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La situazione in Ecuador, a cui l’Italia è profondamente legata anche per il notevole numero di suoi abitati che vivono nel nostro paese, è tragica. La pandemia miete ogni giorno migliaia di vittime. Raccapriccianti sono le immagini dei corpi abbandonati per le strade di Guayaquil, come spiega in questa sua toccante testimonianza l’onorevole Esther Cuesta Santana.

di Esther Cuesta Santana*

Diventa difficile trovare le parole per descrivere la situazione in Ecuador conseguente alla pandemia del virus Covid 19. Purtroppo nell’ultima settimana, le immagini, i video e le fotografie della città di Guayaquil, la più popolosa dell’Ecuador, circa 3 milioni di abitanti, trasmesse dalle televisioni e dai giornali internazionali di tutto il mondo, sono molto più eloquenti di qualsiasi testo.

I corpi delle persone decedute abbandonati, per giorni, nelle strade, sulle panchine sotto i portici, avvolti da lenzuoli o da teli di plastica, per dare un minimo di dignità, sono immagini che non sono facili da dimenticare e che rimarranno come un’onta indelebile per i responsabili. Certamente la scelta da parte dei familiari di spostare i propri defunti al di fuori delle proprie abitazioni, non è certa dovuta ad una totale mancanza di rispetto per i propri congiunti, ma come si può ben comprendere, aspettare per 4-5 giorni con una salma in casa con una temperatura di circa 30 gradi ed un alto tasso di umidità, diventa un problema di salute pubblica molto grave, senza considerare il possibile contagio legato al virus. I parenti sono stati costretti ad una scelta crudele, tra l’abbandono per strada del corpo dei propri cari, normalmente i più anziani, e la salvaguardia della vita dei più giovani soprattutto dei bambini.

Lenin Moreno

L’improvvisazione, l’impreparazione o la cinica scelta con cui le autorità preposte hanno affrontato la situazione, certi di una copertura mediatica locale compiacente,  sono talmente evidenti che lo stesso presidente della Repubblica dell’Ecuador, Lenin Moreno, sotto la forte pressione delle immagini internazionali, ha dovuto smentire le inverosimili cifre dei contagiati e dei deceduti che il suo stesso governo aveva diramato[1], non si sa se per incompetenza o scelta politica deliberata, per non arrecare un ulteriore colpo alla credibilità e alla popolarità di un Presidente e di un governo che attualmente è ampiamente inferiore al 10%.[2]

A questo si aggiunge la strategia da parte del governo di colpevolizzare la popolazione per il suo scarso senso civico, in quanto spesso non ottemperano al coprifuoco imposto dalle ore 14 del pomeriggio alle 5 della mattina successiva e alle disposizioni che regolano le uscite nelle altre ore. Il fatto che quasi il 30% della popolazione ecuadoriana vive in povertà relativa (US$ 84,82 mensili) o estrema (US$ 47,80 mensili)3, e sopravvive grazie a lavori informali e saltuari, implica che senza un aiuto socio-economico concreto da parte dello Stato, finora scarso o inesistente, le persone siano obbligate ad una scelta dolorosa: uscire con il rischio di infettare se stessi e i propri familiari, o rimanere in casa senza poter sostenere la propria famiglia.

*Ex Console a Genova, attualmente parlamentare dell’Ecuador

1 Twitter Ministero della Salute dell’Ecuador. 2 aprile 2020: contagiati 3163, sospetti contagiati 3302, morti 120.

Secondo twitter dell’ex Governatore della Provincia del Guayas con capoluogo Guayaquil, al 31 marzo 2020 il numero di medici e paramedici deceduti era di 24.

2 “Hay que trasplantarla, hay que decir la verdad. Sabemos que, tanto el número de contagios como de fallecimientos, los registros oficiales se quedan, se quedan cortos.”… “Según los investigadores científicos, con toda seguridad, hoy tenemos decenas de miles de contagios y ya cientos de vida cegadas por este virus, aunque algunos casos se reporten todavía, únicamente como sospecha.” Lenin Moreno, 2 aprile 2020, discorso alla Nazione.

3 INEC- Instituto Nacional de Estadística y Censos, “Reporte de pobreza y desigualdad– Diciembre 2019”.

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Redazione Neos

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