fabrizio ardito
Lungo la Via de la Plata, il cammino che congiunge Mérida a Santiago de Compostela, 771 km, aprile/maggio 2016.

L’ultima fatica del nostro socio fotografo e giornalista Fabrizio Ardito (fabrizioardito.it), è La Via di Francesco – 440 km 22 tappe attraverso i luoghi del Santo più amato d’Italia (Touring Editore) volume che sarà presentato lunedì 23 ottobre alle 11 presso la sede del Touring di Corso Italia a Milano. Afferriamo l’occasione per rivolgere a lui le nostre tre classiche domande.

Perché hai scelto di fare il foto-giornalista?

Curiosità, anzitutto. Penso che fare questo lavoro dia la possibilità impagabile di approfondire temi e argomenti in maniera molto particolare. Entrando così in contatto con frammenti di realtà, di storia e di geografia che si riesce spesso a sviscerare a fondo. In più lavorare da free lance permette, con una certa fatica, di scegliere spesso i temi da trattare, riuscendo abbastanza spesso a lavorare su quelli che amo di più. Unire la scrittura alla fotografia permette secondo me di far correre i due piani in parallelo, narrando e mostrando in foto aspetti specifici ed evitando il rischio dello scollamento tra testo e immagini. Che in passato poteva essere evitato solo grazie alla presenza di photo editor di grande bravura.

In che modo progetti il tuo lavoro?

I motivi delle scelte sono vari. Uno è certamente l’interesse personale, mitigato o integrato però anche dall’interesse generale o dal possibile sbocco finale di ogni lavoro fatto. La chiave di questa fase di progettazione è quella di riuscire a far incrociare i propri interessi e le proprie idee con le esigenze dei committenti: un’operazione non sempre facile e che richiede elasticità. In genere quando progetto un lavoro – vicino o lontano che sia – cerco di documentarmi il più possibile prima di partire sia dal punto di vista delle immagini (e in questo il web ha cambiato veramente tutto negli ultimi decenni) sia delle storie scritte anche in passato riguardo alla meta o al tema scelto. Infatti è quasi impossibile disporre di tempi molto lunghi per scoprire passo passo la meta: è necessario partire con le idee abbastanza chiare, pronti però ad aggiornarle, verificarle o integrarle senza paraocchi strada facendo.

Che cosa ti appassiona di più?

Anche se mi sono trovato a scrivere di argomenti completamente differenti tra loro (dallo scavo dell’Eurotunnel alla ricostruzione della battaglia di Waterloo, dal prosciugamento del lago di Aral all’allestimento di un concerto degli U2) ho evidentemente alcune passioni. O, per usare un termine altisonante “specializzazioni”. Una è certamente il mondo sotterraneo, con le grotte e le voragini naturali e anche gli ambienti artificiali realizzati sottoterra (acquedotti, sepolcri, templi, chiese rupestri…). Altro interesse-passione, soprattutto negli ultimi 15 anni, è quello dei cammini: dopo aver percorso il Camino Francés di Santiago nel 2004, direi che non ho più smesso di camminare pian pianino in giro per l’Europa. Lungo la Via Francigena, la Via di Francesco, altri cammini compostellani, i sentieri Monte Athos, le pietre del Vallo di Adriano e via elencando. Non facile fare belle foto se si è veramente in cammino, però. (Cioè se non si viaggia in macchina scattando di quando in quando una immagine spettacolare). L’attrezzatura standard è da escludere per il peso e per i rischi di danneggiarla (un mese nello zaino, con tanta pioggia e molto calore, non fanno bene alle macchine fotografiche), quindi bisogna lavorare con attrezzature leggere, usando le luci e i climi che s’incontrano. Un lavoro affascinante e paziente, esattamente come il camminare.

Ringraziamo Fabrizio, i suoi riferimenti si trovano in questa scheda.

Redazione Neos

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