Un viaggio tra minareti, caravanserragli e colossi di pietra. Lungo il corso del fiume Tigri e sotto lo sguardo del monte Ararat, come nel film Noah.  

Quando si entra in Kurdistan non serve un cartello ad annunciarlo. Prima finiscono le autostrade, poi anche l’asfalto. La Turchia in odore di Europa lascia il posto a una terra polverosa, cotta dal sole estivo e gelata dall’inverno, dove i bambini pascolano oche e venditori di pistacchio inseguono i rari turisti. La “capitale” è Diyarbakir, sfiorata dal Tigri, circondata da un muraglione in basalto nero costruito dai romani, in alcuni tratti antico 1700 anni. Caravanserragli che ospitavano anche cinquecento cavalli si confondono tra vicoli senza nome e case di mattoni. La moschea Ulu sorge sulle rovine della chiesa dove San Tommaso predicava il Vangelo.

A circa 200 chilometri, sul confine siriano, c’è Harran, villaggio biblico che vive di pastorizia e contrabbando. C’è chi sostiene che sia l’insediamento più antico al mondo ancora abitato, perché è qui che il nipote di Noè costruì la prima città dopo il diluvio. Abramo vi abitò intorno al 1900 a.C, le case ad alveare di stile siriano sono le uniche di tutta la Turchia. Qualche ora di viaggio nella Mesopotamia, tra praterie di frumento, deserti argillosi e pozzi di petrolio, e si raggiunge Mardin. I mercati circondano il viaggiatore con ceste di tabacco, formaggi, leccornie, spiedini di agnello alla brace. Le case in pietra color miele digradano lungo vicoli attraversati solo da asini e capre. I bimbi si rincorrono e giocano a biglie davanti a casa,  il minareto della moschea selgiuchide irachena del XII secolo domina le pianure siriane. A 100 chilometri c’è la meraviglia più incerta della Turchia, Hasankeyf. E’ un villaggio sorto in una gola bagnata dal Tigri: la costruzione di una diga lo sommergerà con 30 metri d’acqua. La vita prosegue placida come migliaia di anni fa, con il nido di cicogna sul minareto e le palafitte nel fiume.

In poche ore di bus si raggiunge il lago salato di Van,  incastrato tra le montagne di Iran e Iraq. I trasporti sono imprevedibili, ma la popolazione locale è ben lieta di trasportare i rari viaggiatori che attendono ai bordi delle strade. A un tratto la geografia si veste di religione, e il Monte Ararat domina il paesaggio. Le memoria delle due vette risale alla notte dei tempi, la Genesi e l’Arca di Noè avvolgono di magia un colosso da 5.000 metri incappucciato dai ghiacci.  Ai suoi piedi Doğubeyazıt, polverosa città di frontiera con l’Iran,  brulicante di soldati e carri armati. A pochi chilometri, nel palazzo di Ishak Pasha, le arti selgiuchidi e persiane si sposano in un castello da Mille e una notte. L’atmosfera da fiaba aspetta il tramonto per mostrare tutta la sua magia, con il sole a illuminare il gigante di roccia dove Noè si arenò ai tempi del diluvio universale.

Ore di strade sterrate portano alle rovine di Ani, maestosa capitale armena sulla Via della Seta. Fu conquistata da bizantini, persiani, georgiani e mongoli, prima che un terremoto e le devastazioni di Tamerlano la condannassero all’oblio.  Ne restano solo le rovine su un altopiano spazzato dal vento, lungo il fiume al confine tra Turchia e Armenia, tra campi minati non segnalati e torrette di avvistamento

Con molte ore di autobus in direzione sud-ovest si raggiunge Malatya, base per le escursioni alla più grande attrazione del Kurdistan,  Patrimonio dell’Unesco, il Nemrut Dağı. La vetta a 2150 metri, con vista sino al Tigri e all’Eufrate,  è regno del mistero da quando a fine 1800 un ingegnere tedesco che esplorava la zona giunse sulla sommità, e rimase sbalordito di fronte alle enormi statue che la sormontavano. Antioco, sovrano della regione prima di Cristo, aveva fatto innalzare un pantheon di divinità in posizione seduta, un Olimpo megalomane e folle in una zona impervia e remota. In duemila anni di terremoti le statue erano crollate, ma si riconoscevano adagiate sul terreno le teste alte due metri del Leone, dell’Aquila, di Ercole, di Apollo, del Vecchio Antioco. Nelle due terrazze in direzione dell’alba e del tramonto aveva posizionato i “troni delle divinità”, regalando a se stesso e a questi colossi di pietra un’immortalità di pace e silenzio, e uno sguardo eterno sulle terre dove, duemila anni prima, era nata la storia.

Massimiliano Salvo

Massimiliano Salvo

Sono nato a Genova nel 1986. Laureato in giurisprudenza, collaboro con Repubblica dal 2010. Nella redazione di Genova mi occupo di cronaca e spettacoli. Per Repubblica.it, L’Espresso.it, Il Venerdì e The Post Internazionale ho pubblicato reportage da Europa, Caucaso, Sudamerica, Asia, Africa e Medio Oriente. Il mio blogger di viaggio Mondograd è su L’Huffington Post. Parlo inglese, francese e spagnolo. Prima o poi andrò in Antartide.
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Sono nato a Genova nel 1986. Laureato in giurisprudenza, collaboro con Repubblica dal 2010. Nella redazione di Genova mi occupo di cronaca e spettacoli. Per Repubblica.it, L’Espresso.it, Il Venerdì e The Post Internazionale ho pubblicato reportage da Europa, Caucaso, Sudamerica, Asia, Africa e Medio Oriente. Il mio blogger di viaggio Mondograd è su L’Huffington Post. Parlo inglese, francese e spagnolo. Prima o poi andrò in Antartide.
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