SansepolcroE’ in Toscana, nella Valtiberina al confine con l’Umbria, la risposta italiana al Cammino di Santiago. Camminare è di moda. Dopo la demonizzazione dello jogging, sembra che il running, ma soprattutto il camminare sia la soluzione a tutti i mali. Ci sono raduni, incontri, club e attrezzatura ad hoc. Per non parlare delle maratone metropolitane, intorno a cui si è creato un business. A quella di New York, è sempre più difficile iscriversi, ci sono ogni anno interminabili liste d’attesa, e questo nonostante i costi altissimi. Ma c’è anche chi snobba gli eventi di massa e preferisce da solo o in minima compagnia raggiungere a piedi località lontane. E non per mettere bandierine . Il cammino di Santiago si percorre da secoli, ma ora è diventato un modo di fare vacanza . Al di là del lato mistico, piace perché si sperimenta un tipo di vita diverso, si impara a sopravvivere alla mancanza di confort, si sfiora l’avventura, si solidarizza. E soprattutto si riesce ad apprezzare fino in fondo il paesaggio intorno. Il cammino di San Francesco nella Valtiberina toscana, sulle tracce del poverello, globetrotter ante litteram (dicono si sia spinto fino a Gerusalemme), può considerarsi la risposta italiana al cammino di Santiago. C’è la storia, il misticismo, ma soprattutto la bellezza dei luoghi. Oltre al fattore attualità di un papa che ha scelto di chiamarsi come quel santo. Si contano circa 4 mila visitatori l’anno, ma con l’atteso riconoscimento di Cammino Culturale Europeo, potrebbero diventare 8 mila. In realtà i cammini sono due. Arrivano entrambi al Santuario della Verna, dove San Francesco ricevette le stimmate, per congiungersi e continuare in un unico cammino fino ad Assisi. Il sito è emozionante, specie se visto in giorni feriali. C’è la chiesa con un Della Robbia, c’è il lungo corridoio con affreschi primi ‘900 che, come un fumetto, raccontano la vita del santo, c’è la grotta in cui dormiva e c’è in una teca il suo saio. Un percorso di 37 km passa per Pieve Santo Stefano distrutta e ricostruita, non bene, dopo la guerra. Intatto è rimasto il Palazzo Pretorio con una ceramica di Girolamo della Robbia (un’altra del più famoso Andrea è nella vicina sopravvissuta Basilica) e il delizioso museo dei diari, dove i diari diventano installazioni d’arte interattive. Perché a Pieve Santo Stefano dal 1984 si tiene a settembre il Premio Nazionale del Diario. Quest’anno l’ha vinto Nicolò Giraldi, giornalista (classe 1984), con il diario del suo viaggio, guarda caso a piedi, da Londra a Trieste sulle tracce della prima guerra mondiale, seguendo i ricordi del bisnonno. Altra tappa è l’eremo di Cerbaiolo custodito da un frate asceta, intelligente ma polemico, con cui è stimolante, ma non semplice, avere un dialogo. O ancora l’Eremo di Montecasale con l’orto coltivato dai cappuccini e Sansepolcro (foto in alto), dove tutto ricorda il suo più famoso cittadino Piero della Francesca. L’altra direttrice di 32 chilometri raggiunge Anghiari, piccola città con palazzi e scorci notevoli, famosa per la battaglia (di cui c’è addirittura un museo) dipinta da Leonardo a Palazzo Vecchio di Firenze e poi perduta, perché ricoperta dagli affreschi del suo allievo Vasari. Si passa per Caprese Michelangelo, dove è nato il Buonarroti, per l’imponente castello di Montauto, con molte storie di faide da raccontare e per il Cenacolo di Montauto, dove le amabili suore offrono ospitalità ai pellegrini. Da un percorso si può raggiungere l’altro, seguendo le ottime segnalazioni. Ma è anche possibile percorrere l’intero cammino ad anello. E’ di circa 120 km e normalmente si divide in cinque o sei tappe.                L.E.

 

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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