kurdi

La mattanza che l’esercito turco, imposta dal presidente Erdogan, sta compiendo dei Kurdi è una sorta di genocidio che si abbatte con inaudita ferocia sulla popolazione civile inerme che vive da secoli nella parte nord della Siria. Bimbi e donne ne sono le principali vittime. Popolo sottoposto a secolari persecuzioni, i Kurdi hanno visto il proprio stato, il Kurdistan, smembrato fra Turchia, Siria, Iraq, Iran: circa 450 kmq ricchi di materie prime, compresi uranio e petrolio. Su cui si è abbattuta la cupidigia dei protagonisti del “Grande gioco”: dalle potenze occidentali a quelle medio orientali, sostenute dagli USA. 

La carneficina di questo popolo è sotto gli occhi di tutti. I paesi della Comunità Europea, Italia compresa, si indignano e lanciano proclami per fermarla. Solo parole. Il “sultano” di Ankara prosegue nei suoi piani di annientamento. A chi fa il nostro mestiere il compito di denunciarli.

Ecco cosa ho scritto in un articolo, pubblicato nel 1972 sul mensile Eco Motori, dopo un lungo viaggio in Medio Oriente, e ripreso ora nel mio libro “Giro del mondo in 80 paesi” (Polaris).

Nel nord dell’Iraq il rifugio dei Kurdi

… Oltre Mosul, proseguo verso le aspre montagne del nord per circa 100 chilometri, dove sorge Aqrah, da tempo capitale dei Kurdi iracheni. La strada è disseminata di posti di controllo presidiati da militari e campi di soldati in pieno assetto di guerra, per cui siamo spesso fermati, i passaporti sono controllati accuratamente e siamo perquisiti per vedere se nascondiamo armi. Questo perché la zona è particolarmente calda: sulle montagne sono frequenti i conflitti a fuoco in quanto i Kurdi portano avanti la loro lotta per la propria indipendenza. Popolazione nomade, di circa 14 milioni di per­sone, per lo più dedite alla pastorizia, stanziate nel Kurdistan, territorio che si estende tra Turchia, Iran, Siria e Iraq. Perseguitati e brutalmente decimati, hanno trovato protezione in parte presso il governo iracheno e cercano disperatamente di far riconoscere la propria indipendenza nazio­nale nel vano tentativo di riconquistare quel territorio che da sempre è stato loro.

Aqrah è stupenda, situata a 2.500 metri di altezza, si arrampica lungo il pendio della montagna rocciosa con le case disposte a terrazza e digradanti, simili a fortezze. Tutto attorno scorrono ruscelli fra orti, fichi, melograni, olivi.

Tutti indossano il classico costume curdo. Gli uomini una blusa attaccata ai pantaloni, che si serrano a sbuffo alle caviglie, un’al­ta cintura di stoffa arrotolata in colori in contrasto con il resto dell’abito, turbante piccolo con la parte terminale rivolta all’insù sul retro. I colori sono molto belli, chiari oppure scuri rischiarati da rigature. Spesso portano fucili o mitra con cartuccere a bandoliera. Le donne sono senza velo, abbigliate con vestiti dai colori sgargianti, realizzati con tessuti laminati e ricamati, rilucenti sotto il sole. Sulle spalle portano una sorta di scialle che unisce i due avambracci passando per la vita. Tutte molto belle, non tenebrose come le arabe, ma luminose e comunicative come i loro uomini.

La sommità della cittadina è sormontata da un vecchio castello ormai in rovina, vecchio di secoli. Per raggiungerlo occorre percorrere ben 370 gradini per giungere così alle ultime case e poi arrampi­carsi lungo uno scosceso sentiero. Qui al limitare del paese sorge una chiesa cattolica di rito caldeo, tenuta da un grosso prete bar­buto, dal volto patriarcale, che parla italiano poiché ha studiato a Roma.

Un’ultima sorsata di acqua purissima e fresca, poi imbocco il sentiero ver­so il castello. In cima: uno spazio, un abbozzo di ruderi, il castel­lo con un’ampia caverna adibita a stalla, avanzi di mura, condotte d’acqua. Attorno un paesaggio suggestivo, un intenso profumo di salvia, silenzio totale. Sotto, il presepe delle case della cittadina.

 

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
Organizza ogni anno Il Salotto del Viaggiatore, presso Bagnara Gallery, via Roma 8, secondo piano, Genova, tel. 010.5957565, www.gigliobagnara.it, dove parla dei suoi viaggi.
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Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
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