©Ermanno Lucchini

Niente ferrovia né strade a scorrimento veloce. Nessuna traccia di fabbriche. Perfino internet qui può dartela buca. A poco più di un’ora d’auto da Milano, Torino e Genova, l’Alto Oltrepò appare così incredibilmente diverso dalle aree urbanizzate con le quali – quasi – confina.
Le colline della valle Staffora, dell’alta val Tidone e della Valle Versa, ultimi acini di quel grappolo di Lombardia che s’incunea tra Piemonte ed Emilia, compongono un mosaico unico di ambienti ad “alto tasso di biodiversità”. E in queste settimane, a vendemmia conclusa, iniziano a ricomporre la magica tavolozza colorata dell’autunno.

Per conservare l’habitat naturale di uccelli (94 le specie censite, tra le quali specie ormai rare come l’averla piccola, la sterpazzolina, la bellissima e canterina upupa e, tra i rapaci, l’imponente biancone), insetti utili e lepidotteri (in Oltrepò vivono 53 le specie di farfalle, alcune molto rare a rischio di estinzione), le migliori aziende viti-vinicole locali hanno dato vita alla rete Vigneti e Natura in Oltrepò, per sperimentare pratiche di coltivazione innovative ed ecosostenibili. Un esempio: prati, arbusti, siepi, filari di contorno dei vigneti vengono conservati e non sacrificati alla produzione vinicola.
Perché un vino è speciale se nasce in un territorio che mantiene intatta la sua identità naturale. Come l’Oltrepò pavese, dove si producono vini di assoluta eccellenza, ottenuti però da vigneti che non sottraggono suolo all’ambiente anzi l’arricchiscono.

Degustare per credere: ecco un itinerario in 5 tappe per andare alla scoperta di questo piccolo grande Eden della biodiversità e dei sapori più autentici.

1. Ruino – Torre degli Alberi, un castello-cantina

Alto Oltrepò
Vini di Torre degli Alberi ©Ermanno Lucchini

Il castello di Ruino è da oltre sei secoli residenza del nobile casato dei Dal Verme, famosi condottieri già proprietari anche del Palazzo del Broletto di Milano. Stirpe di patrioti (Luchino Dal Verme, il patriarca che ha lasciato le sue colline nel 2017 alla veneranda età di 103 anni, è stato comandante partigiano in Oltrepò), e oggi viticoltori. “Eroici” li definiremmo, se Torre degli Alberi fosse qualche metro sopra i 500 metri. Ma in vino veritas: al primo assaggio, il terroir montanaro si fa piacevolmente sentire. «Da questa antica vigna ricaviamo spumante biologico di alta qualità» spiega il conte Camillo Dal Verme, che con un certo aplomb ci riceve tra i filari in abiti di lavoro e scarponcini. «Siamo al confine tra collina e montagna: per lo spumante questo clima è ideale, temperato ma con forti escursioni termiche. Il vino ha bisogno di giorni molto caldi e notti più fredde per accentuare freschezza, aroma floreale e raggiungere la perfetta dotazione acidula». I gioielli di famiglia sono 4 spumanti biologici: Bianco doc Brut Biologico – Metodo Charmat, 6 mesi di affinamento sui lieviti; Bianco docg Brut Biologico – Metodo classico, 24 mesi di affinamento sui lieviti; Rosé docg Brut Biologico “Cruasé” – Metodo Classico, 36 mesi di affinamento sui lieviti e Bianco docg Pas Dosé Biologico – Metodo Classico, 36 mesi di affinamento sui lieviti. «Qualità per noi significa rispetto» spiega Filippo Dal Verme. «Rispetto per i cicli naturali del vigneto: qui a Torre degli Alberi non si fa uso di diserbanti né di pesticidi. E rispetto per il consumatore: in cantina si adottano tecniche di fermentazione che mantengono i solfiti a livelli bassissimi». Questo spumante dal delicato pelage e dal gusto raffinato ha uno spiccato tratto distintivo: è un vino “nobile”.
INFO
Torre degli Alberi, Località Torre degli Alberi, Ruino (Pavia); tel. 0385 955905; 335 1320166. Per chi volesse visitare la cantina e degustare i vari spumanti, è possibile pernottare in collina in una casa adiacente all’azienda, che viene data in autogestione a gruppi. Per informazioni e prenotazioni:  tel. 348 2315514.

2. Zavattarello – Il castello che ci riporta al Medioevo

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La cantina di Castello del Verme ©Ermanno Lucchini

Trasformato in maniero inespugnabile alla fine del Duecento, lo stupendo Castello di Zavattarello domina le vallate dell’Alto Oltrepò. Dalla terrazza del maniero la vista spazia sull’Appennino e sui vicini castelli di Montalto Pavese, Valverde, Torre degli Alberi, Pietragavina. Oltrepassando il severo portone d’ingresso si entra in un’altra dimensione temporale: gli ambienti del castello, molto ben conservati e di recente restaurati, riportano il Medioevo nel presente. La visita è un ripasso di Storia, farcito da mille aneddoti, anche truculenti: le mura possenti ricordano gli innumerevoli e inutili assedi a questa fortezza inespugnabile, una botola testimonia la pratica di versare olio bollente sugli assalitori, mentre le tetre prigioni scavate nella roccia contrastano con il clima gioioso della Sala delle Feste e della Sala della Musica. Avviso ai winelovers: la cantina è un santa santorum che custodisce decine bottiglie di Barolo d’annata e altri cru di gran valore: lustratevi gli occhi! Al ritorno, si scende sulla carrabile attraverso il bosco che circonda il castello fino a “Su di Dentro”, villaggio che conserva qualche antico edificio del borgo medievale.

INFO
Castello Dal Verme, via Carlo Dal Verme 4, Zavattarello (Pavia); tel. 0383 589132.
Orari d’apertura. A settembre: il sabato, la domenica e festivi,
visite guidate ogni ora, dalle 14 alle 19 (ultimo ingresso alle ore 18). In ottobre e fino a domenica 3 novembre: sabato, domenica e festivi, visite guidate ogni ora dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle ore 17). Chiuso da novembre a marzo (apertura straordinaria domenica 8 dicembre: ore 11, 13.30, 14.30 e 15.30. Non è necessario prenotare.

3. Romagnese, il museo del “c’era una volta”
Stando all’anagrafe, in paese vivono 630 anime, però sparpagliate in 37 (sì, trentasette!) frazioni. Strano, direte voi. Perché, non vi sembra forse che 15 (sì, quindici!) tra chiese, chiesette e oratori non siano una quantità di edifici religiosi per così dire un po’ “esuberante” rispetto alla popolazione? Romagnese è così: un paese sui generis. Da visitare proprio per provare a immergersi in quell’atmosfera un po’ fuori dal tempo che si respira qui, tra i boschi della verdissima Alta Val Tidone. Da vedere: la bella parrocchiale settecentesca che da lontano sbuca tra il verde dei boschi, il castello – oggi sede del Municipio – eretto nel 1378 (indovinate da chi? Dal famoso condottiero Jacopo Dal Verme) e un curioso Museo dell’Appennino Lombardo delle 4 Province. Il museo è una Wunderkammer del “c’era una volta” che ti incolla ai ricordi e ai racconti degli avi e, come una macchina del tempo, ti riporta alle antiche usanze contadine e ai mestieri di un tempo. Una bella passeggiata nel bosco conduce in dieci minuti all’Oratorio di Villa Costa dedicato ai santi Fabiano e Sebastiano, edificato a fine Cinquecento. Nei dintorni, suggestivo il Giardino Alpino di Pietra Corva, giardino botanico che conserva specie provenienti dalle Alpi, dalle Ande, dall’Himalaya. Curioso anche questo, no?
INFO
Museo dell’Appennino Lombardo delle 4 Province
, piazza Castello 1, Romagnese. Visitabile il venerdi e il sabato prenotando al numero 0383 580001.

4. Santa Maria della Versa – Vigne Olcru, i vini del futuro

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Barricaia OlCru ©Ermanno Lucchini

Vigne Olcru nasce nel 2013 in Oltrepò con una sfida: portare l’artica arte della viticoltura nell’era digitale. Precision farming con mappatura satellitare dei terreni e meteo rilevazioni in vigna per un preciso dosaggio dei trattamenti sono però innovazioni che non cancellano gli antichi metodi di coltivazione: lo sfalcio alternato e il mantenimento dell’area prato attorno al vigneto sono ripristinati, per favorire la biodiversità e garantire la sostenibilità ambientale della vigna. Concepita da due imprenditori della meccatronica, Matteo e Massimiliano Brambilla, Vigne Olcru è un’idea totalmente nuova di cantina: all’interno dell’azienda opera un reparto ricerca e sviluppo che conduce sperimentazioni su ben 40 cloni di Pinot Nero (nel mondo i cloni sono 60 in tutto) e sette differenti allevamenti, collaborazioni con 5 università e studenti da tutto il mondo ospitati per stage e master in enologia: «La nostra è una “cantina aperta”» rivendica Matteo Brambilla. «Ospitiamo convegni universitari, corsi di neuromarketing dello Iulm, di nutraceutica dell’università di Pavia, incontri tra enologi e sommelier, studenti delle scuole alberghiere che imparano a divulgare meglio la cultura vitivinicola e saranno i nostri ambasciatori di domani. Ma accogliamo molto volentieri anche normali visitatori, per mostrare loro come nasce la qualità dei nostri vini, ambiti da 42 ristoranti stellati». La degustazione dei rossi, dei bianchi, degli spumanti e dei vini da dessert di Vigne Olcru è un’esperienza che delizia non solo il palato, ma anche la vista: la cantina è uno spettacolare show room affacciato sulle colline dell’Oltrepò, con ristorante, sala conferenze, sala ricevimenti installazioni d’arte, piscina open air. Sorprendente anche la cantina, interrata per 7 metri nel sottosuolo, dove i grappoli d’uva appena raccolti riposano appesi ai fili nella cella termica. La barricaia ricorda un’abbazia monacale: anche qui, di fronte a un patrimonio economico e di saperi conservato con tanta cura, il silenzio è d’obbligo.
INFO
Olcru, via Buca 26/a, Santa Maria della Versa (Pavia); tel. 0385 799958. Orari: da lunedì a venerdì, dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 13,30 alle 18. Sabato e domenica su appuntamento.

5. Rovescala – Tenuta Fornace, 8 colline per 8 vitigni

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Tenuta Fornace ©Ermanno Lucchini

Dal 1823 la famiglia Rossi pettina con i suoi filari le colline di Rovescala. Però Andrea Rossi, agronomo ed enologo, titolare di Tenuta Fornace e di altre otto fattorie biologiche (125 ettari in Oltrepò e in Piemonte) si limita a dire:  «Produciamo quello che il territorio sa dare». E la sua franchezza si rispecchia nella autenticità del suo vino. Al tramonto, dalla sede di Tenuta Fornace la vista spazia sui vigneti di Rovescala, patria della Bonarda. «Ogni collina ha il vitigno più vocato, quello storico, legato al terroir. Qui è nata la croatina» racconta Rossi. Altri vigneti sono più adatti per Pinot Noir, Pinot Grigio, Barbera, Moscato, Riesling.
«Il nostro vino è biologico certificato, e anche biodinamico,  e bioVegan. Significa che non tutela solo la salute di chi lo beve, ma anche la sostenibilità dei suoli». In pratica: niente chimica in vigna. I fertilizzanti vengono sostituiti dal sovescio, cioè la coltivazione di graminacee e leguminose che arricchisce il terreno. Al posto di erbicidi e insetticidi, solo zolfo in polvere e idrossido di rame. Ma senza chimica microrganismi e batteri non hanno via libera? Andrea Rossi continua imperterrito: «I microrganismi per il vino sono come le cellule staminali per noi umani: si trasformano in strumenti di autodifesa e proteggono il vino da ossidazione e muffe. Infatti a Tenuta Fornace non usiamo solfiti. E neppure chiarificanti: il nostro vino è limpido di suo. E non aggiungiamo azoto per inertizzarlo». La prova del nove? Degustiamo un “66”, spumante Metodo Classico di solo Pinot Nero (Blanc de Noir) affinato per sessantasei mesi (66!) sui lieviti in bottiglia e ottenuto con «metodo ancestrale»: il rituale è slow, e alla luce del crepuscolo conduce all’estasi. Sublima i sensi anche il Timorasso, bianco ottenuto da uve medievali.
A Tenuta Fornace perfino i tappi sono biocertificati: «Perché devono garantire il giusto scambio di ossigeno». E tra un filare e l’altro, viene lasciata crescere l’erba, che attira insetti diversi, cibo per differenti specie di uccelli.
Salire fin lassù, a Pieve di Rovescala, ascoltare storie incredibili come quella della croatina raccontata da Rossi, degustare al tramonto in un posto da brividi la più pura Bonarda del mondo o uno spumante “ancestrale”. Come dice il saggio George, “what else?”.
INFO
Tenuta Fornace, frazione Pieve 31/C, Rovescala (Pavia); tel. 0385 75321.

Passeggiate d’autunno nelle vigne

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Itinerari per birdwatchers, butterflywatchers e appassionati di foliage e di vino: Vigneti e Natura in Oltrepò propone “viaggi nel mondo del vino, alla scoperta di uccelli, farfalle ed altre specie seguendo i sentieri del lupo”. Per informazioni: Vigneti e Natura.

Vigneti e Natura in Oltrepò è un progetto scaturito da ATTIV·AREE, programma di Fondazione Cariplo dedicato allo sviluppo delle aree interne, e OltrepòBiodiverso, progetto di valorizzazione del territorio collinare e montano della Fondazione Sviluppo dell’Oltrepò Pavese.

Dove dormire

Agriturismo Valtidoneverde, Casa Canevaro 3, Zavattarello: tel. 0383 589668. Bioagriturismo con camere e miniappartamenti da 80 (1 persona) a 160 euro (4 persone) per pernottamenti nel week end, venerdì e sabato notte. Il centro dispone anche di Centro Olistico dove si pratica kinesiterapia e di Laboratorio del Gusto, dove si frequentano corsi teorici e pratici per riconoscere e sfruttare le proprietà delle erbe spontanee e di impara a fare il pane con farina macinata nel mulino dell’agriturismo e lievito madre.

Agriturismo Il melo del Campasso, Valverde di Colli Verdi (Pavia); tel. 347 9645092; 348 3037419, Camere matrimoniali con colazione da 60-70 euro a notte.

Ermanno Lucchini

Ermanno Lucchini

Giornalista professionista dal 1984. Dopo aver frequentato l’Istituto di Formazione al Giornalismo di Milano ha aperto un’agenzia di consulenza editoriale. Collaboratore di vari quotidiani (Libertà, l’Occhio, l’Unità, Corriere della Sera) e periodici (l’Europeo, Oggi, Elle, Altroconsumo, Starbene, Insieme) è stato assunto In Rcs Periodici alla testata piùBella dove per 5 anni come c.s. è stato responsabile delle pagine di Turismo; poi fino al 2016 a IoDonna, il settimanale femminile del Corriere della Sera, come caporedattore Attualità. Collabora a AgendaViaggi.it. Ha fondato e dirige il blog di viaggi e turismo Trolleytravel.it
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Giornalista professionista dal 1984. Dopo aver frequentato l’Istituto di Formazione al Giornalismo di Milano ha aperto un’agenzia di consulenza editoriale. Collaboratore di vari quotidiani (Libertà, l’Occhio, l’Unità, Corriere della Sera) e periodici (l’Europeo, Oggi, Elle, Altroconsumo, Starbene, Insieme) è stato assunto In Rcs Periodici alla testata piùBella dove per 5 anni come c.s. è stato responsabile delle pagine di Turismo; poi fino al 2016 a IoDonna, il settimanale femminile del Corriere della Sera, come caporedattore Attualità. Collabora a AgendaViaggi.it. Ha fondato e dirige il blog di viaggi e turismo Trolleytravel.it
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