E’ chiamata la capitale gastronomica della Liguria ma anche se il cibo, focaccia in primis, è un’attrattiva importante, Recco ha altro da offrire. Certo la ricostruzione affrettata e senza un piano urbanistico, dopo il raso al suolo della guerra, non l’ha favorita. Specie nel confronto con l’architettura residenziale spontanea nei colori tipici dei paesi intorno. Ma basta guardare dall’alto Recco la sera, illuminata dalle luci delle case, per rendersi conto di una baia attraente dove il mare è protagonista.
Ma non è l’unico buon punto di vista. C’è Baia dei Frati, ultimo tratto del golfo di Recco, proprio sotto al Convento di S. Francesco, costruito alla fine del 1400 da dove parte la strada per Camogli. Una piccola spiaggia di sassi e sabbia, senza le file di ombrelloni e lettini degli stabilimenti balneari che la precedono, con un piccolo ristorante di pochi tavoli e cucina locale, oltre mare pulito e una vista magnifica dall’acqua, senza gli orrori anni 60.
Un certo fascino, soprattutto la sera, ha anche la passeggiata che dal centro va verso Sori costeggiando in parte il torrente Recco. Sempre lungo il torrente, ma dalla parte opposta, c’è la ben fornita Libreria Capurro che propone incontri con autori di fama, in estate sulla piazzetta davanti.
Inaspettata anche Villa Palme costruzione fine Ottocento, raggiungibile attraverso una ripida salita su cui si affacciano brutti edifici. Circondata da un parco, ora condominio di pochi appartamenti, è stata prima dell’ultima guerra La Scuola del Mediterraneo fondata dal professor Hans Weil, allievo di Max Weber, per raccogliere ragazze e ragazzi ebrei tedeschi al riparo dalle leggi razziali. Una storia affascinante raccontata, nel romanzo La terra promessa di Clara Farber, da Constance Weil Rauch, scrittrice scomparsa nel 2015, figlia del professore. Dalle cantine parte un sentiero nascosto che arriva al mare.
E poi naturalmente ci sono i dintorni con piccoli borghi immersi nel verde. Uno di questi, andando verso Sori, è Megli. Poche case con vista a 360° gradi sul golfo e la chiesa di Nostra Signora delle Grazie, la cui prima navata centrale fu costruita da un capitano di galee al ritorno dalle Crociate. Consacrata nel 1520, fu ampliata con decorazioni in stile barocco a fine Ottocento.
Da qui scendendo dall’altra parte verso Sori si arriva a Sant’Apollinare da cui si vedono nitidamente i due golfi, il Golfo Paradiso dalla vallata di Sori alla costa a picco sul mare fino a Genova e il Golfo Tigullio da Punta Chiappa al promontorio di Portofino. Qui c’è una piccola chiesa romanica del 1195, tutelata come monumento nazionale.
A Sori, infine, da non mancare la passeggiata nei carruggi e una visita alla Chiesa Santa Margherita a pochi metri dalla spiaggia con dipinti settecenteschi tra marmi e stucchi. E, solo d’estate, i Bagni Sillo, con piccolo ristorante, arrampicati sulla scogliera, luogo deputato per aperitivi al tramonto.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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