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m'illumino di meno

Pellegrinaggio artusiano 2013, Langhe di Dogliani e Val Maira, foto di Pierluigi Orler

Per il secondo anno la NEOS – Giornalisti di Viaggio Associati – aderisce alla campagna di sensibilizzazione M’illumino di Meno ideata e promossa dalla trasmissione Caterpillar di RAI Radio2 che quest’anno si celebra venerdì 23 febbraio. Per l’occasione i soci giornalisti e fotogiornalisti  NEOS per contribuire a ridurre lo spreco di energia spegneranno, dopo le 18, i dispositivi elettrici ed elettronici non necessari, ingegnandosi a individuare soluzioni alternative; attraverso i lori canali divulgheranno il Decalogo di M’illumino di Meno (per tutto il 2018) e, soprattutto, si impegnano a spostarsi camminando, laddove le distanze lo consentono – con passo leggero e rispettoso sulla Terra –  come ogni autentico giornalista di viaggio dovrebbe fare.

La campagna, dal lontano 2005 (anno in cui è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, sottoscritto nel 1997), si è imposta come momento di attenzione e riflessione con l’obiettivo di ridurre lo spreco energetico e l’invito ad adottare comportamenti più consapevoli, almeno per un giorno all’anno. Il surriscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici rappresenta d’altra parte un tema verso il quale la stessa Conferenza internazionale di Parigi del 2015 ci ha reso tutti più sensibili.
M’illumino di Meno si candida ora a diventare la “Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili”: a questo scopo sono già state presentate due proposte in Senato e alla Camera dei Deputati. Sebbene si tratti di un’iniziativa simbolica – spegnere le luci non indispensabili dopo una certa ora – ha visto l’adesione crescente nel tempo di istituzioni pubbliche, associazioni, fondazioni, ma anche di tanti cittadini privati che, partecipando a grandi e piccoli eventi, ma anche con piccoli gesti, manifestano, almeno per un giorno, la propria attenzione verso un consumo più consapevole.   

Nel settore alberghiero ad esempio, per M’Illumino di meno, gli hotel della catena Best Western   incentiveranno l’uso delle scale al posto dell’ascensore, invitando gli ospiti a spostarsi il più possibile a piedi. NH Hotel Group aderisce all’iniziativa spegnendo, a partire dalle 20.30, le luci della facciata di tutti i suoi hotel in Italia e delle apparecchiature che possono non essere utilizzate.
Anche i musei faranno la loro parte: il MART di Rovereto, ad esempio, accoglierà i visitatori in una suggestiva penombra: le luci della cupola saranno spente. Inoltre, chi aderisce all’iniziativa, avrà diritto all’ ingresso ridotto dalle 18 alle 21.
I turisti presenti a Venezia, dalle ore 18, potranno ammirare piazza San Marco ed altre piazza della città lagunare con una illuminazione più sobria (compatibilmente con la necessità di garantire la sicurezza) e così via in tanti luoghi d’Italia che vedranno spegnersi piazze e monumenti. Il 23 febbraio con la riduzione dell’inquinamento luminoso, alziamo la testa per ammirare, se il tempo lo consente, la volta celeste.

Ma quest’anno, ricordiamo, Caterpillar e Radio2 dedicano M’illumino di Meno alla bellezza del camminare e dell’andare a piedi perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo”.

Ci piace perciò concludere con le brevi testimonianze di quattro giornalisti di viaggio, soci Neos, ben consapevoli che la scoperta e la narrazione di un territorio si fa soprattutto camminando, camminando e ancora camminando: a loro dunque la parola. E buone camminate a tutti!

Per anni ho esplorato l’architettura idraulica del Canale Cavour, tra Chivasso (Torino) e Galliate (Novara) ed è stata un’esperienza di sensi, sollecitazioni culturali, incontri. Si cammina con un respiro lento, nell’afrore di fango e clorofilla, nel silenzio rotto dal tuffo di qualche nutria, guizzi di rane e sfarfallii d’ali di anatre impaurite, sotto lo sguardo sospettoso di famelici aironi. Poco distante corre il treno, corrono i Tir sull’autostrada Torino-Milano, mentre, qui, poco distante, il Canale Cavour avanza nella quiete assoluta che d’autunno viene scossa dal fervore meccanico, preciso e imperturbabile, dei mostri dentati che trebbiano il riso.

Irene Cabiati

L’avevano (e l’avevamo) definito un pellegrinaggio per gaudenti, si è rivelato un’esperienza mistica. Da allora, ho scritto più articoli camminando che stando seduto. È una questione di passo. Se segui il tuo, la mente gira. Nulla ti disturba e al contempo nulla intorno ti sfugge.

Stefano Tesi

Ben più che materiale per un articolo o traguardo da esibire, Il Cammino di Santiago per me è stato, laicamente, un’occasione per provare un’esperienza antica, preziosa e dimenticata: raggiungere una destinazione a piedi, senza fretta, a volte con fatica, sì, ma fatica fisica sana, priva di stress. Non esattamente un trekking, non certo un pellegrinaggio, ma davvero e semplicemente un cammino attraverso campi e colline, ponti, fiumi, strade, paesaggi idilliaci e periferie anonime, bellissimi centri storici e boschi.
Ne è valsa la pena. Anche solo per la sensazione che ho provato ogni volta entrando in un paese, o in una città e infine in un albergo semplicemente camminando, zaino sulle spalle. Un’esperienza da viandanti: nessun’auto da parcheggiare, niente file, traffico, autostrade.
E la semplicità di avere ogni cosa a portata di mano: se ti vuoi fermare ti fermi, se vuoi visitare una chiesa ci entri, se vuoi fare una pausa in uno dei tanti bar ti siedi, perché il Cammino di Santiago ormai è superturistico. Eppure, conserva la sua magia di percorso iniziatico: quando guidati dalle frecce gialle che indicano la strada si arriva fino al colle dove tutti i percorsi – dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo – confluiscono e oggi come mille anni fa si scorgono le guglie della cattedrale di Santiago, è felicità, vera.

Carla Reschia

Quando cammino la testa si vuota di pensieri inutili e circolari, lo sguardo si allarga e la mente respira, e diventa tutto più facile. Mi sento padrona del tempo e libera. Lo faccio spesso, in città come in viaggio. Posso scambiare due parole con le persone e chiedere informazioni e ritornare sui miei passi per osservare meglio o cambiare strada perché l’intuito mi dice che lì c’è qualcosa che devo vedere. In auto, treno, bus e aereo, no. Non si può fare. E quello che passa di corsa di fianco a me è andato. Magari per sempre.

Maddalena Stendardi