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Reportage in Israel

Jerusalem – A spice shop at the Mahane Yehuda market. Known as ‘The Shuk’, Mahane Yehuda is one of the Jerusalem’s symbols with more than 250 vendors that selling fish, fresh fruits, vegetables, baked goods, halva, sweets, spices, meat, cheeses, wines and liquors, and also clothing, shoes, housewares, textiles. Inside the market are street food stands, juice bars, cafes, and restaurants. Recently, the ‘Shuk’ has become a nightlife center with bars, restaurants and live music pubs (ph Enzo Signorelli)

Questo mio primo viaggio in Israele non poteva cominciare e concludersi meglio: la prima tappa è stata Gerusalemme, l’ultima Tel Aviv. Non so se sia stato frutto del caso o di un’organizzazione   perfetta, ma è stato il modo giusto di vedere le cose e comprenderle. Ho capito perché Gerusalemme è la Città Santa. Un luogo dove la tradizione ebraica si mescola a quella musulmana e cristiana, una città che i giovani vivono come una metropoli, di fascino e bellezza potenti, intrisa di storia, e di sofferenza. Nella città vecchia, passando per il Santo Sepolcro, si arriva alla moschea di Al-Aqsa. La sua cupola d’oro riflette la luce calda del tramonto, catturata delle pietre antiche del vicino Muro del Pianto. Dove si può trovare al mondo qualcosa di simile?
Grazie allo spirito avventuroso di un collega, e alla curiosità mai appagata di chi fa il reporter, sono andato a notte inoltrata a vedere il Muro. Ho attraversato i quartieri arabi addormentati dopo una lunga giornata di lavoro nel coloratissimo mercato, Sono passato sotto archi e volte. Poi, girato l’angolo di una viuzza nel suq, mi sono trovato nella grande piazza antistante il Muro del Pianto, illuminata a giorno. Il luogo era pieno di vita, numerosi ebrei ortodossi, giovani, adulti e bambini, pregavano. Erano molti di più di quanti se ne vedono di giorno per via delle temperature troppo elevate e degli impegni. Un’esperienza emozionante quanto inattesa. Mi muovevo lentamente e con discrezione per non disturbare. Nessuno badava a me, il miglior modo di accogliermi, mentre scattavo le mie prime, vere fotografie di Israele. Con un solo rullino di pellicola in bianco e nero, messo in tasca prima di andare a cena… 

Jerusalem – Afternoon prayers under the Wilson’s Arch at the Western Wall. Located to the left of worshipers facing the Wall, renovated on 2005, the covered area within Wilson’s Arch is part of men’s section. The area houses a Holy ark with the Torah scrolls, a library, heating for the winter and conditioning for the summer (ph Enzo Signorelli)

Sono tornato altre due volte al Western Wall, di giorno, fotografando ancora. Lasciata Gerusalemme, ho visto il deserto di Negev, il Mar Morto, il deserto di Giuda, le rovine di Masada: la fortezza di Erode dove gli ultimi sopravvissuti si erano suicidati in massa nel 73 DC per non cadere prigionieri dei soldati romani che assediavano la cittadella. E ancora la Galilea, il rito collettivo del battesimo cristiano nelle acque del fiume Giordano, Haifa, l’antica Cesarea Marittima con le sue colonne di marmo levigato e la Porta dei Crociati. E finalmente Tel Aviv, la città   vivace, giovane, efficiente, con i grattacieli di vetro, le bancarelle dove si vende ogni tipo di halva (dolce), i caffè affollati da ragazze e ragazzi fino a notte inoltrata, gli atélier di moda, le gallerie d’arte. L’incremento annuo delle abitazioni qui è quasi pari a quello di un’intera nazione. Case nuove e molte riconvertite, per non dover costruire troppo in una terra dove spazi e risorse sono preziosi e gestiti con oculatezza. Mi aspettavo una sorta di Francoforte o di Milano   mediorientale. Ho visto, invece, una città contemporanea, dalle architetture interessanti anche se con i segni del tempo e della salsedine sulle facciate. Temperata dalla frescura che arriva dal mare la sera, Tel Aviv mi è sembrata più simile a Catania o a Marsiglia. Ma più ordinata, vivibile, sicura. 

Spero che queste impressioni siano nelle fotografie che ho scattato. Non sono molte, qualcosa ho dovuto e voluto tralasciare. Sono convinto che troppi fotografano tutto quello che vedono, dovunque e con ogni mezzo.   Consapevole dei miei limiti, cerco di fotografare solo ciò che comprendo. A voi giudicare se ci sono riuscito.

Reportage in Israel

Jerusalem – The Western Wall with the Al-Aqsa mosque on the back (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Jerusalem – Lesson of art history for Israeli soldiers at the Israel Museum (ph Enzo Signorelli)

Jerusalem – An Ethiopian worker at Yvel jewelry factory. Founded in 1986, Yvel houses immigrants hailing from 23 countries, in particular employs members of the vulnerable Ethiopian community. They work in the philanthropic Megemeria School of Jevelry & Art that provides professional training and employment opportunities. Today, more than 90% of Yvel’s employees are immigrants (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Two Nubian ibex in the Negev. Nubian ibex is a desert-dwelling goat species common in Algeria, Middle East, Ethiopia, Eritrea and Sudan (ph Enzo Signorelli)

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A gas station, as a modern caravanserai, along the road crossing the West Bank (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

The Judaean Desert lies east of Jerusalem and descends to the Dead Sea with its typical terraces and wadis (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Three young tourists on relax at the Dead Sea (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

The southern fort of Masada. Located on the eastern edge of the Judaean Desert, Masada is an ancient fortification situated on the top of an isolated rock flat where king Herodes the Great built his palaces surronded by walls and fortifications between 37 and 31 B.C. At the end of the first Jewish-Roman War, Masada was on siege by the Roman legions until the mass suicide of almost 1.000 people that chose death instead of slavery (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

The baptism of Christian pilgrims on the Jordan River at Yardenit, south of the river’s outlet from the Sea of Galilee (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Ruins of Caesarea Maritima, between Tel Aviv and Haifa. Built by Herod the Great about 25-13 B.C. the port city of Cesarea was an important administrative center of Judaes province of the Roman Empire. Herod named the city Cesarea in honor of the Roman emperor, Caesar Augustus (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Tel Aviv – The fashion designer Elisha Abargel at his atelier in Lilienblum street (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Tel Aviv – Shirley Itzik designer and owner at Ruby Star jewelry boutique (ph Enzo Signorelli)

Reportage in Israel

Jerusalem – The landscape from the lobby of Mount Zion hotel (ph Enzo Signorelli)