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franca sozzani

CC Sara Cimino

Quando muore qualcuno si dicono frasi come “Se ne vanno i migliori” o “Era tanto buono”. Ecco Franca non era buona, o meglio non lo era nel senso più banale del termine. Non si inteneriva facilmente, era dura, quasi spietata con chi non si impegnava, detestava i piagnistei e tendeva a sdrammatizzare. Con la sua ironia spesso colpiva. Ma aveva una sensibilità che le permetteva di capire le situazioni quando erano davvero drammatiche e allora era capace di aiutare e consolare. Abbiamo iniziato insieme a lavorare a Vogue, rispondendo a un annuncio sul Corriere della Sera, mandate allo sbaraglio da un giorno all’altro sui set fotografici. Poi le nostre strade si sono divise. A me piaceva scrivere, a lei no, ma aveva in compenso uno straordinario talento per la moda, che l’ha portata a bruciare velocemente tutte le tappe, e diventare la donna di potere che era. Ci si incontrava, ci si salutava appena, di lei avevo “recensioni” dure sulla sua intransigenza e sul suo modo di pretendere dai collaboratori.

Non era più la ragazza bionda e spiritosa che avevo conosciuto. A Venezia ho visto il film Franca Chaos & Creation con la regia di suo figlio Francesco. Ero prevenuta, anche un po’ irritata che un ragazzo solo perché aveva una mamma importante potesse arrivare alla più famosa Mostra del Cinema senza anni di gavetta. Mi sono ricreduta. Perché ho rivisto quella Franca energica, sorprendente, capace di fare battute, ma di conservare un segreto o essere comprensiva se davvero ce n’era bisogno. E ora penso che accettare di fare quel film non è stato un modo per celebrare un suo trionfo, ma la volontà precisa di lasciare un ricordo forte di sé al suo amatissimo figlio.