Hammamet Medina vista dalla spiaggia

Con il suo clima mite, una temperatura media d’inverno di 12 gradi, i giardini ricchissimi di bougainville, palme, gelsomini e le lunghissime spiagge, Hammamet è la località più turistica della Tunisia. Non a caso il suo nome è il plurale della parola Hammam che in arabo significa bagno, riferito ai bagni termali e a vapore dove i musulmani tradizionalmente effettuano il ghusl (bagno purificante) per conseguire la tahara o purità rituale. Situata a sud-est di Cap Bon, sul golfo omonimo, nel Governatorato di Nabeul e a circa 80 km a sud di Tunisi, oggi Hammamet ha una capacità di ricezione alberghiera di oltre 60mila posti letto ed è una delle località più animate del Paese. Ricostruita nel XV secolo, vicino alle rovine romane di Siagu e Pupput, è vissuta fuori dal tempo fino agli anni Venti, quando si trasformò in un punto di ritrovo di scrittori, pittori e artisti, tra cui André Gide, Georges Bernanos, Paul Klee, Frank Lloyd Wright. Il miliardario rumeno Georges Sébastian vi si stabilì costruendo una sontuosa villa, Dar Sébastian, celebrata all’epoca come una delle migliori opere di architettura contemporanea. Durante la seconda guerra mondiale fu requisita e adibita a quartier generale del maresciallo tedesco Rommel. Nel 1959 fu acquistata dallo Stato e trasformata in un Centro Culturale Internazionale. Conserva intatta la piscina interna circondata da un lungo porticato. Attorno si apre un bellissimo parco che arriva fino al mare e circonda il teatro all’aperto, costruito nel 1964, dove si tengono diversi spettacoli.

La città vecchia di Hammamet, la Medina, con le sue stradine tortuose, le case bianche e le corti interne, si sviluppa attorno alla Kasbah. E’ una fortezza che risale alla metà del Quattrocento. Venne realizzata per proteggere la città dalle invasioni via mare da parte dei pirati. Tre porte si aprono nei bastioni. L’entrata principale è costituita da un passaggio a zig-zag, lungo i fianchi del quale sono poste piccole nicchie coperte da soffitti a volta. Un’altra porta si affaccia, dalla parte opposta del porto, sul cimitero marino costruito nel 1881 per accogliere i soldati francesi caduti nel corso della prima occupazione: le tombe bianche sembrano quasi ricongiungersi al mare. Merita una visita anche il Museo del Costume, dove sono esposti una serie di preziosi abiti, anche da matrimonio, utilizzati nella regione. Al tramonto è un must sedersi al caffè moresco Sidi bou Hadid, per sorseggiare una tazza di thé à la menthe godendo l’affascinante vista sul mare. A pochi chilometri si trova Nabeul, che dopo Cartagine è la città più antica dell’Africa settentrionale. Nella zona sud vi sono, infatti, le rovine dell’antica Neapolis, fondata circa 2400 anni fa, di cui narra anche lo storico Tucidide nei suoi scritti, con riferimento ad alcuni episodi della Guerra del Peloponneso (413 a. C). La città passò poi sotto il dominio cartaginese prima e, a partire dal 148 a.C., sotto quello romano, dopo essere stata conquistata dal generale Calpurnio Pisone. Nel corso della dominazione romana Nabeul fu messa in secondo piano, e finì, dopo il 476 d.C. prima sotto i Vandali e poi sotto i Bizantini, che la distrussero con il sopraggiungere degli Arabi.

La principale attività di Nabeul è la produzione della ceramica praticata sin dall’epoca romana, o addirittura dall’età punica. Vasi, stoviglie, soprammobili e piastrelle sono prodotti in oltre cento laboratori artigianali, che è possibile visitare rivolgendosi a qualsiasi negoziante di ceramiche. Di stampo tradizionale, è una ceramica verniciata al piombo (motli), in cui la vernice, verde o gialla, è sempre trasparente e lascia intravvedere i decori tracciati con ossido di manganese. Alcune botteghe lavorano anche una ceramica porosa, detta chawat. Nel 1910 il maestro artigiano Jacob Chemla riuscì a fissare il blu cobalto, che da allora divenne un colore costante in quasi tutte le ceramiche tunisine. Ma l’artigianato non finisce qui. Ci sono anche la lavorazione dello sparto (fibra per cordami), la distillazione dei profumi (fiori d’arancio, gelsomino e rose), i ricami (tele bianche vengono ricamate con fili di seta azzurri e d’argento). E una particolare tecnica per il ferro battuto: i diversi pezzi non sono né saldati né avvitati, ma uniti fra loro con il fil di ferro.

Artigiano del ferro battuto
Artigiano del ferro battuto
Centro dell' artigianato
Centro dell’artigianato

 

Isabella Radaelli
Sono cittadina del mondo, amo viaggiare e penso che ogni luogo, anche quello che ci sembra meno bello, abbia qualcosa da scoprire e da trasmetterci. Quando sono all’aeroporto mi sento già in vacanza e quando intraprendo un nuovo viaggio mi entusiasmo come se fosse il primo. Il viaggio per me è a 360° e attraversa non solo i Paesi, ma tocca la cucina, le persone, le albe e i tramonti. Ho fatto mia questa citazione “colui che non viaggia è come una rana che rimane nel suo stagno”. Collaboro con alcuni giornali e riviste per quanto riguarda l’enogastronomia, il turismo e il benessere. Nel 2011 ho aperto un blog: The Lovely Girl (www.isabellaradaelli.it) in cui parlo dei piaceri della vita tra cui appunto i viaggi.
Isabella Radaelli

Latest posts by Isabella Radaelli (see all)

Isabella Radaelli
Sono cittadina del mondo, amo viaggiare e penso che ogni luogo, anche quello che ci sembra meno bello, abbia qualcosa da scoprire e da trasmetterci. Quando sono all’aeroporto mi sento già in vacanza e quando intraprendo un nuovo viaggio mi entusiasmo come se fosse il primo. Il viaggio per me è a 360° e attraversa non solo i Paesi, ma tocca la cucina, le persone, le albe e i tramonti. Ho fatto mia questa citazione “colui che non viaggia è come una rana che rimane nel suo stagno”. Collaboro con alcuni giornali e riviste per quanto riguarda l’enogastronomia, il turismo e il benessere. Nel 2011 ho aperto un blog: The Lovely Girl (www.isabellaradaelli.it) in cui parlo dei piaceri della vita tra cui appunto i viaggi.
Vai alla barra degli strumenti