Alessandro Zunino

Alessandro Zunino vive nel centro storico di Genova di cui conosce tutti i segreti. Come quelli della fotografia, da sempre è la sua passione che coniuga con quella per l’arte e il viaggio. Alle spalle una carriera di mostre, film e reportage. E sempre nuovi progetti.

Come ti sei “inventato” fotografo e quali sono stati tuoi primi passi nel mondo della fotografia?

Più che un’invenzione è stata una necessità. Fin da ragazzo, prima con il fumetto e l’illustrazione , che ho ripreso di recente, e poi con la fotografia e il cinema, ho sempre desiderato raccontare “storie”. Ho iniziato come rilevatore di beni culturali subito dopo l’Accademia di Belle Arti. Poi, stanco di fotografare “l’arte degli altri”, mi sono dedicato alla danza e allo spettacolo collaborando con teatri e artisti in Italia e all’estero. Come film maker e soprattutto come fotografo mi occupo di reportage da oltre vent’anni.

Laos

Genova nel cuore, ma anche il sud est asiatico e in particolare il Laos?

Si, Genova è nel mio cuore. Ci sono nato e non l’ho mai lasciata, ma il sud est asiatico mi ha colpito profondamente, il Laos soprattutto. Ci torno appena posso, per la gente i luoghi e le amicizie. Una seconda casa.

Non solo fotografie ma anche film.

Dal 2005 ho iniziato a realizzare videoclip e cortometraggi e nel 2013 è uscito il primo lungometraggio, Lost in Laos, scritto e diretto da me e con la partecipazione di due giovani attori allora esordienti, Daniela Camera e Daniele Pitari e due grandi come Carla Signoris e Dario Vergassola. Girato tra Genova e Laos, è una storia di “formazione” che ha ricevuto buone critiche e alcuni premi in diversi festival come il Rome Independent Film Festival, il Barcellona Film Fest, Montréal, Cannes e Pune in India.

Sri Lanka

I tuoi ultimi lavori e le tue ultime ricerche?

Laos, all’ombra delle dighe è un libro e una mostra frutto dell’ultimo reportage realizzato nel 2017 in Laos. Un grido di dolore (l’amore comporta anche questo) verso la deturpazione di un ecosistema e la violenza nei confronti di una popolazione a causa della costruzione di decine di dighe sino-tailandesi sul Mekong e i suoi affluenti. Il Covid-19 ha rallentato i miei nuovi progetti in quei luoghi, ma ora si riparte. Ho un ambizioso progetto dal titolo Spazzati dal vento: storie di auto-determinazione nelle etnie di montagna dalla Cambogia al Tibet, un progetto ispirato e approvato dal famoso antropologo americano James C. Scott.

Il Giardino Segreto cos’ è?

Giardino Segreto è un luogo magico e molto “segreto” che però speriamo non resti tale pur mantenendo il suo fascino. Un piccolo giardino interno a un palazzo storico di Via Cairoli, in centro, dove abbiamo fondato un’Associazione Culturale che, anche in collaborazione con altre associazioni, produrrà e ospiterà incontri, corsi, presentazioni di libri, piccoli spettacoli di teatro, danza e musica, workshop, arte e fotografia, benessere ecc.

Questi ultimi due anni ci hanno ricordato quanto sia fondamentale lavorare insieme per sentirci vivi e quanto non farlo possa essere pericoloso. Siamo determinati, direi quasi ostinati, perché ci crediamo e, con o senza mascherine, ci mettiamo la faccia.