Alta Badia
Ph. Mario Verin

L’ospitalità della gente nelle Dolomiti è universalmente nota. Tra le montagne, nei ristoranti, nei rifugi e negli alberghi, si respira quella sincera e vivace cordialità che rappresenta davvero il condimento più saporito di tutti i piatti, al di là di ogni retorica. E la cucina, da queste parti, racconta proprio il piacere dello stare insieme, della condivisione, attraverso gusti diretti, schietti, che riempiono la bocca e lo spirito.

Alta Badia
Ph. Mario Verin

Un menù in Alta Badia non può prescindere dai canederli, balas. I grossi gnocchi di pane raffermo, spesso arricchiti con latte e uova, si gustano in brodo o asciutti e sono un elemento essenziale del pasto. E poi, rigorosamente in lingua ladina, ci sono i cajinci t’ega o arstis, mezzelune di pasta ripiene di spinaci o ricotta cotte in acqua oppure fritte, la panicia, zuppa di orzo con patate, fagioli, carne di maiale affumicata. Fino ad arrivare al dessert, con i puncerli con semi di papavero e ripieni di marmellata o le fastose furtaies di pasta fritta. Nel nostro viaggio, abbiamo gustato la cucina ladina a Badia, al Maso Runch dove Enrico Nagler e la sua squadra portano avanti con passione il caratteristico e vibrante ristorante in uno storico edificio del 1700. E poi al gourmet bistrot Stüa dla Lâ, dove lo chef Andrea Irsara, custodendo la passione per la gastronomia acquisita da sua nonna, propone la tradizione senza rinunciare alla sperimentazione sulle tecniche e sui sapori.

Alta Badia
Ph. Mario Verin

Infine, i vini. L’Alto Adige è terra di grandi prodotti e in Alta Badia la scelta è vastissima, da blend con vitigni internazionali a emozionanti espressioni di vitigni autoctoni in purezza. Ben noti in zona sono Pinot grigio, Gewürztraminer, Chardonnay e Pinot bianco, con ottime interpretazioni di Sauvignon, Müller-Thurgau, Sylvaner, Kerner e Riesling. Tra i rossi, da assaggiare, senza il minimo indugio, il Lagrein e l’imperdibile Santa Maddalena, da uva Schiava Gentile.

Alta Badia
Ph. Mario Verin

 

Danilo Poggio

Danilo Poggio

Collabora con fitta frequenza per le pagine sociali, economiche e culturali del quotidiano nazionale Avvenire ed è membro del Comitato scientifico del Master in Comunicazioni sociali della Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale, sede di Torino. Nell'ambito dei viaggi, è conduttore di una trasmissione televisiva e collabora con mensili cartacei di enogastronomia a diffusione nazionale, dopo aver vinto alcuni riconoscimenti di giornalismo del settore. E' membro dell'Organizzazione nazionale assaggiatori di vino (Onav) e partecipa alle commissioni di degustazione in occasione di concorsi enologici. In Piemonte è coordinatore a Torino dell'informazione per Grp televisione (storica emittente televisiva piemontese) e per tre settimanali piemontesi.
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Collabora con fitta frequenza per le pagine sociali, economiche e culturali del quotidiano nazionale Avvenire ed è membro del Comitato scientifico del Master in Comunicazioni sociali della Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale, sede di Torino. Nell'ambito dei viaggi, è conduttore di una trasmissione televisiva e collabora con mensili cartacei di enogastronomia a diffusione nazionale, dopo aver vinto alcuni riconoscimenti di giornalismo del settore. E' membro dell'Organizzazione nazionale assaggiatori di vino (Onav) e partecipa alle commissioni di degustazione in occasione di concorsi enologici. In Piemonte è coordinatore a Torino dell'informazione per Grp televisione (storica emittente televisiva piemontese) e per tre settimanali piemontesi.
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