Arma di Taggia, Genova, Portofino. E ancora: Livorno, Capraia, Isola d’Elba. Lanterne secolari testimoni della storia, tra assalti di saraceni e misteriosi naufragi

Il primo faro dopo il confine con la Francia, a Capo dell’Arma, è una torre bianca poggiata su una casa a strisce nere: siamo di fronte a una  sorta di “Porta d’Italia”, ad Arma di Taggia, dopo le vallate di Bordighera amate da Claude Monet. Come in molti altri luoghi, l’attuale faro costruito nel 1912 sorge probabilmente su una torre preesistente di cui si sono perse le tracce. Per la loro stessa struttura i fari  spesso hanno avuto vita breve, sono crollati in mare, distrutti dalla salsedine, modellati dal vento. Ma non tutti. E infatti, se proseguiamo il nostro giro superando la bellissima lanterna di Capo Mele, troviamo l’antico faro di Genova, quello che probabilmente esiste sin dal 1128 (prova scritta è un decreto dei consoli che affidava ai genovesi la custodia della torre). La Lanterna è uno dei nostri fari più interessanti, i suoi terrazzi merlati, la pietra che è alla sua base sono testimonianze vive che resistono da secoli. Ha osservato dall’alto tutta la nostra storia marinara, dalla paura dei saraceni alle crociate, dalle Repubbliche Marinare alle battaglie delle guerre mondiali. Tra le notizie storiche più curiose, c’è il fatto che attorno al 1400 a guardia di questo faro c’è stata perfino una casta sacerdotale, tanto era ritenuta importante e sacra la salvaguardia della luce per i naviganti. Gli aneddoti parlano anche di un parente di Cristoforo Colombo, che avrebbe svolto il lavoro di guardiano del faro; ma pochi sanno che in questa torre avvenne addirittura la nascita di un bambino, Giano, figlio di Jacopo Lusignani, prigioniero del re di Cipro qui dentro (la Lanterna fu anche un carcere!) oltre sei secoli fa. Il faro sembra un testimone storico silenzioso che ha visto di tutto: nel 1543, distrutto dagli assedi, fu ristrutturato e potenziato e si dice che per i lavori furono utilizzati oltre 120mila mattoni e 2mila quintali di calce.
Una vita più tranquilla è stata riservata invece ai fari di Portofino (arroccato sul suo isolotto non lontano dai resti sottomarini del “Genova”, il mercantile italiano silurato da un U Boot nel 1912) e quello dell’Isola del Tino, al largo di La Spezia, dedicato a San Venerio. Quest’ultimo è un’autentica oasi: sorge sullo scoglio coperto di verde, isola disabitata che si anima di gente per la festa di San Venerio, il monaco eremita che pare abbia abitato questa terra tra il VI e VII secolo, cominciando ad accendere fuochi (all’epoca i fari non esistevano) in aiuto ai naviganti. Per questo motivo  Venerio è diventato il patrono dei faristi e in suo nome si svolge qui una cerimonia fatta di barche e di riti antichi. A Livorno, invece, l’antichità del faro (che era stato edificato nel lontano 1304) è stata spezzata durante la seconda guerra mondiale, quando (1944) la torre fu fatta saltare, rinascendo poi com’era e dov’era per volere dei livornesi.
La Toscana, per il resto, è piena di fari isolati e isolani, da Capraia (dove resiste al tempo la torre di Punta del Ferraione) a Pamaiola, all’Elba, al Giglio. Anche qui storia e storie: nel bel faro di Forte Stella all’Elba nacque lo scrittore Raffaello Brignetti che tante pagine dedicate al mare ci ha lasciato, intorno al primo Novecento (era figlio del guardiano del faro); mentre attorno ai fari di Punta Lividonia e di Punta Capel Rosso (quest’ultimo, ottocentesco, è al Giglio) circolano favole  di vento e di avventura. Qualcuno nel tempo ha parlato di sparizioni, grida misteriose, strani naufragi: sono i racconti della suggestione solitaria del luogo, un paradiso vivo su una punta detta “del Morto”.

Enrica Simonetti

Enrica Simonetti

Per 4 anni ha lavorato nell’emittente Antenna Sud e ha pubblicato articoli su National Geographic Italia, Il Gommone, Traveller e Lettera Internazionale. Ha viaggiato molto in Italia, in Europa, negli States e in NordAfrica. Appassionata di storia del mare, ha compiuto uno studio- reportage sui fari italiani, dal quale sono nati tre libri, pubblicati da Laterza. Con un gruppo di scrittori del mare anima la “Vedetta sul Mediterraneo”, una vecchia torre a Giovinazzo (Bari) inaugurata da Pedrag Matvejevic, in cui si tengono incontri sul mare e mostre fotografiche. Lingue: inglese, francese, spagnolo.
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