Un grande ritrattista che accoglie il naturalismo di Velasquez, con il quale dialoga costantemente e, pur vivendo a cavallo tra Settecento e Ottocento, anticipa tendenze artistiche già di fine secolo, proiettato verso Picasso: ecco Francisco José de Goya y Lucientes, meglio noto come Francisco Goya. Girato e diretto da David Bickerstaff, il film Goya, visioni di carne e sangue,

nelle sale italiane solo il 2 e 3 febbraio, porta sul grande schermo la vita e l’arte di uno dei più importanti artisti spagnoli anche per coloro che non hanno avuto modo di visitare la straordinaria mostra Goya: the Portraits alla National Gallery di Londra. Parte della nuova stagione della rassegna “La Grande arte al cinema”, il film fa parlare, attraverso interviste in inglese e spagnolo con sottotitoli in italiano, esperti internazionali – quali il primo curatore dell’esposizione Xavier Bray e gli artisti Dryden Goodwin e Nicola Philipps – e capolavori tratti da collezioni di fama mondiale. Immagini in altissima risoluzione, ampie riprese della campagna di Siviglia, delle grandi cappelle affrescate, dei palazzi reali di Madrid, illustrano i luoghi in cui l’artista spagnolo visse e lavorò, traendone ispirazione. Si aggiungono filmati dietro le quinte, che parlano dei processi di conservazione e curatela, e brani tratti dalla ricca e affettuosa corrispondenza con l’amico di tutta la vita Martin Zapater, conosciuto sui banchi di scuola. Emerge un artista non convenzionale, assolutamente originale e diverso dai suoi contemporanei, che nei ritratti appaiono spesso più attenti agli abiti che ai visi, mentre Goya si concentra sul volto e il carattere dei soggetti, svelandone pregi e difetti fisici e psicologici pur quando si tratta di membri della famiglia reale. Dedica del tempo alle persone che ritrae, intesse con loro un dialogo, perlopiù interiore, ne coglie le peculiarità caratteriali, ha grande capacità di introspezione psicologica e la dote dell’empatia, che lo abilita a ritrarre non solo rappresentanti dell’alta società spagnola, ma anche soggetti popolari. Della sua assai varia produzione artistica – che include opere religiose, incursioni nel mondo della magia e della stregoneria, scene campestri, di caccia, di guerra come nelle incisioni Disastri della guerra sulla guerra civile seguita all’occupazione francese circa un terzo è costituito da ritratti. Goya desiderava infatti essere ricordato come ritrattista e, giovane, aspirava a diventare ritrattista di corte, quale poi fu. Appassionato, spontaneo, eclettico, con interessi e passioni forti, dal cibo e in primo luogo il cioccolato, che amava moltissimo, alla caccia e ai cani. Rifiutato per due volte dall’Accademia di Belle Arti di San Fernando di Madrid, compie il classico viaggio in Italia e ne riporta quello che è noto come il Cuaderno italiano, custodito al Museo Nazionale del Prado di Madrid, luogo per eccellenza per relazionarsi con Goya (sul sito del Museo, approfondimento “Goya en el Prado”), dove il film accompagna tra importanti opere dell’artista quali La famiglia di Carlo IV o la celebre Fucilazione del 3 maggio 1808. Il Cuaderno, realizzato in Italia nel 1769-71, racconta molto di Goya e della sua complessa personalità: disordinato, mescola di tutto, schizzi, conti, appunti sulle città d’arte italiane che visita, ma niente va perso, utilizzerà tutto nella sue opere: assai poco accademico, è un autodidatta completamente libero.

Goya.Visioni di carne e sangue, di David Bickerstaff, prodotto da Phil Grabsky e distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con il mediapartner MYmovies.it nelle sale italiane solo il 2 e 3 febbraio (elenco delle sale su www.nexodigital.it) nell’ambito della nuova stagione della Grande Arte al Cinema.

I prossimi appuntamenti della rassegna: 22-23 marzo: Renoir. Oltraggio e seduzione; 11-12-13 aprile: San Pietro e le basiliche papali di Roma 3D; 2-3-4 maggio: Leonardo da Vinci. Il genio a Milano; 24-25 maggio: Da Monet a Matisse. L’arte di dipingere giardini; 7-8 giugno: Istanbul e il Museo dell’Innocenza di Pamuk.

Redazione Neos

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