Minigolf

Esiste un luogo da dove raggiungere in meno di dieci minuti una parete rocciosa da scalare, una pista di pattinaggio, un punto dove fare surf sulle onde o provare l’ebbrezza di volare appesi a una fune? Oppure, sempre a meno di dieci minuti, una spa dove farsi coccolare, una palestra dove trovare in qualsiasi momento un attrezzo o un coach disponibile? O passeggiare tra gli alberi senza il rumore delle auto ma solo con il cinguettio degli uccellini, fermandosi per vedere e acquistare le proposte nelle vetrine delle grandi firme? O ancora provare ogni giorno una cucina diversa, dall’hamburger al sushi, dal piatto da chef al beverone bionico? E poi ancora la sera assistere a un super musical da Broadway o a spettacoli teatrali sull’acqua di quelli da prenotare almeno con un mese di anticipo?

Il luogo esiste, non è nel mondo dei sogni ed è più vicino di quanto si possa sperare. Perché non solo si sposta, ma nei suoi spostamenti permette di visitare altri luoghi, non certo con le sue mille caratteristiche ma con quel qualcosa di molto particolare che solo paesi e città diverse tra loro per storia e tradizioni possono offrire. A questo punto è chiaro che stiamo parlando di una crociera. Ma non su una delle tante città galleggianti, ma sulla Harmony of the Seas, l’ultima nata della Royal Caribbean, che ha incominciato la sua vita nel Mediterraneo al porto di Barcellona, ai primi di giugno.

Ma perché è così unica? Perché pur essendo americana e di una dimensione tale da poter ospitare oltre 5400 passeggeri, non punta a raggiungere il solito Guinness dei Primati con i numeri, ma si prefigge come obiettivo un optimum qualitativo. E sembra proprio esserci riuscita. A partire dallo stile degli arredi, funzionali, supercurati nei dettagli e nei materiali, ma soprattutto in colori soft e discreti, verde, beige, grigio, champagne. Nessun eccessivo, forzato riferimento alla navigazione se non le grandi vetrate affacciate sui ponti esterni e il balcone vista mare previsto nella maggiore parte delle cabine.

Altrettanto piacevoli, comunque, le cabine affacciate sul Central Park, il ponte passeggiata nel cuore della nave con alberi, panchine, boutique e locali. Nel progetto era stata prevista addirittura l’erba per terra, ma non ha dato buoni risultati. Resta comunque una grande parete con rampicanti dalle foglie multicolori. A differenza di quanto si vede spesso sui grattacieli naviganti, non c’è nessun uso o abuso di oro o barocchismi, ma il tocco interessante di una serie di opere (sculture, quadri, installazioni) di artisti promettenti. Ognuna con la sua didascalia. Perfettamente coerente anche la scelta delle rotte nel Mediterraneo, dove Harmony resterà fino all’autunno per poi navigare ai Caraibi. Cinquantanove gli scali, oltre ai più consueti   come Barcellona, Marsiglia, Napoli e Palma di Maiorca, mete incuriosenti come la Provenza, Ajaccio consigliata ai cultori del grande corso, Malaga, Gibilterra. Last but not least un accordo di cinque anni della Royal Caribbean con il WWF per “garantire la salute a lungo termine” degli oceani.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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