C’è l’ulivo di Mirovica, a Bar (Montenegro), che con i suoi duemila anni è nella lista dei più antichi al mondo. Ci sono i tronchi contorti e monumentali della Valle d’Itria e del Salento, in Puglia, resistenti ai millenni. Ma anche l’itinerario tra gli olivi storici molisani del Parco del Venafro e quello che si snoda nella parte meridionale dell’Albania. Paesaggi solo apparentemente distanti: perché una Via internazionale dell’olivo è ormai possibile. Un percorso che richiama la Via Traiana, d’epoca romana, costruita dall’imperatore Traiano per mettere in comunicazione Roma e Brindisi con l’Oriente.

Questa comunicazione avviene tra uliveti secolari, passa attraverso il dolore della Xylella, ma permette di scoprire luoghi dalla storia infinita, anzi anche dalla preistoria lunghissima, visto che probabilmente l’utilizzo dell’ulivo nei Paesi Mediterranei era già noto a quei tempi. Poi furono i Messapi a coltivare ulivi in gran parte della Puglia, cosa che già avveniva da tempo in Palestina, Siria o a Creta.

Oggi, camminare tra gli ulivi che affondano le radici nei secoli è sinonimo di stupore e incanto. Cesare Pavese viaggiava carezzando i tronchi e li definiva “amici ritrovati”; un po’ come avviene ora che la fortunata moda dei Cammini avvicina sempre più turisti al mondo dei percorsi naturalistici. Per gli ulivi l’antica icona di pace si attualizza e diventa una meta, sotto i colpi della pandemia e dell’invasione del batterio infestante nelle campagne pugliesi. Ma basta camminare sotto le foglie grigio-argento che stupivano Van Gogh, per pensare a tutt’altro, alla forza, alla bellezza.

Gli itinerari

La novità sul fronte delle comunità e delle organizzazioni internazionali è un programma che ha accomunato Puglia, Montenegro, Albania e Molise e ha messo in atto una serie di buone pratiche grazie alle quali nascono percorsi turistici slow, attività di tutela, mappe conoscitive e una serie di iniziative capaci di creare una Strada dell’Ulivo, non solo un percorso trekking (ci sono anche quelli) ma uno sviluppo complesso di opportunità internazionali. Il bilancio di questa attività in un incontro online promosso dal Ciheam Bari (Istituto Agronomico Mediterraneo) per riflettere sui tanti sviluppi dell’Interreg Ipa Cbc con il programma Cbo (Cross Border Olive), che ha collegato territori vicini e lontani, azioni di protezione ambientale e di cultura rurale, coscienza e informazione delle comunità. Per tornare a viaggiare, forse il primo step è il Cammino, la natura, l’aria aperta. Chi abbia voglia, appena si potrà, di camminare tra gli ulivi, ha a disposizione tanto materiale: mappe, brochure, segnaletica e formazione delle comunità. E c’è anche tanta umanità, perché dal Montenegro all’Albania, da Venafro alla Puglia, sono stati formati anche cittadini e contadini, si è creato un vero percorso dell’anima e della mente che sicuramente darà i suoi frutti. In Molise, il sentiero degli ulivi incrocia il Cammino di S. Timoteo; in Montenegro la via Dinarica, considerata da National Geograpihic come uno dei più bei percorsi trekking. Un video del cammino montenegrino prodotto dalla Municipalità di Bar è visibile qui . Così come sia In Albania, che in Puglia che in Montenegro, ci sono itinerari cicloturistici da provare. Sentendo il vento sulla faccia e il suo fruscio tra le foglie di ulivo.

Senza confini

Quante lingue diverse si parlano a piedi degli ulivi? Mediterranee, europee, balcaniche e non solo. Lingue che echeggiano in questo progetto Cbo, affacciato tra la Puglia e il centro d’Italia, tra la Puglia e zone naturali che vanno conosciute, in Albania e in Montenegro. Ambiente, turismo sostenibile e valori culturali: non è solo un itinerario quello che sta nascendo con il lavoro di questo gruppo internazionale. Come sottolinea il direttore del Ciheam Bari, Maurizio Raeli, valorizzare i contesti locali e legare un’opportunità che guarda al futuro con una forte radice territoriale e simbolica quale è l’ulivo, significa andare molto oltre e i risultati di questo progetto lo dimostrano.

La Puglia è in prima linea e ha fortemente voluto il progetto, con i suoi ulivi secolari – fa notare Biagio Di Terlizzi, direttore esecutivo Ciheam – e soprattutto con la voglia di arginare il flagello della Xylella, un problema che ci riguarda tutti. Gli esperti interessati al programma, dal Ciheam alla Regione Puglia, dal Parco del Venafro in Molise all’Università di Tirana (Facoltà di Agricoltura), fino alla Municipalità di Bar, all’Uri Albania e alla Associazione Valdanos, hanno aggiunto un tassello ad un mosaico naturale, quello del paesaggio e della Storia. La Puglia ha le strade dell’ulivo pronte a mostrarsi e il responsabile del progetto, Pandeli Pasko, con Nino Dubla, referente della Comunicazione Ciheam Bari per il progetto CBO, con Rosanna Quagliariello, capo dell’Ufficio Relazioni esterne e Comunicazione, si stanno adoperando per far conoscere questa realtà. Le azioni di intervento vanno dalla ricerca e dalle relazioni (R. Callieris, G. Cardone, G. Ciola, G. Cataldi, J. Calabrese, M. Semeraro) alla cooperazione internazionale, tanto che voci come quelle del rettore albanese Fatbardh Sallaku, o di Endrit Kullaj sull’oleoturismo e di ricercatori come Erdona Demiraj, Romina Koto, Adhurim Lazaj, Ita Angoni sul fronte albanese, hanno raccontato come i percorsi nascono attorno agli ulivi secolari. Tante, tantissime le professioni coinvolte, per l’Uri ha parlato l’esperto ambientale Erni Kocani; per il Montenegro, Bar Municipality, Ana Zivanovic; per l’associazione Valdanos Fjolla Cakuli; per il parco di Venafro il direttore Emilio Pesino con Adele Rossi. L’obiettivo è legarsi con i tour operator, promuovere iniziative, rendere questa secolare eredità comune dell’olivo una strada idenditaria dal forte sapore comunitario. E senza comunità, non c’è cammino che tenga.

Enrica Simonetti

Enrica Simonetti

Per 4 anni ha lavorato nell’emittente Antenna Sud e ha pubblicato articoli su National Geographic Italia, Il Gommone, Traveller e Lettera Internazionale. Ha viaggiato molto in Italia, in Europa, negli States e in NordAfrica. Appassionata di storia del mare, ha compiuto uno studio- reportage sui fari italiani, dal quale sono nati tre libri, pubblicati da Laterza. Con un gruppo di scrittori del mare anima la “Vedetta sul Mediterraneo”, una vecchia torre a Giovinazzo (Bari) inaugurata da Pedrag Matvejevic, in cui si tengono incontri sul mare e mostre fotografiche. Lingue: inglese, francese, spagnolo.