Veduta di Campiglio dall’alto

La gestione dei Parchi della Val di Cornia tra le Province di Pisa, Livorno e Grosseto è da oltre 15 anni un riferimento virtuoso per tutto il comparto turistico nazionale. Non deve essere stato facile mettere insieme nello stesso progetto di promozione del territorio i diversi interessi economici, paesaggistici, agroforestali, turistici e amministrativi in un’unica operazione condivisa ed economicamente sostenibile. Una realtà tutta al femminile: imprenditrici, sindaci, aziende turistiche e privati. Abbiamo chiesto alle amministrazioni comunali di Campiglia Marittima e di Suvereto, ai sindaci e agli assessori dell’ambiente e della cultura – tutte scienziate del panorama turistico – di spiegarci come ci sono riuscite.

Per Campiglia Marittima 
a rispondere sono il sindaco Alberta Ticciati, l’assessore al turismo e allo sviluppo economico delle Imprese Stella Zannoni e l’assessore per l’ambiente Elena Fossi.

Alberta Ticciati, sindaco di Campiglia

          Innanzi tutto ringraziamo la NEOS giornalisti di viaggio per l’interesse dimostrato per il nostro territorio. La nostra formula di gestione è partita già negli anni novanta come una SpA. L’ispirazione ci è stata trasmetta dal prof. Riccardo Francovich dell’Università di Siena. Il docente metteva insieme l’archeologia che era la sua materia di insegnamento, con storia, tutela del paesaggio e l’innovazione. Noi abbiamo fatto uguale immettendo nello stesso progetto sul territorio le aziende, le Istituzioni, i privati e le Amministrazioni comunali. Fine anni 90 e inizio 2000 il nostro territorio ricco di siderurgia e miniere è andato in crisi. Abbiamo colto il momento per lanciare il turismo. Confortati dalla presenza di molti stranieri residenti nella zona (olandesi, francesi e tedeschi) ci siamo impegnate in un modello di sviluppo facendo leva su un turismo stanziale, culturalmente più preparato, più lento e più sostenibile. È stato un successo. Fino al fenomeno pandemico. Ora ci siamo rimboccate le maniche e stiamo trasferendo la nostra esperienza in un intervento più ampio coinvolgendo non soltanto gli Enti locali, ma le Istituzioni regionali e statali. I Parchi Val di Cornia non sono più uno strumento locale, ma un modello culturale polifunzionale destinato a coinvolgere la dimensione nazionale ed europea. Dobbiamo inoltre tener presente la natura delle Amministrazioni che sono legate ai cambiamenti sociali e quindi destinate a mutare ad ogni turno elettorale e alle inevitabili scelte politiche. Il futuro per noi passa certamente da una valutazione della nostra storia, ma la ripartenza deve andare al di là dello stallo pandemico verso un’area più vasta. Il turismo è intimamente connesso alla totale economia del territorio che è un ecosistema complesso. Insomma dobbiamo diventare scienziate del territorio.

Per  Suvereto

Il portale d’ingresso al centro storico di Suvereto

Suvereto è una città del vino, dei parchi, dei musei diffusi. Patria di vini nobili, di 20 cantine, la più illustre delle quali, Petra, disegnata dall’architetto Mario Botta. E poi Vetulonia e, nelle vicinanze, Populonia e le spiagge di Baratti. Un territorio che integra natura e cultura, come già sosteneva lo storico Isodoro Falchi: “Suvereto è un campo tuttora vergine ove il viaggiatore può spaziare quanto vuole in utili ricerche. Nessun’altra parte della Toscana potrebbe offrirgli una così copiosa messe di notizie di tutte le epoche”.
La stessa sede comunale dove siamo ospitati in occasione di questo incontro, è un palazzo duecentesco che svetta tra genuine architetture medioevali racchiuse nelle mura aldobrandesche. Da qui si apprezza tutta la Val Cornia e il suo territorio cerniera tra la Maremma e il litorale. Cinque i Parchi integrati in un percorso di continuità tra i quali il Parco archeo-minerario di S. Silvestro, il Parco naturale di Montioni,  il Parco forestale Poggio Neri e i “sentieri del silenzio”. Ma il vero spettacolo di Suvereto sono le persone.

A rispondere sono il sindaco Jessica Pasquini e l’assessore al bilancio, politiche sociali e pari opportunità Caterina Magnani. 

Jessica Pasquini, sindaco di Suvereto e Caterina Magnani

         L’ideazione dei Parchi Integrati è partita nella convinzione che non ci dovesse essere divisione tra cultura e turismo. Il turismo da solo non produce cultura, non alimenta il territorio e non fa formazione. La promozione di un territorio non può partire da un solo elemento. Perciò abbiamo collegato le aree interne con le aree balneari, l’archeologia con la salute, il vino con la pittura, il jazz, i concerti itineranti.
Le Cantine ci hanno aperto al mondo, ma sono i contatti, le persone, le associazioni che ci hanno permesso di creare nel tempo un modello che ha funzionato bene fino al lockdown. La potenzialità turistica va integrata tra tutte le emergenze dell’ambiente. Non facciamo distinzione tra Firenze e Suvereto, mettiamo in pari dignità tutto ciò che abbiamo per attirare gli investimenti e, oggi, per rilanciare il progetto ci vogliamo aprire ai fondi europei attraverso la Regione. Uno dei nostri obiettivi è di promuovere la demografia, ripopolando il territorio. Dopo un periodo di grave discesa demografica ora stiamo incrementando le residenze attivando il territorio attraverso incentivi economici, facilitazioni per la casa, l’equità fiscale, i servizi, la connessione internet. Ci siamo tutti resi conto che si può lavorare più facilmente da casa dove il panorama naturale sostiene la qualità di vita. Non chiediamo tasse di soggiorno, lavoriamo con passione e vorremmo introdurre il valore passione anche nel turismo così come si fa con passione ogni attività davvero creativa, dalla archeologia alla gastronomia, dalla agricoltura alla musica. Perché non al turismo? 

Suvereto, centro storico
Suvereto, Rocca Aldobrandesca

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.