Tunisia Tunisi Panoramica del Museo del Bardo

Da Tunisi a Sbeitla un itinerario nei secoli tra arte e natura. Tunisi è davanti a me sotto un sole tiepido con i suoi palazzi storici e i grattacieli avveniristici che segnano il suo costante sviluppo economico. La mia visita inizia dal Museo del Bardo, monumento alla cultura dell’umanità, che, come sostiene l’archeologo Paolo Matthiae: “E’ un luogo simbolico dell’incontro e del dialogo tra le civiltà, anche le più diverse”. Nel giardino su un grande mosaico, che riprende lo stile di quelli nelle sale del museo, leggo i nomi delle persone trucidate qui dalla violenza assurda dell’Isis. E mi assalgono di nuovo commozione e dolore. “Il Bardo è il simbolo dell’apertura della Tunisia a tutte le culture, qui c’è la collezione di mosaici romani più ricca del mondo. Isolare dall’Occidente il Paese per dominarlo era l’obiettivo dell’Isis, ma non ci sono riusciti, la società civile tunisina non lo ha permesso” mi dice Moncef Ben Moussa, Conservatore del Bardo. “I primi a visitare il museo in segno di riscatto sono stati gli stessi Tunisini, che prima delle stragi non superavano il 5% degli ingressi. I segni delle ferite inferte alla Tunisia sono ancora lì: nei fori lasciati dai proiettili su alcune teche di vetro e nella parete alle spalle dell’Apollo di Cartagine. Non abbiamo voluto cancellarli. Devono testimoniare per sempre il terrore insensato ed estraneo alla cultura del nostro Paese. Il giorno dell’attentato ero in una riunione in un ufficio adiacente con alcuni colleghi del Louvre. Ricordi terribili che non potrò mai cancellare. Mentre l’Isis mette a ferro e fuoco Palmira, l’impegno di tutti noi e del nostro governo è quello di difendere e preservare il nostro immenso patrimonio archeologico”.

Sul dolore vince la bellezza. Passo di sala in sala, estasiato dinanzi ai mosaici e alle statue che raccontano di tempi lontani in cui Cartaginesi, Romani, Bizantini, Vandali e Islamici hanno lasciato testimonianze di culture raffinate.

Cartagine

Tunisia - Cartagine terme di AntoninoAttraverso una strada ampia, scorrevole e panoramica lascio la città per visitare i centri lungo la costa orientale del golfo, su cui si affaccia Tunisi. Improvvisi voli di fenicotteri si levano dalle lagune e dai laghi salati costieri fra uno sfarfallio di piume e penne rosa. Ecco Cartagine, dove il libro della storia del Mediterraneo si fa più intrigante. Qui si consumò il secolare antagonismo fra la potenza cartaginese e quella romana. Strabone scrisse che la città nel suo periodo di massimo splendore raggiungeva i 700 mila abitanti. La Musa celeste d’Africa, cantata da Apuleio e immortalata molti secoli dopo da Flaubert nel suo romanzo Salammbô, con le sue rovine mi riporta alla mente, in una sorta di fantastico flashback, il ricordo dello splendore di questa metropoli dove la bellezza domina sovrana. Consiglio di visitarla con attenzione partendo, come ho fatto anche questa volta, dal suo Museo, esempio aulico di allestimento museale.

Pupput

Tunisia Mosaico del sito archeologico di Pupput ad Hammamet 2Una settantina di chilometri a sud di Hammamet si ammira uno scampolo del mitico passato di questa terra sorprendente. Pupput è un piccolo, ma interessante sito archeologico in riva al mare, che conserva mosaici di alcune case e terme private d’epoca romana. Impossibile raccontare gli innumerevoli siti archeologici disseminati per tutto il Paese. Ma gli amanti delle antiche pietre non ne devono perdere alcune che nei miei passati viaggi mi hanno particolarmente colpito.

Bulla Regia  e Dougga

Circa 65 chilometri a sud di Tabarca, Bulla Regia si staglia addossata ai dolci declivi del gebel Rebia (alto 627 metri) in una silente vallata tempestata di ulivi. La città, capitale nel II secolo a. C. di uno dei tre minuscoli regni numidi voluti dai Romani dopo la morte di Massinissa, ospitava numerose sontuose dimore, fornite di vari piani scavati nel sottosuolo. Queste costruzioni, esempio unico nell’architettura antica, consentivano al padrone di casa di assaporare la frescura della penombra. Grande è stato il mio stupore quando, sceso qualche gradino, mi sono immerso in un’autentica città sotterranea, sfuggita alla distruzione del tempo, quasi perdendomi come uno stupefatto Indiana Jones nel labirinto di stanze e patii ornati di preziosi mosaici.

 

Pochi chilometri più a sud, nei pressi del villaggio di Teboursouk, sorge Dougga, strepitosa città sotto il segno di Giulio Cesare che l’annesse all’Impero romano nel 46 a.C. Le sue spettacolari rovine, in ottimo stato di conservazione, incantarono i viaggiatori dell’Ottocento che hanno contribuito a farla conoscere al resto del mondo. Il Capitolium, eccezionalmente ben conservato, è uno dei più bei monumenti romani dell’intera Africa settentrionale. Eretto nel 166 d.C., testimonia la pietas dei Romani per Giove, Giunone e Minerva. Ma anche il potere imperiale. Sul timpano del frontone, un bassorilievo raffigurante un uomo portato in cielo da un’aquila rappresenta l’apoteosi dell’imperatore Antonino Pio. Appartato, il Tempio di Caelestis, circondato da ulivi secolari, è avvolto da un’intensa misticità che vibra fra le sue pietre secolari. Anche perché qui si rifugiavano i primi cristiani per sfuggire alle persecuzioni e non essere dati in pasto alle fiere nell’anfiteatro di El Jem.

Thuburgo Majus

Immersa in una ricca regione agricola che ne determinò l’importanza nei secoli, 148 chilometri a sud-est, s’incontra Thuburgo Majus. Si schierò con Cartagine durante le guerre puniche. I suoi abitanti avevano una passione smodata per i mosaici con cui abbellirono abitazioni e templi, ora in gran parte al Museo del Bardo.

Tunisia Thuburbo Maius Colonnato

 

El Jem

È soprattutto a El Jem, distante 186 chilometri da Thuburgo Majus, che si scopre il segno lasciato dall’antica Roma, dove, fra le povere case, spunta l’imponente anfiteatro simile al Colosseo. Dichiarato nel 1979 dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, è senza dubbio il monumento più grandioso che i Romani abbiano lasciato su tutto il territorio africano. Iniziato alla fine del II sec. d.C., a forma ellittica, sulle sue gradinate potevano prendere posto 30mila spettatori che assistevano ebbri di sangue ai combattimenti fra i gladiatori nubiani e i leoni dell’Africa Nera. Da El Jem partiva verso l’interno una strada che univa fra loro le città romane più importanti della Tunisia, e raggiungeva poi quelle dell’Algeria.

Anfiteatro di El Jem

 

 Sbeitla

Oggi l’antico lastricato imperiale è stato sostituito da un’arteria perfettamente asfaltata e scorrevole che consente in poche ore d’auto di rivivere i fasti dell’antica Roma e spingersi fino a Sbeitla, circa 180 km a ovest. Municipium romano della fine del I sec. d. C., nel suo foro pare ancora di udire le voci dei venditori degli innumerevoli negozi che si aprivano sotto i suoi porticati. Come pure le preghiere dei fedeli che salivano le gradinate dei maestosi templi di Giove, Giunone e Minerva, incendiati dalla luce del tramonto.

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
Organizza ogni anno Il Salotto del Viaggiatore, presso Bagnara Gallery, via Roma 8, secondo piano, Genova, tel. 010.5957565, www.gigliobagnara.it, dove parla dei suoi viaggi.
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Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
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