Alle porte di Cracovia, dopo circa 40 km, l’idillio di Oświęcim, cittadina con villette dai giardini ben curati e pieni di fiori, e l’orrore del “male assoluto” nei vicini campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dove sono stati gasati oltre due milioni di ebrei, sinti, rom, omosessuali, polacchi e prigionieri di guerra.

Questi luoghi di morte sono visitati ogni anno da oltre sei milioni di persone che sfilano in raccolto silenzio e commozione dinanzi ai forni crematori, dentro le baracche dove erano stipati su rudimentali letti di tavolaccio fino a trecento persone. È quasi un pellegrinaggio.

L’incubo della follia

Per me è stato un viaggio nell’incubo della follia nazista. Male assoluto voluto e lucidamente programmato da Hitler ed eseguito con criminale precisione da migliaia di militari, funzionari e SS, le cui colpe ricadono ancora oggi sul popolo tedesco.

I cadaveri di queste vittime innocenti si sono materializzati davanti ai miei occhi nel terrore di quelle pareti nude, di quelle bocche dei forni crematori oscenamente spalancate, di quei fetidi loculi dove dormivano, di quelle baracche gelide e spoglie dove vivevano in attesa della morte fra violenze inaudite, di quei mucchi di poveri oggetti sottratti a forza e raccolti con puntigliosa caparbietà dai loro aguzzini.

Viaggio per non dimenticare

Bisogna andare nei campi di sterminio. È un viaggio che lacera la mente. Per non dimenticare. Contro i nuovi nazismi. Contro i negazionisti.

Faccio mio il suggerimento di patrizia Borghetti. Occorre rileggere la Banalità del male di Anna Arendt per capire come sia stato possibile tale orrore. Ma anche consiglio di rivedere il film Il figlio di Saul.

Foto Courtesy Massimo Bisceglie

Redazione Neos

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