giornalismo di viaggio

Durante la guerra di Crimea, il 25 ottobre del 1854, nella piana di Balaklava una brigata di cavalleria leggera inglese fu spazzata via dai cannoni russi, contro i quali era stata scelleratamente mandata alla carica a seguito di una sventurata miscela di insipienza, personalismi, abbagli ed errori degli alti comandi anglofrancesi.

L’episodio è passato alla storia come “La carica dei 600” e non ebbe, come si è tentato di far credere, nulla di eroico: fu solo l’inconsapevole suicidio collettivo di centinaia di dragoni, lanceri e ussari.

Un secolo e tre quarti dopo, assistiamo a un altro suicidio collettivo. Meno cruento ma non meno drammatico. E’ un suicidio economico e professionale. Dove i 600 non sono i soldati, bensì gli euro, quelli dell’una tantum per le partite iva stanziati per decreto in chiave antivirus e disponibili da lunedì prossimo. Dove i fanti, mandati a combattere a migliaia sul fronte dell’informazione, sono i giornalisti iscritti all’Inpgi2, cioè autonomi e liberi professionisti, inclusi i molti che si occupano di viaggi come i soci della Neos. I comandi scellerati sono invece il Governo e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, cioè l’FNSI, il sedicente sindacato dei giornalisti, e l’OdG.

Per noi del settore dei viaggi (ma agli altri non va in modo troppo diverso) il massacro si svolge così.

Nel breve volgere di qualche giorno, a causa del blocco e della mancanza di certezze per il futuro tanto prossimo quanto anteriore, decine di servizi, reportage committenze, progetti già pianificati vengono cancellati, sospesi, rimandati sine die.

Per noi giornalisti freelance le prospettive di fatturato di colpo si azzerano, gli investimenti di tempo, denaro, idee si vanificano.

Da anni del resto la categoria, tutta la categoria giornalistica, stenta in una crisi generale e in una progressiva riduzione di tutele (a cominciare da compensi, giunti spesso a soglie pressochè simboliche) che – ovviamente al netto delle rituali recite istituzionali – corre nella totale indifferenza della politica, dei governanti e del sindacato.

Su questa situazione già grave piomba la pandemia che, paralizzando il paese e la sua economia, con una reazione a catena di fatto paralizza anche la filiera editoriale.

In questo quadro, il governo commette due fatali errori: al cospetto di un danno destinato come minimo a compromettere i già magri ricavi dei liberi professionisti per almeno un anno intero, concepisce il sostegno agli autonomi come una tantum di 600 euro, limitandola al solo mese di marzo, salvo “rinnovi” ad aprile, ed esclude espressamente dal beneficio tutti gli iscritti a un ente previdenziale diverso dalla gestione separata dell’Inps. Quindi anche i giornalisti.

I quali ovviamente rumoreggiano.

Questa clamorosa esclusione risveglia di colpo dal suo cronico sopore il sindacato che, per bocca del segretario Lorusso, esprime una rituale, tardiva e inutile indignazione e poi si riacquieta. Idem dicasi per l’OdG nazionale.

Solo l’Odg lombardo protesta vibratamente ed ottiene dall’esecutivo qualche briciola, cioè la promessa che i giornalisti autonomi verranno in qualche modo inclusi nel successivo decreto che, ad aprile, dovrebbe estendere il famoso obolo dei 600 euro agli extra Inps.

Insomma, ecco di che si parla: del miraggio di 600 euro una tantum a fronte della sopravvivenza professionale di una categoria. La nostra.

Cari colleghi, sono il primo a sapere che è tardi e non sono certo noto per il mio ottimismo, ma almeno la pelle vorrei venderla a caro prezzo. E credo che anche la nostra associazione dovrebbe prendere una posizione netta su questo punto, facendosi sentire nei limiti delle sue possibilità, come tutti noi dovremmo fare anche individualmente.

Che ne pensate?

Un saluto

Stefano Tesi

Stefano Tesi

Stefano Tesi

Libero professionista da sempre, da trent’anni realizza reportage, articoli e inchieste da tutto il mondo (oltre 100 paesi visitati) per conto di testate italiane e straniere – cartacee, web, radio, tv – occupandosi di viaggi, società, attualità, costume, economia, agricoltura, arte, cultura, musica, enogastronomia. Ha cominciato con Montanelli al Giornale, preferendo tuttavia l’autonomia al posto in redazione. Esperto di libera professione, l’ha insegnata all’IFG Tobagi di Milano e da 2005 è consulente del Tribunale di Firenze in materia di lavoro giornalistico. Già fondatore e vicepresidente della Neos, è stato anche fondatore e presidente di Aset (associazione stampa enogastroagroalimentare toscana). Autore di numerosi libri e guide, è un profondo conoscitore della Toscana e del mondo rurale. Dirige la blogzine www.alta-fedelta.info e il semestrale Global Environment, scrive per Dove, la Guida Ristoranti dell’Espresso, Civiltà del Bere, Corriere Vinicolo e altri. Senese, vive isolato in campagna.
Stefano Tesi

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Libero professionista da sempre, da trent’anni realizza reportage, articoli e inchieste da tutto il mondo (oltre 100 paesi visitati) per conto di testate italiane e straniere – cartacee, web, radio, tv – occupandosi di viaggi, società, attualità, costume, economia, agricoltura, arte, cultura, musica, enogastronomia. Ha cominciato con Montanelli al Giornale, preferendo tuttavia l’autonomia al posto in redazione. Esperto di libera professione, l’ha insegnata all’IFG Tobagi di Milano e da 2005 è consulente del Tribunale di Firenze in materia di lavoro giornalistico. Già fondatore e vicepresidente della Neos, è stato anche fondatore e presidente di Aset (associazione stampa enogastroagroalimentare toscana). Autore di numerosi libri e guide, è un profondo conoscitore della Toscana e del mondo rurale. Dirige la blogzine www.alta-fedelta.info e il semestrale Global Environment, scrive per Dove, la Guida Ristoranti dell’Espresso, Civiltà del Bere, Corriere Vinicolo e altri. Senese, vive isolato in campagna.
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