratori che nascondono drammi personali o collettivi, spesso sconosciuti e ignorati dalla stampa mondiale. Destination Hope intende sensibilizzare su un tema fondamentale nella vita dell’uomo: l’accesso alle cure sanitarie. La ricerca di nuove terapie, la battaglia contro ostacoli geografici e politici, la necessità di ottenere cure più economiche ed efficaci, il disperato bisogno di sopravvivere diventano storie unite da un comune denominatore: la speranza.

La mostra “Destination Hope” è stata inaugurata martedì 30 settembre a Palazzo Braschi a Roma: oltre 120 fotografie che resteranno esposte fino al 7 gennaio 2015. Intanto è aperta una campagna di crowdfunding per realizzare un sito web che permetta la visita virtuale della mostra fotografica, un percorso espositivo della mostra in altre città, italiane ed estere; un portale interattivo online dedicato alle problematiche del diritto alla salute nel mondo.

Perché finanziare Destination Hope? Perché nessuno si è occupato sino ad ora di raccontare queste storie in maniera organica ed equilibrata raccogliendo nello stesso spazio fisico così tante testimonianze e fatti che riguardano un fenomeno così importante per le persone di ogni paese. Perché altrimenti saranno sempre troppo pochi coloro che capiranno quanto siano fortunati ad avere un ospedale più o meno funzionante vicino alle loro case e una farmacia ben fornita nella propria città. Perché chiunque di noi abbia avuto bisogno di cure mediche, anche delle più semplici, sa quanto ci si senta vulnerabili quando si diventa pazienti, e quanto sia umiliante non poter usufruire di un’assistenza dignitosa.