by  Maria R. D’Amico

 

Andare a Berlino in inverno può essere un’ottima idea per chi ama viaggiare. E partecipare alla Berlinale, il famoso festival del cinema che si tiene ogni anno a metà febbraio intorno a Potsdamer Platz (progettata dal genovese Renzo Piano, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989), può essere un motivo in più per un viaggio che allarga gli orizzonti. 

Da sempre la Berlinale è il punto di riferimento dei giovani registi di tutto il mondo, soprattutto dei Paesi emergenti. Qui vengono selezionati i nuovi talenti, come per esempio la franco-senegalese Mati Diop, regista determinata e molto chic, che quest’anno ha vinto l’Orso d’oro con Dahomey. E’ un documentario di un’ora che racconta il viaggio di ritorno verso l’Africa di 26 opere d’arte primitiva, trafugate nel 1892 dai francesi e restituite nel 2021 al Paese d’origine, il Benin, dove è nata la religione voodoo. 

Un altro film-viaggio straordinario è stato proiettato al Berlinale Palast, per chi è in cerca di nuove avventure è Shambhala, girato tra le montagne del Dolpo a 6.000 metri, vicino al Tibet e diretto dal nepalese Min Bahadur Bam. Un’immersione a 360 gradi nella bellezza del “tetto del mondo”. Sembra proprio di essere lì a contatto con le montagne, i sorrisi degli abitanti, i colori dei loro vestiti, i monaci, le bandierine, gli yak, le piccole comunità e le bellissime donne che hanno un ruolo determinante ma ancora pochi diritti e pochissima libertà.    

 

Redazione NEOS

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