Conosciuta come la “città dei due mari”, è infatti situata tra il Mare Grande e il Mare Piccolo, Taranto si trova al centro della Magna Grecia. E’ stata fondata dagli spartani ed è l’unica colonia lacedemone al di fuori del territorio della Grecia.

Aragonese castle, Taranto, Puglia, Italy, Europe
Taranto: Castello aragonese,

 

La città si sviluppa lungo tre penisole naturali ed un’isola artificiale, quest’ultima nucleo storico dell’abitato, formatasi durante la costruzione del fossato del Castel Sant’Angelo, chiamato anche Castello Aragonese.

Noi lo abbiamo visitato con una guida d’eccezione: l’ammiraglio Francesco Ricci, curatore del castello. A partire dal 2003, la Marina Militare, custode del castello dal 1883, ha iniziato il restauro sistematico dell’interno della fortezza con l’intento di riportarla alla configurazione aragonese e di identificare le precedenti strutture greche, bizantine, normanne, svevo-angioine.

Il castello però fu ricostruito nel 1487- 1492 per volontà del re di Napoli Ferdinando d’Aragona, con l’intervento diretto o forse indiretto del grande architetto senese Francesco di Giorgio Martini.

Estremamente caratteristici i torrioni cilindrici e i camminamenti interni ed interessante la cappella rinascimentale di S. Leonardo al suo interno. Il castello, è rimasto sostanzialmente intatto eccetto che per la torre di S. Angelo, demolita nel 1883 per fare posto al ponte girevole.

Abbiamo scoperto che tra i prigionieri rinchiusi nelle prigioni c’è stato un ospite illustre, ovvero il Thomas – Alexandre Dumas padre del famoso romanziere, e primo generale di colore, era infatti figlio di un francese e di una schaiva mulatta haitiana. Il figlio Alexandre preso spunto dalla reclusione del padre a Taranto per scrivere il romanzo “Il Conte di Montecristo”.

Tomb of athletes, VI-V century B.C, Taranto, Puglia, Italy, Europe
Taranto: tomba degli atleti, VI-V secolo A.C.

Interessante anche la visita al MarTa, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, fra i più importanti d’Italia e dedicato interamente alla cultura magno-greca. Fu istituito nel 1887 ed occupa fin dalle origini l’ex Convento dei Frati Alcantarini, costruito a metà del XVIII secolo e, in seguito ad interventi di ingrandimento a metà del XX secolo, l’adiacente corpo settentrionale dell’Ala Ceschi. A partire dal 1998 sono iniziati i lavori di ristrutturazione che hanno portato alla parziale riapertura al pubblico del museo, avvenuta il 21 dicembre 2007. Attualmente è visitabile solo il primo piano che ospita le opere greche, romane e apule, tra cui una collezione di ori che hanno reso celebre il museo in tutto il mondo.

Merita una visita anche la Cattedrale di San Cataldo, la più antica di Puglia, costruita nell’XI secolo su un precedente insediamento paleocristiano. Il Cappellone di San Cataldo è il trionfo del barocco, mentre la cripta ha colonne e affreschi in stile bizantino.

La “città dei due mari” offre anche un suggestivo percorso sotteraneo che l’attraversa tutta. È costituito da acropoli e necropoli, reperti che testimoniano le sue origini,

Ma Taranto è famosa non solo per le sue bellezze artistiche, ma anche per un’eccellenza gastronomica: le cozze. La città un tempo era la maggior produttrice di cozze e ostriche al mondo, coltivate nelle baie del Mar Piccolo e Mar Grande. L’attività di mitilicoltura sembra sia iniziata attorno all’anno mille e da allora è stata una delle maggiori risorse economiche della città. Negli ultimi anni la cozza tarantina ha vissuto numerose vicissitudini a causa dell’inquinamento ambientale provocato dall’Ilva, ma oggi, per i numerosi controlli a cui è sottoposta, è sicuramente la più sicura d’Italia. Abbiamo avuto il piacere di gustarla dall’antipasto al secondo in un tipico ristorante del porto.

Da Taranto ci spostiamo all’interno, nella Valle d’Itria, costellata da muretti a secco che delimitano i vigneti e gli uliveti e dove si incominciano a vedere quelle caratteristiche costruzioni, famose in tutto il mondo chiamate trulli.

E’ ad Alberobello, dal 1996 Patrimonio dell’Umanità, che si trova la più alta concentrazione di trulli. Circa 1400, realizzati a secco con pietre sovrapposte, la base imbiancata di calce e il tetto a forma di cono con simboli e pinnacoli dalle forme più svariate. Il borgo è diviso in due rioni: Monti e Aia Piccola. Il primo più turistico zeppo di negozietti di souvenir i cui proprietari sostano sulla porta per invitare i passanti ad entrare, il secondo più tranquillo, ricco di particolari e di angoli suggestivi.

Trulli, Alberobello village, Rione Aia Piccola, province of Bari, Puglia, Italy, Europe
Alberobello: Trulli del Rione Aia Piccola

La vista di Alberobello dall’alto del rione Aia Piccola è veramente incantevole: una distesa di bianco e di tetti di pietra che contrasta con il cielo azzurro nelle giornate terse.

I trulli sono interamente costruiti in pietra, non sono usate né malta , né legname, né altri mezzi di sostegno o di collegamento.

Il fatto che non si ritrovino trulli risalenti all’antichità è giustificato dalla pratica dettata da motivi puramente economici di abbatterli e ricostruirli, piuttosto che provvedere a riparazioni, nel caso di dissesti o rotture dovute al tempo o ad altre cause.

Pare che il trullo più antico del quale si ha notizia è quello in contrada Marziolla risalente al 1559, così come inciso sull’architrave della sua porta.

 

Isabella Radaelli
Sono cittadina del mondo, amo viaggiare e penso che ogni luogo, anche quello che ci sembra meno bello, abbia qualcosa da scoprire e da trasmetterci. Quando sono all’aeroporto mi sento già in vacanza e quando intraprendo un nuovo viaggio mi entusiasmo come se fosse il primo. Il viaggio per me è a 360° e attraversa non solo i Paesi, ma tocca la cucina, le persone, le albe e i tramonti. Ho fatto mia questa citazione “colui che non viaggia è come una rana che rimane nel suo stagno”. Collaboro con alcuni giornali e riviste per quanto riguarda l’enogastronomia, il turismo e il benessere. Nel 2011 ho aperto un blog: The Lovely Girl (www.isabellaradaelli.it) in cui parlo dei piaceri della vita tra cui appunto i viaggi.
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