a cura di Pietro Tarallo

L’incontro promosso dalla Neos – Giornalisti di Viaggio Associati, martedì 4 aprile nella Sala Amber 8, alle 15, in occasione della Bit ha incontrato l’interesse dei numerosi convenuti.
La tavola rotonda è stata preceduta dalla presentazione, fatta dal presidente della Neos, Pietro Tarallo, e dalla presidente onoraria, Giosi Sacchini, del nuovo direttivo (Tiziano Argazzi, Giulia Castelli, Isabella Radaelli, Mimmo Torrese, Maddalena Stendardi e Licia Zuzzaro), dei nuovi soci e dell’Annuario 2017.
Ha introdotto e moderato il dibattito Pietro Tarallo con alcune riflessioni relative alle nuove forme della comunicazione turistica legate a Internet, ai Social, a Instagram, alle riviste on line, agli e-book e alla “cosiddetta morte della carta stampata”. Hanno partecipato al dibattito tra gli altri Sergio Pitamitz, Daniele Pellegrini, Diana Facile, Paolo Rinaldi, Maddalena Stendardi, Francesca Piana, Giulia Castelli, Giosi Sacchini, Mimmo Torrese, Luisa Espanet e l’editore Luciano Simonelli.
Qui di seguito sono riportati in sintesi gli interventi di alcuni soci Neos che hanno inviato le loro riflessioni scritte.
Si attendono altri contributi e osservazioni dei soci che erano presenti e anche di quelli che non vi hanno preso parte.

Ipotesi di discussione
di Pietro Tarallo
Il mio è stato un intervento a braccio per sollecitare le riflessioni dei presenti in un confronto diretto su come la comunicazione turistica e di viaggio stia cambiando, complice una situazione editoriale molto complessa in continua mutazione.
Stiamo diventando tutti editori? Ci sono sempre meno giornali cartacei, mentre i giornali on line sono sempre più numerosi. Molti creati da colleghi. Come pure più numerosi sono i blog, i siti e le pagine social dedicati al viaggio. Ma come sopravvivono economicamente? Anche in questo caso con contributi pubblicitari? Chi li sponsorizza? O servono solo a marcare il territorio, a far vedere che si continua ad esistere, a partecipare a viaggi stampa?
In sintesi ecco i punti proposti, tratti da un articolo molto complesso, apparso su L’Espresso il 26 febbraio, di Marco Pacini e Sabina Minardi. Che consiglio di leggere attentamente.
“C’è una grande attenzione in questo momento verso il mondo della carta e i dibattiti sull’informazione riportano in evidenza la centralità dei giornali e dei libri…”.
“Riviste che erano migrate online tornano in tipografia”.
“L’e-book è solo una delle possibili versioni di un testo non un sostituto…. I lettori esclusivi di e-book sono tra l’1 e il 3%… La loro crescita negli Usa si è fermata.. Non c’è stato il sorpasso del libro tradizionale..”.
“Internet ci rende stupidi?”.
“Il “Caso Finlandia”, il paese con il sistema scolastico più digitalizzato… Qui si è registrato un calo vertiginoso del rendimento scolastico degli studenti finlandesi”.
“Tecnologi e manager della Silicon Valley mandano i loro figli in una scuola dove non entrano computer e tablet. Ma solo quaderni, penne e matite”.
E ancora. Siamo tutti fotografi? La massa spropositata di foto presenti su Facebook e su Instagram di gatti, cibi, persone e luoghi banalizza la fotografia e la riduce a puro oggetto di consumo? O è un uso democratico della fotografia?
La discussione che ne è seguita è stata molto animata e stimolante. Che suggerisco di riprendere e ampliare con i contributi di tutti. Eccone alcuni.

I contenuti senza contenitori. L’editoria tra carta e digitale
di Nicoletta Salvatori
Come comunicatori nel settore del viaggio e turismo il nostro mondo ha subito un doppio salto mortale con avvitamento.
Il Turismo è stato una delle prime industrie a essere sconvolta dalle fondamenta dall’avvento del digitale. Gli utenti si sono resi indipendenti, hanno imparato a scegliere, a organizzare a commentare e creare contenuti.
La comunicazione non solo ha dovuto adattarsi ai nuovi player, ma ha subito di per sé una delle più radicali trasformazioni della sua storia
Tuttavia non stiamo assistendo a una lotta senza quartiere tra la carta e il digitale. Non è vero che uno solo sopravvivrà.
Credo invece che questa sia l’era della convergenza. Da una parte perché dal punto di vista tecnologico una molteplicità di media differenti convergono in pochi o addirittura in uno (lo smartphone), dall’altra perché i vari media lungi dall’estinguersi riescono ciononostante a convivere, con le loro specificità anche se su piani diversi rispetto all’epoca precedente.
Certo il digitale è un gigantesco cambiamento concettuale, e sta facendo a pezzi quello che fino a ieri era il nostro mondo e come noi abbiamo sempre visto noi stessi. Il digitale non significa mettere le nostre storie sul web. È una fondamentale riscrittura della relazione dei giornalisti con i lettori.
Il giornale di carta è (era) un oggetto compiuto, con una consistenza interna che trovava il suo equilibrio grazie a una quantità di ingredienti. Veniva messo a punto per essere letto o anche solo sfogliato, facendo attenzione alla varietà̀ dei contenuti, alla equilibrata alternanza di testi e fotografie, temi “duri” e intrattenimento, inchieste e gossip, satira e commenti.
Il giornale digitale è per sua natura provvisorio, è composto di singole particelle attraverso le quali i lettori possono scivolare senza percepire la complessità del progetto. Un numero crescente di lettori, infatti, arriva alla pagina web di un giornale senza passare attraverso la home page, provenienti da una pagina di Google, di Facebook o seguendo un link. Il giornale sul web è costituito da unità liquide.
Gli utenti sono sempre meno interessati al giornale come manufatto complesso come contenitori. Non conta più lo “sfoglio” ma la singola unità, la notizia, il commento, la firma individuale, il continuo aggiornamento.
Ognuno di noi segue una dieta mediatica personalizzata, risultato di percorsi individuali.
La barriera tra giornalisti e lettori/audience si è dissolta. La parola collaborazione o co-creazione è entrata nel vocabolario professionale.
Il contenitore gerarchico di notizie si è dunque dissolto? Non proprio. Resta come valore di riferimento, brand credibile e prestigioso che dà lustro e credibilità ai contenuti che vi si riconoscono. Ma è il contenuto il re di questa storia, ciò che scriviamo e come lo scriviamo in modo da coinvolgere il lettore che cerca LA STORIA giusta per lui, la commenta, la usa, la fa propria e nel condividerla la rende davvero “pubblica”.

I social
di Isabella Radaelli
 Il mio intervento è in merito ai social FB ed Instagram, nuovi mezzi per comunicare (se usati nel modo giusto) che non sostituiscono i classici articoli e post, ma  servono ad integrazione e sono una sorta di comunicazione in diretta mentre si è in viaggio.
Ormai, sempre più spesso, gli enti del turismo piuttosto che gli uffici stampa chiedono che i press tour siano promossi dai giornalisti anche con foto e video da condividere sui social.
Volente o nolente questo è il futuro e bisogna adeguarsi.
Io lo sto facendo da tempo con ottimi risultati, le mie storytelling vengono molto apprezzate e spesso le mie foto “ripostate” da uffici del turismo ecc.

Il sito FreeJourn
di Gianni Perotti
Cari colleghi freelance visto che  stiamo parlando del reperimento di risorse per sopravvivere nel nostro lavoro di redattori o fotoreporter voglio segnalare a chi già non lo conosce il sito FreeJourn. Si tratta di una piattaforma fondata su un nuovo rapporto tra giornalisti e lettori che taglia fuori il ruolo obsoleto (e penalizzante) dell’Editore.
Si tratta di una piattaforma che mette in comunicazione direttamente la domanda di informazione con chi la produce attraverso una struttura di pagamento che si avvale di crowdfunding articolata su tre aree.
Il Progetto parte da una Fondazione istituita da tre nostre colleghe freelance che lavorano a Milano e a Roma. Sarà operativa da luglio 2017. È interessante soprattutto per i giovani che possono così lavorare delocalizzati su fatti, ricerche e progetti delle zone in cui già si trovano. Per poi specializzarsi su temi di loro maggior interesse, accrescendo competenze e professionalità destinate ad essere sempre più riconoscibili in rete. Creando quindi anche un rapporto di fiducia tra lettore e operatore della comunicazione.