“Ogni giorno, quando sono qui, mi sento in cima al mondo”,  dice Bruno Colaci, il farista di  Capo Sandalo, in Sardegna, all’isola di San Pietro.  E apre il portone della casa solitaria sotto la lanterna con una grossa chiave. E’ la chiave del “paradiso”, rimasta nelle sue mani anche se  lui, guardiano del faro sardo più ad ovest, è andato in pensione: “Questo posto mi manca e ogni tanto ci torno a dormire”, aggiunge, mentre il vento sibila sinistro tra le finestre. Bisogna conoscere gli ultimi  guardiani dei fari italiani e le loro vite per capire a fondo il “mondo a parte” a cui appartengono le lanterne. Siamo invasi dall’iconografia dei fari atlantici, spruzzati dalla salsedine degli oceani e  conosciamo poco i nostri,  che hanno Storia e storie da raccontare.

Faro di Punta Spadillo, Pantelleria
Faro di Punta Spadillo, Pantelleria (foto di Giovanni Tagini)

“Andar per fari” non significa solo percorrere un viaggio geografico e costiero, ma penetrare un universo fatto di cielo e  mare che può rivelare scorci inediti, tappe inconsuete, riflessioni davanti all’increspatura di un’onda o a un raggio di luce che sembra nascere all’improvviso dal nulla. Scoprire i fari italiani significa non solo conoscere un patrimonio culturale e architettonico trascurato, ma  vedere queste  esistenze ed entrare in sintonia con un mestiere – quello del guardiano del faro – che rischia di scomparire. Stesso lavoro, vite diverse e uguali: c’è chi abita nella casa sotto un faro alla foce del Po e si sposta con una zattera invece che con l’auto; c’è chi vive ad Anacapri, a Portofino, nel castello di Scilla o su un tratto di costa calabra continuamente erosa dal mare. Una donna, la prima (e l’unica) a vincere il concorso di farista in Italia, Rita Di Loreto, ha regnato da sola per 20 anni al faro di Punta Preposti, sul Gargano, circondata di cani e gatti. Racconta di aver avuto un’esistenza meravigliosa e, anche lei, quando all’età della pensione ha dovuto lasciare il faro, ha avuto un momento di grande tristezza. Su di lei e la sua vita speciale è nata di recente un’opera teatrale, “La Guardiana del faro”, di Francesco Scotto, andata in scena con l’attrice Angela Pagano, le cui musiche sono state scritte dal premio Oscar Nicola Piovani. Se all’estero le lanterne vengono riutilizzate, trasformate in musei o in contenitori culturali, oppure affittate ai turisti (come in Croazia), da noi il faro resta un monumento dimenticato. Abbiamo un patrimonio culturale fatto di castelli e cattedrali che hanno ovviamente un valore incommensurabile, di lunga superiore; ma anche le torri sul mare, se le si conoscono, hanno molto da raccontare. Proviamo a scoprirle, viaggiando tra architettura e storia lungo le coste, da Ventimiglia a Trieste.

Enrica Simonetti

Enrica Simonetti

Per 4 anni ha lavorato nell’emittente Antenna Sud e ha pubblicato articoli su National Geographic Italia, Il Gommone, Traveller e Lettera Internazionale. Ha viaggiato molto in Italia, in Europa, negli States e in NordAfrica. Appassionata di storia del mare, ha compiuto uno studio- reportage sui fari italiani, dal quale sono nati tre libri, pubblicati da Laterza. Con un gruppo di scrittori del mare anima la “Vedetta sul Mediterraneo”, una vecchia torre a Giovinazzo (Bari) inaugurata da Pedrag Matvejevic, in cui si tengono incontri sul mare e mostre fotografiche. Lingue: inglese, francese, spagnolo.
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Per 4 anni ha lavorato nell’emittente Antenna Sud e ha pubblicato articoli su National Geographic Italia, Il Gommone, Traveller e Lettera Internazionale. Ha viaggiato molto in Italia, in Europa, negli States e in NordAfrica. Appassionata di storia del mare, ha compiuto uno studio- reportage sui fari italiani, dal quale sono nati tre libri, pubblicati da Laterza. Con un gruppo di scrittori del mare anima la “Vedetta sul Mediterraneo”, una vecchia torre a Giovinazzo (Bari) inaugurata da Pedrag Matvejevic, in cui si tengono incontri sul mare e mostre fotografiche. Lingue: inglese, francese, spagnolo.
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