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Emanuela ama viaggiare, anche in solitaria, fra la natura. E spesso ci regala dei racconti inediti, profondi, toccanti di quello che vede. Come questi due che pubblichiamo. Un grande regalo per tutti. Frutto del suo incessante lavoro di giornalista della sede RAI di Genova, sempre in prima linea per raccontare i dolori che il Covid sparge a piene mani. Implacabile. Senza guardare in faccia nessuno.

Tutti in casa. L’antivirus siamo noi

di Emanuela Pericu*

A questo punto la partita è iniziata. Da un lato c’è Covid, dall’altro tutti noi. Nessuno escluso.

Noi partiamo con un vantaggio: Lui per vivere ha bisogno di noi. Noi no.

Lui, senza di noi, non va da nessuna parte.

Siamo noi che lo portiamo a spasso, tra una stretta di mano e un abbraccio. Siamo noi che lo facciamo circolare, incontrandoci e stando tutti vicini vicini. Siamo noi che abbiamo il potere di agevolare il suo percorso o di ostacolarlo.

La strategia per vincere è una sola: fargli terra bruciata intorno, sbarrargli qualunque strada di passaggio, impedirgli di passare dall’uno all’altro.

Come? Semplicemente non facendoci trovare. Stando a casa. Come in una gigantesca partita a nascondino.

Ci deve cercare senza trovarci. Deve trascorrere le sue giornate a vagare per le strade. Invano. Perché noi saremo tutti al sicuro a casa. Lo dobbiamo far stancare. Fargli venire il fiatone a furia di correrci dietro.

Lo so che può costare fatica restare in casa, ma è su questo che conta il virus. “Prima o poi non resistono ed escono- si ripete ridacchiando- intanto gli esseri umani non sono capaci a fare squadra, qualcuno che va fuori pensando di essere più furbo degli altri, lo trovo sempre”.

Ha ragione lui, siamo fatti così. Ma questa volta lo dobbiamo fregare.

TUTTI in CASA a guardare un film, leggere un libro, inventarci un gioco. E lui fuori a cercarci.

TUTTI in CASA a fare frittelle, una partitina a briscola, una chiacchierata in famiglia. E lui che non trova nessuno.

TUTTI in CASA al sicuro, a guardare Covid diventare sempre più debole girando a vuoto per la città. Deserta. Vuota.

E a quel punto usciremo tutti insieme gridando “Tana. Liberi tutti!!!” e riprenderemo la nostra vita normale.

Ormai la partita è iniziata. Una gigantesca partita a nascondino. Tutti in campo.

L’antivirus siamo noi. Nessuno escluso.

Uno dopo l’altro, come birilli

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“A mani nude. Siamo soli, a mani nude”. Lo ripete più volte, non riesce ancora a crederci. Lo sguardo perso, gli occhi velati, sul volto il segno delle tante notti insonni. Simona lavora in una RSA. Si occupa di anziani. Si prende cura di loro, li accudisce, li lava, li imbocca, li conforta.

Nella struttura dove lavora ci sono 22 pazienti. Li conosce uno ad uno. Alla signora Anna fa paura il buio, Franco vuole che tutti gli diano del tu, lo fa sentire a casa. Il signor Mauro odia la pastina nel brodo, Carla dorme meglio se qualcuno si affaccia alla porta della camera e le augura la buonanotte.

Il Covid li ha colti tutti di sorpresa. In un attimo tutte le regole, tutte le abitudini sono saltate.

“Nessuno di noi si è tirato indietro- mi assicura Simona- ma nessuno immaginava che saremmo rimasti soli. Senza una mascherina, senza un camice, senza una protezione. A mani nude. Da settimane. Noi e 22 anziani. Soli contro il Covid.”

Non riesce neanche a piangere, mentre mi racconta la sua storia. Ormai le lacrime le ha finite, le ultime le ha versate mentre teneva la mano di un’anziana che stava morendo. Era Carla, quella che dorme meglio se le dai la buonanotte. “Almeno quella sera volevo che avesse la sua buonanotte, almeno quello” – e la sua voce diventa un sospiro.

Simona ha paura. Paura per se stessa e per i suoi bambini che l’aspettano a casa. “Se mi ammalo io, che faranno?” Paura per gli anziani della struttura. Paura di contagiarli. Di essere lei la causa della loro morte. “Io sto bene. Sto attenta -mi racconta- ma senza un tampone come posso dire di essere sana? Di non essere io che li sto facendo ammalare? Ma il tampone non glielo fanno fare.

È un pensiero che la tormenta ogni volta che uno dei suoi anziani vola via. La prima è stata Anna, meno male che è morta di giorno, proprio lei che aveva così paura del buio. Franco è morto subito dopo. E poi altri tre, uno dopo l’altro come birilli.

“In TV dicono che nessuno è rimasto senza cura, ma non è vero sa? Hanno semplicemente preferito far finta di non vedere che fossero malati. Cosi non hanno dovuto curarli. Tanto sono anziani.”

Solo ad uno degli ospiti hanno fatto il tampone. Era Mauro, una tempra forte, più forte degli altri. Lui non è morto in istituto, lo hanno ricoverato e all’ospedale gli hanno fatto l’esame. Può immaginare il risultato? Positivo. Come probabilmente lo erano tutti gli altri.

“Potevamo proteggerli di più, volevamo proteggerli di più- continua a ripetermi, “ma non avevamo nulla. Niente mascherine, niente protezioni”

Si sono spenti uno dopo l’altro come le candeline di una torta. Caduti uno dopo l’altro come birilli. E noi lì, impotenti. A mani nude. Ancora oggi.

*Giornalista RAI

 

 

Redazione Neos

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