siwa
Il tempio dell’Oracolo di Amon fu costruito all’epoca della XXVI Dinastia © Daniele Pellegrini

Nel 331 Alessandro decise di fare un lungo e faticoso viaggio per recarsi a Siwa: aveva 25 anni e l’anno precedente, sbaragliato l’esercito di Dario III nella battaglia di Isso, aveva liberato l’Egitto dalla dominazione persiana e si era fatto proclamare sovrano del paese dai sacerdoti di Menfi. Ma il giovane condottiero, non pago di aver conquistato militarmente la terra dei faraoni, voleva che la sua posizione venisse legittimata. Poiché da un paio di millenni il re d’Egitto era per definizione figlio del dio Amon, Alessandro pretendeva che fosse riconosciuta la sua discendenza divina, un riconoscimento che gli poteva essere dato solo da una autorità religiosa con il potere di interloquire con il dio, ossia da un oracolo. E a Siwa si trovava, appunto, uno dei tre più importanti oracoli del mondo antico: l’oracolo di Amon, l’unico in grado di dichiarare che il giovane condottiero era proprio figlio del dio.

Ma l’oasi di Siwa non si trovava proprio nelle vicinanze. Era un luogo remoto situato a oltre 500 chilometri di distanza da Alessandria, la città che Alessandro aveva appena fondato.

Per raggiungere l’oasi bisognava affrontare un viaggio lungo, faticoso e pericoloso. Inoltre spostarsi con un esercito al seguito in un territorio sconosciuto e desertico non era cosa da poco e richiedeva un’organizzazione complessa.

siwa
Il villaggio di Aghurmi circondato dalle palme e il tempio dell’oracolo di Amon costruito sull’acropoli © Daniele Pellegrini

Dopo aver seguito da costa del Mediterraneo fino alla città di Paretonium, l’attuale Marsa Matrouh, Alessandro dovette inoltrarsi in un deserto sassoso, piatto, privo d’acqua e di qualsiasi punto di riferimento e marciare per trecento chilometri prima di raggiungere l’oasi: oggi questo percorso lo si fa in quattro ore ma allora occorreva almeno una decina di giorni. Come era facilmente immaginabile durante il viaggio Alessandro perdette la pista ma, come racconta la leggenda, venne salvato da uno stormo di uccelli che si levò in volo indicandogli il cammino. Alla fine riuscì a raggiungere l’oasi e si diresse immediatamente al luogo dove si trovava il sospirato tempio dell’oracolo di Amon, su una piccola collina circondata dalle palme.

L’esercito si accampò ai suoi piedi mentre Alessandro accompagnato dai suoi dignitari salì al tempio: un piccolo edificio costruito con blocchi di marmo bianco preceduto da un cortile dove anche il seguito dovette fermarsi. Alessandro penetrò da solo nel santuario e, dopo aver attraversato due sale il cui soffitto era sostenuto da colonne, entrò nel santuario dove l’oracolo, un anziano sacerdote, lo attendeva. In mancanza di testimoni oculari non si sa esattamente cosa i due personaggi si siano detti e le versioni sullo svolgimento dell’incontro sono piuttosto discordanti, ma si sa con certezza che Alessandro si ripresentò davanti ai suoi dignitari raggiante di felicità. Era proprio figlio del dio Amon e quindi il suo diritto a sedere sul trono d’Egitto era legittimo, lui era il successore dei re che per due millenni l’avevano preceduto. Da allora sulle monete con la sua effigie volle che la sua testa fosse circondata dalle corna dell’ariete, l’animale simbolo di Amon.

Siwa
Agli inizi degli anni ’90 questo tempio situato nella parte occidentale dell’oasi fu interpretato come la tomba perduta di Alessandro © Daniele Pellegrinis

2351 anni dopo in un mattino di febbraio sotto un cielo blu e un sole splendente io e Daniele Pellegrini, attraversiamo l’immenso palmeto che circonda ancora oggi la collina dove si trova il tempio dell’oracolo, imbocchiamo con una certa emozione lo stesso ripido sentiero percorso da Alessandro e, dopo un centinaio di metri, ci troviamo davanti all’edificio che si erge a qualche decina di metri sopra di noi.

È ancora in relativo buono stato superando le ingiurie arrecategli non solo dal tempo ma soprattutto dagli uomini che nei secoli lo hanno ripetutamente profanato scavando da tutte le parti alla ricerca del supposto tesoro di Amon che, secondo le leggende locali, gli ultimi sacerdoti avrebbero occultato in misteriosi nascondigli.

Come fece Alessandro anche noi oltrepassiamo ciò che resta delle due sale con le colonne e penetriamo nel santuario, una modesta stanzetta di qualche decina di metri quadrati che un tempo era immersa nella penombra: lì si trovava il misterioso oggetto, forse una barca sacra, che permetteva al sacerdote di fornire ai fedeli le risposte oracolari. Una strana aria di mistero comunque avvolge ancora oggi queste vestigia che, a dire il vero, sono piuttosto modeste: socchiudendo gli occhi e con un po’ di fantasia si possono ancora udire le voci delle migliaia di persone che qui si recavano per ricevere delle risposte ai grandi interrogativi della loro vita oppure, più banalmente, per avere informazioni su affari e salute.

L’incontro con l’oracolo di Siwa segnò un punto molto importante nella vita di Alessandro che otto anni dopo, poco prima di morire nella lontana Babilonia a soli 33 anni, espresse il desiderio di essere sepolto proprio nell’oasi di Siwa: il corpo del condottiero venne imbalsamato e trasportato in Egitto, racchiuso in un sarcofago d’oro massiccio e sepolto prima a Menfi e poi ad Alessandria, ma inspiegabilmente nel corso dei secoli il luogo della sua sepoltura andò perduto.

siwa
Il villaggio di Aghurmi circondato dalle palme e il tempio dell’oracolo di Amon costruito sull’acropoli © Daniele Pellegrini

Nel 1995 l’archeologa greca Eliana Souvaltzi trovò  nel villaggio di  Maraqi ad ovest di Siwa un tempio di stile dorico che, oltre a elementi architettonici egiziani, ne associa altri di carattere tipicamente geco. Su una tavoletta di pietra la studiosa identificò i nomi di Alessandro e del dio Amon-Ra e annunciò, un po’ troppo precipitosamente, di aver identificato la tomba perduta di Alessandro. La notizia suscitò grande clamore nel mondo scientifico che però con voce unanime proclamò non esserci nessuna prova seria a supporto della tesi della Souvaltzi.

siwa
Alessandro Magno visitò Siwa nel 331 a.C. per consultare il celebre oracolo di Amon © Alberto Siliotti

Incuriositi comunque da questa storia dopo la visita al tempio dell’oracolo ci rechiamo di persona a vedere il monumento all’origine di una polemica così aspra che si risolse con l’espulsione dall’Egitto della povera archeologa. Giriamo a vuoto per diverso tempo perché non c’è la minima indicazione del monumento che cerchiamo, oltrepassiamo la grande e maestosa necropoli chiamata Bilad el Rumi, nome che in arabo significa “la città dei Romani “, un sito che racchiude oltre 150 tombe di epoca greco-romana scavate nella parete di una montagna, ma poi alla fine, a poca distanza, riusciamo a trovare le rovine della supposta tomba di Alessandro.

Si tratta indubbiamente di un tempio di grandi dimensioni, circondato da sterpi e arbusti e in evidente stato di abbandono. È un corridoio lungo più di una cinquantina di metri con una serie di stanze successive e  decorazioni dei montanti di alcune porte che mostrano dei fregi con rosette tipicamente greci: dovunque giacciono dei blocchi di marmo sparsi qua e là e innumerevoli frammenti di terracotta. Probabilmente un buon lavoro di restauro e di anastilosi permetterebbe di ridare all’edificio il suo aspetto originario ma credo che questo sia il massimo che il sito potrebbe dare. Veramente difficile pensare che in un luogo così modesto sia stato sepolto Alessandro Magno: l’ubicazione della sua tomba rimane ancora un mistero tutto da svelare.

Leggi il prossimo servizio dello Speciale Siwa

 

alberto siliotti

alberto siliotti

giornalista, fotografo, documentarista e direttore editoriale di Geodia Edizioni. Specializzato in turismo archeologico e naturalistico, in particolare modo sul Medio Oriente, Mar Rosso ed Egitto, paese sul quale ha pubblicato oltre venti libri e guide. Ha collaborato con numerose riviste naturalistiche ed archeologiche (Archeologia Viva, Airone, Quark) e da oltre vent’anni con l’America University in Cairo per la quale ha creato la celebre collana Egypt Pocket Guides, guide illustrate tascabili con oltre quindici titoli in cinque lingue. Esperto del Sahara e dei Parchi Nazionali dell’Egitto ha diretto numerose spedizioni scientifiche nel Sahara e collabora con IUCN, UNDP, la Cooperazione Italiana allo Sviluppo e il Ministero Egiziano dell’Ambiente, enti per i quali ha realizzato le mappe e le guide del White Desert National Park, del Gilf Kebir National Park e dello Wadi el Gemal National Park.
alberto siliotti
giornalista, fotografo, documentarista e direttore editoriale di Geodia Edizioni. Specializzato in turismo archeologico e naturalistico, in particolare modo sul Medio Oriente, Mar Rosso ed Egitto, paese sul quale ha pubblicato oltre venti libri e guide. Ha collaborato con numerose riviste naturalistiche ed archeologiche (Archeologia Viva, Airone, Quark) e da oltre vent’anni con l’America University in Cairo per la quale ha creato la celebre collana Egypt Pocket Guides, guide illustrate tascabili con oltre quindici titoli in cinque lingue. Esperto del Sahara e dei Parchi Nazionali dell’Egitto ha diretto numerose spedizioni scientifiche nel Sahara e collabora con IUCN, UNDP, la Cooperazione Italiana allo Sviluppo e il Ministero Egiziano dell’Ambiente, enti per i quali ha realizzato le mappe e le guide del White Desert National Park, del Gilf Kebir National Park e dello Wadi el Gemal National Park.
Vai alla barra degli strumenti