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Veduta generale del villaggio di Zeitun costruito nel XIX secolo da membri della setta dei Senussi © Daniele Pellegrini

Nel nulla del deserto di sabbia, alle soglie del grande Deserto Libico, a pochi chilometri da Siwa, abbandonato all’estinzione, il villaggio di Zeitun è un complesso di edifici stretti l’uno accanto all’altro. Sono case-rifugio, edifici di culto e di sopravvivenza, con la macina in blocchi di pietra per stritolare e macinare, ruotando, i cereali, poi il forno e la sala aperta agli elementi, per essiccare i datteri e le olive.

Costruito nel diciannovesimo secolo da una tribù di Senussi, accanto a un villaggio preesistente che ospitava un piccolo tempio romano, di cui restano alcuni brani di muri del recinto smangiati dal tempo, è interamente in karshef. Il karshef è un materiale composto da blocchi del sale fossilizzato raccolto nei laghi salati nei dintorni di Siwa, mescolato con fango e acqua. È sempre stato usato localmente per costruire edifici bassi con pareti spesse e fondamenta poco profonde. Per l’azione del vento, le pareti così elevate producono polvere e questa è la ragione principale per cui la tecnica tradizionale nell’oasi di Siwa si va perdendo, in favore di cemento e acciaio.

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Il direttore generale delle antichità di Siwa Abdel Aziz Aldumairy mostra iI resti dell’antica moschea del villaggio abbandonato di Zeitun © Daniele Pellegrini

Nel villaggio di Zeitun, i tetti erano in travi di legno e palma, di cui resistono atterrati lunghi e grossi tronchi. Costruttori e ultimi abitanti del villaggio furono i Senussi, una tribù appartenente alla confraternita islamica fondata da Muhammad Ali Al-Sanussi (i Senussi sono passati alla storia per la loro campagna militare che ebbe luogo nell’Africa settentrionale, dal novembre 1915 al febbraio 1917, durante la prima guerra mondiale, che li vide organizzare combattenti di varie tribù stanziate in Cirenaica e Tripolitania , sostenuti dall’Impero Ottomano e dall’Impero tedesco contro l’impero britannico e l’Italia).

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Il villaggio di Zeitun era particolarmente importante per la coltivazione delle olive come dimostra il suo nome che in arabo significa oliva. Tra le rovine delle antiche case si trova un grande frantoio ancora in buono stato di conservazione © Daniele Pellegrini

Così come avevano deciso nell’Ottocento di stabilirsi a Zeitun, i Senussi se ne andarono, in tempi recenti, abbandonando il villaggio al suo destino. Tutte le città morte e i numerosi villaggi, altrettanto morti nel mondo, hanno avuto vita intensa, a volte magnifica, in attesa di qualcosa, una catastrofe naturale, una distruzione aliena di un nemico impietoso, un drastico cambiamento climatico, un male oscuro, l’invidia divina per un’empietà commessa…

Oggi nel villaggio di Zeitun, ci sono solo affascinanti rovine, un indecifrabile labirinto di sonoro silenzio, che i Senussi immaginarono, compatto e forte, a loro abitazione e difesa, dove ora i muri sembrano lamentarsi, mentre si crepano, le frane sono in attesa, i crolli silenziosi e lenti, e altri che pensiamo clamorosi si susseguono irreparabili.

 

Paolo Rinaldi
Nato verso la metà del secolo scorso, ha sempre amato il viaggio e, molto, anche scriverne, con passione. Passaggi fondamentali nella sua vita sono stati gli anni trascorsi accanto a Walter Albini, lavorando nella moda, negli anni Settanta, e poi quelli trascorsi come caporedattore a Casa Vogue, diretto da Isa Tutino Vercelloni. È stato giornalista freelance, sempre viaggiando e scrivendo molto. Oggi che tutto è cambiato, non sempre in peggio, pubblica online un magazine settimanale, carnet de notes, che riceve molti consensi.
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