Jerusalem – The Mahane Yehuda market. Known as ‘The Shuk’, Mahane Yehuda is one of the Jerusalem’s symbols with more than 250 vendors that selling fish, fresh fruits, vegetables, baked goods, halva, sweets, spices, meat, cheeses, wines and liquors, and also clothing, shoes, housewares, textiles. Inside the market are street food stands, juice bars, cafes, and restaurants. Recently, the ‘Shuk’ has become a nightlife center with bars, restaurants and live music pubs (ph Enzo Signorelli)

Sono in aumento i turisti in Israele. Il Paese che ha cullato la nascita di tre religioni monoteistiche conosce una nuova stagione. Come fa notare Eli Nahmias, direttore per le relazioni internazionali del Jerusalem Development Autority, all’ultrasecolare passaggio dei pellegrini, si sta affiancando l’arrivo di visitatori attratti, oltre che dal patrimonio storico, dagli eventi culturali, sportivi e dagli aspetti naturalistici del deserto del Negev, del Mar Morto o delle colline della Galilea.

Tel Aviv e Gerusalemme, in particolare, vivono una fase di rinnovamento che va nella stessa direzione.  Si percepisce in certi quartieri in via di trasformazione con locali aperti giorno e notte per incontrare gente, ascoltare musica, degustare vino e specialità gastronomiche internazionali, anche vegane. Si intuisce passando davanti alle vetrine degli atélier dietro le quali ferve la creatività di giovani designer, stilisti e artisti che rappresentano la coraggiosa avanguardia sociale nella sfida al futuro.

«Da qualche tempo –  sottolinea Tzvi Lotan, del Ministero del Turismo -, i viaggiatori, tornando a casa, portano negli occhi visioni diverse da quelle che avevano prima di partire, offuscate da pregiudizi e timori».

È la direzione verso la quale si impegnano risorse per mostrare altre prospettive sui luoghi, la gente e le atmosfere di una nazione desiderosa di aprirsi al mondo. I tour operator si adeguano al nuovo corso offrendo pacchetti di viaggio vantaggiosi alcuni dei quali studiati appositamente per i giovani. Presto sarà possibile, partendo dall’aeroporto Ben Gurion e passando per Tel Aviv, raggiungere Gerusalemme, in treno, nell’arco di circa 30 minuti. E questo favorirà il via vai fra le due città che si contendono primati ed eccellenze.

Gerusalemme nel calendario degli eventi di «Jerusalem season of culture» elenca eventi musicali di ogni genere, festival (cinema, luci, cultura e arte). E fra gli eventi sportivi, gli appassionati di ciclismo, nel maggio 2018, potranno seguire dalla Città Santa la partenza e le prime tre tappe del Giro d’Italia.  Ci auguriamo che questo avvenimento sia occasione di dialogo per superare incomprensioni e ostilità politiche.

Tel Aviv, la città che non sta mai ferma, non è da meno.  Lo sanno bene i 50 mila che recentemente hanno accolto, al parco Yarkon, i Radiohead e Britney Spears. Non mancano i concerti di musica classica, jazz e folk.  Le mostre e i festival di arte e design registrano di anno in anno un successo crescente di qualità e visitatori. La città si è anche candidata per ospitare la convention internazionale del turismo Lgbt 2010. Come sottolinea Efrat Tolkowsky, consigliera comunale e direttrice del Tel Aviv Pride 2016: «Abbiamo buoni motivi per vincere questa competizione, vista la gravissima situazione dei gay in Medio Oriente».

Sono questi gli spunti e le sensazioni che il gruppo di giornalisti Neos ha raccolto durante il viaggio in Israele nei luoghi turisticamente più significativi. Qui ha incontrato operatori di attività interessanti, come il professor Aaron Fait, che, nel Campus Boquer, nel cuore del deserto del Negev perfeziona sistemi di irrigazione programmata e coltivazione delle viti. O Mani Gal del Kibbutz Ein-Gedi dove in un’oasi rigogliosa, sulle rive del Mar Morto, si imbottiglia l’acqua minerale «spillata» dalle sorgenti vicine. E, ancora, gli apprendisti etiopici della scuola della gioielleria Yvel che illumina le perle di tutti i mari d’oro e diamanti. O l’imprenditrice drusa Gamila che, impastando olio d’oliva ed erbe medicinali, produce artigianalmente un sapone decantato per le sue virtù da riviste internazionali. Nel suo laboratorio lavorano le donne del villaggio, senza distinzione di religione.

 

Irene Cabiati

Irene Cabiati

Giornalista professionista a La Stampa per 35 anni, ha scritto: «Mongolia in viaggio», reportage e fotografie sulla rivoluzione contemporanea del popolo mongolo (Alpine Studio); «Il giro del mondo in ottanta ricette, in viaggio con Jules Verne» (il Leone Verde edizioni), rilettura gastronomica dei capolavori verniani; «il Canale Cavour», catalogo fotografico (Museo Regionale di Scienze Naturali) della mostra realizzata in occasione del 150° di inaugurazione del Canale. Collabora con La Stampa. Lingue conosciute: inglese, francese e spagnolo. Aree di interesse: viaggi, arte, volontariato (tutela dei minori).
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