Un itinerario tra Karlovy Vary, Frantiskovy Lazne e Marienbad, tra sorgenti, castelli e citazioni cinematografiche.

Saranno le colline autunnali tinte di rosso e arancione, i gulasch fumanti o i boccali colmi di birra. I boschi di castagni, i campanili in mezzo alle pianure. O forse solo il nome, Boemia, che evoca un Europa così lontana nel tempo da sembrar quasi esotica. E la sensazione è proprio quella di una terra antica, genuina, nota nell’immaginario ma non nei confini visto che nelle cartine è scomparsa ormai da un secolo. Cecoslovacchia prima, Repubblica Ceca ora: la Boemia ne è la regione occidentale – chiusa tra Germania, Polonia e Austria – in un’Europa così centrale che sembra disegnata col compasso.

Il cuore storico della Boemia è da sempre Praga, per due volte capitale del Sacro Romano Impero, nel XIV e nel XVI secolo. La città è ancora adesso un museo all’aperto con 900 anni di storia, teatri, chiese, caffè eleganti e un fiume, la Moldava, che la taglia in due separando il Castello e la “città piccola” dalla “città vecchia”, con la piazza principale e il museo dell’artista ceco di fama universale Alfons Maria Mucha. Sono imperdibili la visita al birrificio della Straropramen, storica casa di produzione di birra fondata nel 1861, e una passeggiata sul centralissimo Charles Bridge per ammirare il panorama ascoltando gli artisti che suonano jazz e swing. Nella zona sotto il Castello c’è il muro di John Lennon: è un simbolo di pace e libertà dagli anni ’80, quando la popolazione di Praga cominciò a riempirlo di scritte e disegni ispirati al cantante di Liverpool.

06) Praga, la piazza dell'Orologio (foto di Massimiliano Salvo).
Praga – foto di Massimiliano Salvo

La Boemia è molto nota per la birra, e non potrebbe essere altrimenti: i cechi sono i più grandi bevitori in Europa, con circa 150 litri a testa ogni anno. Ma la regione è anche una superpotenza termale, con tre città eleganti – Karlovy Vary, Františkovy Lázně e Mariánské lázně – che formano triangolo di cure grazie alle numerose sorgenti minerali. Le tre città hanno richiesto congiuntamente l’iscrizione nella lista dell’Unesco e conservano il lusso e lo splendore dell’epoca d’oro: nel XIX secolo erano il salotto d’Europa frequentato da artisti e imperatori, come il re britannico Eduardo VII e lo zar russo Pietro il Grande.

Karlovy Vary è una tranquilla cittadina di 50 mila persone, a 130 chilometri da Praga. Nota anche con il nome tedesco di Karlsbad, è baciata dalla fortuna di 12 sorgenti termali e dolci colline boscose. Secondo la leggenda fu fondata nel XIV secolo da Carlo IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, che ne scoprì le sorgenti durante una battuta di caccia al cervo. Nel corso dei secoli ha ospitato scrittori e musicisti come Goethe, Gogol, Beethoven, Paganini, Casanova, Mozart, ma anche capi di stato come Vladimir Putin o star del cinema, da Sharon Stone a Robert De Niro. L’atmosfera vittoriana si esalta nei sontuosi alberghi con atmosfera secolare. Il Grand Hotel Pupp, un colosso da 228 stanze con uno sfarzo visto solo al cinema, risale addirittura al 1701, mentre sulla collina che domina Karlovy Vary c’è l’hotel Imperial, del 1912: pare che entrambi siano stati presi come esempio da Wes Anderson per realizzare il suo ultimo film, “The Grand Budapest Hotel”.

11) Karlovy Vary, il colonnato del mercato (foto di Massimiliano Salvo).
Karlovy Vary, foto di Massimiliano Salvo

Chi non è interessato a saune e idromassaggi nelle numerose spa di Karlovy Vary può gironzolare per la città alla ricerca delle 12 sorgenti calde, le cui acque minerali raggiungono la temperatura di 72 gradi e si bevono con piccoli alambicchi in ceramica. Bisogna sforzarsi per resistere al gusto di ferro e zolfo, ma ne vale la pena: sono un toccasana per le malattie dell’apparato digestivo, i disturbi del metabolismo e le malattie oncologiche. Messo da parte il benessere, un’altra attrazione di Karlovy Vary è il Museo dedicato a Jan Becher, inventore del liquore “Becherovka”. Il segreto della sua composizione è severamente sorvegliato dal 1794 ed è conosciuto da appena due persone: si sa solo che contiene erbe medicinali raccolte nella zona, immerse nell’alcol per una settimana e poi mescolate con l’acqua delle sorgenti.

Quindici chilometri fuori da Karlovy Vary c’è Loket, un paesino dal centro storico fiabesco e un monumentale castello del XII secolo. Loket è salito alla ribalta negli ultimi anni, dopo essere diventato il set per il film “Casino Royale” – il primo con Daniel Craig nel ruolo di James Bond – ma già nel Medioevo era una destinazione di tutto rispetto perché qui andava riposarsi e a cacciare l’imperatore Carlo IV. Proseguendo per altri 35 chilometri, al confine con la Germania, si raggiunge la seconda cittadina del triangolo termale, Františkovy Lázne. Quando lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe abitava qui la descriveva come «il paradiso in terra». Probabilmente esagerava, ma per chi ha voglia di riposarsi non si può chiedere di meglio: solo cinquemila abitanti, case basse, porticati classicheggianti, strade lastricate e parchi ben curati. Con la nascita della cittadina termale, alla fine del XVIII secolo, arrivarono i compositori Strauss e Beethoven, il principe Metternich, lo scrittore Kafka. Le 20 sorgenti fredde, i gas naturali e le torbe curano le malattie cardiache ma soprattutto l’infertilità femminile. Il simbolo della cittadina è infatti la statua di un bambino dotato di capacità miracolose: si dice che se una donna lo tocca nel punto giusto, sicuramente diventerà mamma.

15) Loket (foto di Massimiliano Salvo).
Loket, foto di Massimiliano Salvo

A 35 chilometri c’è l’ultima città del triangolo, senza dubbio la più bella: Mariánské Lázně, nota anche come Marienbad. Due secoli fa era coperta da foreste e paludi, ma in pochi anni divenne la meta dell’élite culturale dell’epoca: Chopin, l’immancabile Goethe, Twain, Freud, Kipling, Edison. Nei dintorni di Marienbad sgorgano circa 160 sorgenti, nella città stessa circa una cinquantina di sorgenti fredde che curano praticamente tutto, dai problemi respiratori a quelli renali. Ma per godersi Marienbad non bisogna certo essere ammalati. Il centro della città è una schiera di case sfarzose, pomposi edifici ottocenteschi, colonnati neoclassici e ristoranti di pregio. I bellissimi parchi la rendono una delle più belle città giardino d’Europa, dove passeggiare, a seconda della stagione, tra distese di fiori o tappeti arancioni di foglie cadute, o magari noleggiare una delle tante carrozze a cavallo. E anche il suo nome è entrato nella storia del cinema, e questa volta nell’Olimpo. Nel 1961 “L’anno scorso a Marienbad”, capolavoro di Alain Resnais, vinse il Leone d’oro al Festival di Venezia raccontando una serata in un sontuoso albergo dell’Europa centrale e il sogno di una fuga con un amore clandestino. E’ passato mezzo secolo, e chi va a Marienbad troverà ancora lusso e hotel da capogiro. Per la promessa di fuga chissà, ma di certo non perda tempo a cercare il favoloso albergo: il set fu allestito in Baviera, al di là del confine.

 

 

Massimiliano Salvo

Massimiliano Salvo

Sono nato a Genova nel 1986. Laureato in giurisprudenza, collaboro con Repubblica dal 2010. Nella redazione di Genova mi occupo di cronaca e spettacoli. Per Repubblica.it, L’Espresso.it, Il Venerdì e The Post Internazionale ho pubblicato reportage da Europa, Caucaso, Sudamerica, Asia, Africa e Medio Oriente. Il mio blogger di viaggio Mondograd è su L’Huffington Post. Parlo inglese, francese e spagnolo. Prima o poi andrò in Antartide.
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