virus

Stiamo attraversando un periodo difficile e terribile per tutti. Non per questo dobbiamo fermarci, anche se i viaggi si fermano, così come i nostri rapporti sociali. La scrittura, la fotografia e la nostra fantasia per fortuna vanno avanti e mai come in questi tempi bui sono fonte di luce capace di rischiarare le nostre giornate. Abbiamo lanciato una “call” tra tutti i colleghi, in modo da tenerci uniti nel nome della NEOS e della fotografia. Sono immagini, video, audio e testi che esprimono ciò che sta accadendo, riferendosi alla propria realtà quotidiana. Che aggiorneremo man mano ne arriveranno di nuovi.

Cominciamo con la poesia inviata da Graziella Vigo, *”Guarire”* di Kathleen O’Meara (1839 – 1888),  che sembra essere stata scritta per il momento che stiamo vivendo.

Era il 21 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più. 
Ma la primavera non sapeva nulla. 
Ed i fiori continuavano a sbocciare 
Ed il sole a splendere 
E tornavano le rondini 
E il cielo si colorava di rosa e di blu 
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni 
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse 
Era il 21 marzo 2020 i ragazzi studiavano da casa
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette 
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa 
Dopo poco chiusero tutto 
Anche gli uffici 
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini 
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali 
E la gente si ammalava 
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire 
Era il 21 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria 
I nonni le famiglie e anche i giovani 
Allora la paura diventò reale 
E le giornate sembravano tutte uguali 
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire 
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme 
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione 
Di leggere volando con la fantasia 
Ci fu chi imparò una nuova lingua 
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi 
Chi capì di amare davvero separato dalla vita 
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza 
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti 
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico 
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno 
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri 
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi 
E l’economia andare a picco 
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti 
E poi arrivò il giorno della liberazione 
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita 
E che il virus aveva perso 
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto 
E allora uscimmo per strada 
Con le lacrime agli occhi 
Senza mascherine e guanti 
Abbracciando il nostro vicino 
Come fosse nostro fratello 
E fu allora che arrivò l’estate 
Perché la primavera non lo sapeva 
Ed aveva continuato ad esserci 
Nonostante tutto 
Nonostante il virus 
Nonostante la paura 
Nonostante la morte 
Perché la primavera non lo sapeva 
Ed insegnò a tutti 
La forza della vita. 

Continuiamo con l’immagine di Cinzia Rando

virus
Buona primavera a tutti dal campo dietro casa a Moncalieri ©Cinzia Rando

… e con il video Interni di Marcella Gabbiano

 

Ecco un saluto dalla città di Giovanni Panella

virus
Saluti dalla mia finestra. Il centro storico di Genova © Giovanni Panella
virus
Porto Antico Genova © Giovanni Panella

Genova per noi è come un lampo di luce sul parabrise

In alto, la città non è cambiata: è sempre bella e viva, sotto la luce e l’aria fresca della primavera. Finestre spalancate, bucato steso tra i vicoli, donne che si affacciano a parlare con quelle di sotto. 

Quasi tutto come sempre. È solo il livello più basso della città , quello delle strade e dei marciapiedi, che è del tutto sgombro di uomini e dà come  l’ impressione di essersi ormai “asciugato” da ogni traccia della loro presenza…come per ammonirci di quanto siamo fragili,  provvisori e vulnerabili.

L’ immagine dei piazzali del Porto Antico deserti in una giornata di sabato ci sembra così piu lontana ed estranea di quelle dei bombardamenti di guerra, nelle quali, accanto ai palazzi sventrati potevamo almeno trarre conforto dal riconoscere le figure di altri come noi.

Mi torna in mente la canzone di Paolo Conte

Con quella faccia un po’ così
Quell’espressione un po’ così
Che abbiamo noi prima d’andare a Genova

E ogni volta ci chiediamo
Se quel posto dove andiamo
Non c’inghiotte, e non torniamo più

Eppur parenti siamo in po’
Di quella gente che c’è lì
Che come noi è forse un po’ selvatica ma
La paura che ci fa quel mare scuro
E che si muove anche di notte
Non sta fermo mai

Genova per noi
Che stiamo in fondo alla campagna
E abbiamo il sole in piazza rare volte
E il resto è pioggia che ci bagna
Genova, dicevo, e un’idea come un’altra

Ma quella faccia un po’ così
Quell’espressione un po’ così
Che abbiamo noi

Mentre guardiamo Genova
Ed ogni volta l’annusiamo
E circospetti ci muoviamo
Un po’ randagi ci sentiamo noi

Macaia, scimmia di luce e di follia
Foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia
E intanto, nell’ombra dei loro armadi
Tengono lini, e vecchie lavande

Lasciaci, tornare ai nostri temporali
Genova, ha i giorni tutti uguali

In un’immobile campagna
Con la pioggia che ci bagna
E i gamberoni rossi sono un sogno
E il sole è un lampo giallo al parabrise

Con quella faccia un po’ così
Quell’espressione un po’ così
Che abbiamo noi
Che abbiamo visto Genova –
Giovanni Panella

Il pensiero e la fotografia di Nicoletta Fontana

virus
© Nicoletta Fontana

Buongiorno Italia

In questa reclusione forzata in cui i pensieri volano e non li puoi fermare, dove la paura e la speranza si contrappongono come due forze opposte, decido di fermarmi e di fare uscire le mie riflessioni più profonde.

Ho provato sulla mia pelle la sofferenza di rischiare di poter perdere un figlio a causa della sua leucemia, ho provato e provo il dolore di avere avuto tre cancri, un padre e una giovane cugina mancati di questo stesso male.

Vent’anni in prima linea, ma sono qui come voi, come tutti noi a combattere una nuova sfida.

Ho già provato la trincea in prima linea negli ospedali, ho provato la solidarietà di chi vive con te lo stesso dramma. Ho provato l’abbandono degli amici, ma anche la solidarietà, che arriva sempre e soprattutto da chi soffre del tuo stesso male ed è capace di un linguaggio orizzontale, dove nulla va spiegato, dove tutto è chiaro con un solo flebile sguardo.

La domanda di questi anni è sempre stata la stessa: “Come ce l’hai fatta?”

La risposta è facile…. Davanti alla morte ce la fai sempre!!! 

Ed è per questo che oggi “ce la fai” ad avere la forza di andare avanti, ce la fai a sopportare il silenzio interrotto solo dal suono  stridente delle ambulanze e degli elicotteri, ce la fai a stare a casa rinchiuso, ce la fai a sapere che perderai il lavoro, ce la fai a ipotizzare che un tuo parente o un caro  amico è adesso in ospedale, ce la fai a sopportare che un tuo familiare  è morto lontano da te, senza nemmeno  averlo potuto salutare: “CE LA FAI” . E    così improvvisamente, cominci a pensare “che già ce la stai facendo”. 

E perché ce la stai già facendo? Perché non è la cattiveria dell’essere umano che ti sta obbligando a farcela è solo la tua normale reazione allo spirito innato alla sopravvivenza. 

È il destino che ti si è messo brutalmente davanti, è la vita. 

E adesso che stai facendo i conti con lei, sai che ce la puoi fare, e tutto improvvisamente si modifica.

E alla fine di questa guerra al Coronavirus, sono certa che chi non sarà volato in cielo ad aggiungere una stella al cielo più pulito e limpido, ricomincerà in un altro modo, con una nuova forza e consapevolezza.

Avrà capito che bastano l’acqua, il calore di un fuoco per scaldarsi e scaldare il cibo, qualche semplice indumento. 

Avrà capito che la natura va rispettata, avrà capito quanto sia importante stare vicino ai propri cari, per proteggerli e farsi proteggere, che gli amici sono fratelli, come il vicino di casa che a stento si salutava velocemente in ascensore.

Ognuno con una vita, un dolore, una storia dia raccontare, perché gli “ALTRI SIAMO NOI”!

Avrà capito che aldilà delle apparenze quello che conta è solo l’amore, come quello che incondizionatamente regala un cane al suo padrone, avrà capito che dal dolore si esce più forti e più consapevoli.

Avrà capito che la fede, qualunque essa sia è la forza che lo ha fatto sopravvivere, avrà capito che aver perso tempo in odio e violenza gratuita non gli era servito a nulla…… a nulla! 

E come per il “Dopo guerra” ce la farà a fare ripartire l’economia, con un altro lavoro, con la cooperazione e la voglia di ricostruire, partendo da un’altra consapevolezza. 

Perché tutti noi nel mondo abbiamo superato il limite, il limite dell’abuso di un pianeta che è la nostra SACRA MADRE, il limite in cui l’inutile è stato troppo utile e il necessario lo si è potuto sprecare, senza nemmeno pensare che quello spreco era pane per i bisognosi, per i più deboli.

Io ho la convinzione che chi ce la farà regalerà a nostri figli un mondo migliore rispetto a quello che noi gli abbiamo consegnato fino a gennaio del 2020. Nicoletta Fontana

virus
Questo e’ il luogo a me piu caro, un tempio sacro dove tutte le religioni si uniscono con forza e si fondono in un unico Dio! Ricordi di chiese, moschee, templi, sinagoghe visitate nei mie tanti viaggi. Potrei farvi vedere di più perche c’ e’ molto altro in questa camera dove si ha l’obbligo di entrare scalzi e farsi avvolgere da un pace assoluta. Qui io prego, medito, rifletto, pratico yoga. Qui ho sempre trovato la pace e il silenzio. Oggi cerco solo la pace, perchè il silenzio fa troppo rumore. 21 marzo 2020. © Nicoletta Fontana

Questa immagine ci arriva da Alberto Siliotti

virus

Milano scossa ma coraggiosa in queste foto di Paolo Rinaldi

virus
Bandiere in via Biondi traversa di Corso Sempione a Milano @Paolo Rinaldi
virus
Dopo i canti e gli applausi, ricordiamo con dolore i molti che ci hanno lasciato: è già il momento di commemorarli

#aitempidelvirus

#leparolenonbastano

#iorestoacasa

Redazione Neos

Redazione Neos

Redazione Neos

Latest posts by Redazione Neos (see all)

Vai alla barra degli strumenti