val d'orcia
L’albergo Le Terme di Bagno Vignoni

«Quello che volteggia sopra di noi è un nibbio reale, un uccello migratorio che in questo periodo parte dal nord dell’Europa e viene in Toscana per nidificare. Lo distinguiamo dalla poiana perché il nibbio è di dimensioni maggiori, ma anche per la modalità di volo: è più agile, usa la coda a forma di rondine quasi come un timone per darsi la direzione. La poiana è invece più stanziale e più discreta: utilizza le correnti ascensionali e il suo è quindi un volo passivo». Così spiega la biologa Gloria Cesaretti che ci accompagna con le biciclette elettriche in questa escursione per la Val d’Orcia, in provincia di Siena. Trentun anni, Gloria ha conseguito la laurea triennale all’Università di Siena e la magistrale a Roma Tre. Dopo un’esperienza a Marsiglia, è tornata nella sua valle, nel paesino di Gallina: «I residenti sono centoquaranta, tenuto conto anche dei poderi circostanti. A Bagno Vignoni abitano invece solo trentacinque persone».

Siamo arrivati in Val d’Orcia domenica 25 ottobre. Mentre eravamo in viaggio dalla Liguria di Ponente, il premier Giuseppe Conte annunciava le nuove norme del Dcpm tra cui la chiusura delle terme a partire dalla mezzanotte. Ormai a metà strada, abbiamo deciso di proseguire. Siamo arrivati alle tre del pomeriggio e siamo subito andati alle terme all’aperto dell’Hotel Posta Marcucci. Nel giro di qualche ora, il governatore della Toscana ha chiarito con Palazzo Chigi che le terme dentro agli alberghi sarebbero rimaste aperte per i clienti dell’hotel. «Sarebbe stato meglio essere più precisi fin da subito: eravamo al completo e, sentita la conferenza stampa di Conte, la metà dei clienti ha disdetto le prenotazioni per tutto il prossimo mese», osserva Diego Banchetti, terza generazione di proprietari dell’elegante Albergo Le Terme, situato in uno splendido edificio del Quattrocento che si affaccia sulla vasca etrusca di Bagno Vignoni.

Il tragitto in bici

Lunedì mattina verso le nove e mezza siamo partiti con le biciclette elettriche prese a noleggio dalla cooperativa Ciclofficine del Teatro Povero di Monticchiello. Il briefing è breve: il computer sul manubrio a sinistra si accende e, schiacciando un bottone, si passa dalla modalità off a quella eco e poi si va sempre con maggior facilità fino al turbo per le salite. Di pari passo, bisogna scalare le marce, alla destra del manubrio. È una bella giornata di sole, ventosa. Siamo in pantaloncini corti, t-shirt e pile, casco.

I dati tecnici del giro con le biciclette elettriche

Ci dirigiamo verso Monticchiello, frazione del comune di Pienza e borgo storico famoso per il teatro povero. Ed è proprio qui, nell’emporio adiacente al teatro, che ci accoglie Roberto: un signore dalla barba bianca che ci offre il caffè. Dopodiché partiamo alla volta di Pienza e, strada facendo, attraversiamo i calanchi, «un fenomeno geologico di erosione del terreno per effetto di dilavamento delle rocce argillose», spiega Gloria. A Pienza, gironzoliamo per le vie dell’Amore e della Fortuna, augurandoci siano di buon auspicio. E poi la piazza Piccolomini, che prende il nome dal Papa Pio II di Pienza, e i giardini del Palazzo.

Pienza

Sulla via del ritorno percorriamo la strada del Gladiatore del film di Ridley Scott con Russell Crowe, verso la Pieve di Vitaleta, una chiesa sperduta nella campagna tra le colline della Val d’Orcia, costruita con la pietra di Rapolano Terme. È uno sterrato, il fango ci mette un po’ in difficoltà ma riusciamo a proseguire. Rientriamo all’Albergo Le Terme all’una e mezza del pomeriggio. Il tempo di una doccia per toglierci la terra dai polpacci e siamo seduti al bistrot Le Terme .

val d'orcia
La strada del Gladiatore

È tardi per pranzo, ma il cuoco Manuele Graziani ci accoglie con cordialità. Dopo una centrifugata, ordiniamo pici con il sugo di chianina e melanzane alla parmigiana con stracciatella. A prendere l’ordinazione è Laura Banchetti, sorella di Diego, il suo sorriso traspare nonostante la mascherina. Dopo un riposino, andremo alle terme del nostro albergo. La sera, con calma, mi connetterò all’account Instagram della biologa che ci ha accompagnato nella gita con le biciclette elettriche: «Ho scelto come username gloriabrocken perché l’effetto brocken, anche chiamato effetto Gloria, è un effetto ottico che dà l’illusione di un arcobaleno a 360 gradi con la propria ombra proiettata all’interno». Inizia così la nostra vacanza, romantica e sportiva, nonostante la pandemia. In tutta sicurezza.

Farian Sabahi

Farian Sabahi

Giornalista, docente universitaria e scrittrice specializzata sul mondo musulmano. Il suo motto è «viaggiare è vivere due volte», tratto da un verso del poeta persiano Omar Khayyam. Ha conseguito il dottorato in Storia dell'Iran presso la School of Oriental and African Studies di Londra (1999) e attualmente insegna Giornalismo tra diritti e libertà a Varese, un corso sull’Iran a Como (Università dell’Insubria) e il corso di Relazioni internazionali del Medio Oriente all’Università della Valle d’Aosta. Giornalista professionista, scrive di Economia per Il Corriere della Sera e di Esteri e Cultura per il manifesto. È autrice del memoir Non legare il cuore (Solferino 2018), dei saggi Storia dell'Iran 1890-2020 (Il Saggiatore) e Storia dello Yemen (2010, nuova edizione aggiornata in uscita a fine 2020), dei reportage Un'estate a Teheran e Islam. L'identità inquieta dell'Europa, del reading teatrale Noi donne di Teheran e del libro-intervista Il mio esilio con il Nobel per la pace Shirin Ebadi. Accompagna i viaggi dei lettori del Corriere della Sera e di Kel12-National Geographic in Caucaso, Medio Oriente e Asia Centrale.
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Giornalista, docente universitaria e scrittrice specializzata sul mondo musulmano. Il suo motto è «viaggiare è vivere due volte», tratto da un verso del poeta persiano Omar Khayyam. Ha conseguito il dottorato in Storia dell'Iran presso la School of Oriental and African Studies di Londra (1999) e attualmente insegna Giornalismo tra diritti e libertà a Varese, un corso sull’Iran a Como (Università dell’Insubria) e il corso di Relazioni internazionali del Medio Oriente all’Università della Valle d’Aosta. Giornalista professionista, scrive di Economia per Il Corriere della Sera e di Esteri e Cultura per il manifesto. È autrice del memoir Non legare il cuore (Solferino 2018), dei saggi Storia dell'Iran 1890-2020 (Il Saggiatore) e Storia dello Yemen (2010, nuova edizione aggiornata in uscita a fine 2020), dei reportage Un'estate a Teheran e Islam. L'identità inquieta dell'Europa, del reading teatrale Noi donne di Teheran e del libro-intervista Il mio esilio con il Nobel per la pace Shirin Ebadi. Accompagna i viaggi dei lettori del Corriere della Sera e di Kel12-National Geographic in Caucaso, Medio Oriente e Asia Centrale.
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