la peka

Che siate amanti della cucina tradizionale o moderna, il cibo croato soddisferà tutte le vostre aspettative. E un assaggio della cucina di questo Paese dell’Europa orientale è stato ideato a Roma nei giorni scorsi con una vera performance gastronomica croato-molisana, un cooking show con quattro proposte culinarie degli chef Renato Kraljev e Ivan Pažanin per la Croazia e Colombo Bobo Vincenzi e Filindo Russo per il Molise, per la prima volta in Italia.

Frutti di mare affumicati e riso nero è stata la ricetta di Ivan Pažanin, 33 anni, famoso chef di Spalato che ha cucinato per le grandi star del cinema, per i piloti di Formula 1 e per le famiglie reali di tutta Europa e del mondo. Un brodetto di seppie di Banj – un piccolo villaggio nell’isola di Pasman dove si trova la chiesa della Madonna del Loreto e la chiesa dei Santi Cosma e Damiano – è stata la preparazione ideata dallo chef Renato Kraliev che durante l’incontro ha presentato anche il suo libro di cucina “Le ricette autoctone della contea di Zara”. Kraljev è uno dei più celebri chef della Dalmazia, particolarmente legato al territorio della sua città di Zadar. Il suo libro presentato per la prima volta in Italia narra i sapori di ricette dimenticate e i profumi originali di piatti del passato con tutte le caratteristiche della Dalmazia dove nel mezzo si trova appunto la regione di Zara. Sia che si tratti di cibo preparato sotto la peka (il coperchio di ferro a forma di campana che si copre con la cenere) o di paradižot, un dolce al cucchiaio, in tutti i piatti presentati nel volume di Kraljev si può vedere la ricchezza della tradizione e la varietà del clima croato.

Organizzato dall’ente del turismo croato, alla presenza tra gli altri del ministro del turismo Gari Cappelli, dell’ambasciatore della Croazia in Italia Jasen Mesić, e di quello presso la Santa Sede, Neven Pelicarić, e della direttrice dell’ente, Viviana Vukelic, la vernice gastronomica ha visto i quattro chef cimentarsi in diretta ognuno con la propria specialità con lo scopo di fare conoscere, promuovere e salvaguardare una cucina tradizionale e genuina, curata nei minimi dettagli usando una materia prima unica e di qualità.


Un evento che ha fatto conoscere, oltre alla cucina croata, la comunità dei croati del Molise e la loro tradizione che rischia di scomparire. I croati molisani che vivono in tre paesi, quello di Acquaviva Collecroce, di San Felice del Molise e di Montemitro, rappresentano una comunità integrata nella regione Molise, “dove siamo e restiamo un valore aggiunto di un territorio che conserva la natura incontaminata e uno spirito di accoglienza e solidarietà”, ha detto Antonella D’Antuono, rappresentante dei croati molisani presso il Consiglio del governo croato. I croati molisani sono una presenza antichissima, la comunità parla ancora oggi l’antica lingua croata molisana, che si chiama Nanashu “na-našu” (al modo nostro) e che “da sempre viene tramandata in famiglia di padre in figlio, ma ora verrà insegnata anche a scuola”, ci dice la D’Antuono. E un esempio della loro diversità e del loro attaccamento alle loro origini è rivelato proprio dalla loro vecchia lingua croata perché mentre in tutte e lingue del mondo si usa il termine pizza per indicare la pizza, loro hanno conservato il vecchio termine “povac” che è rimasto immutato nel corso dei cinque secoli della loro storia.

Per la parte dei croati molisani erano presenti gli chef Colombo Vincenzi detto Bobo, 66 anni innamorato della cucina molisana che ha preparato una zuppa di pesce e Filindo Russo, chef della trattoria “Borgo Antico”, nel borgo medioevale di Civita Superiore di Bojano, dove elabora antichissime ricette tramandate dalla sua famiglia, che per l’evento ha preparato una coscia di agnello avvolta da pancetta di maiale.

Rossella Fabiani

Rossella Fabiani

Giornalista professionista dal 2004, oscilla tra l’eremo e il nomadismo. Scrive prevalentemente di cultura e dei Paesi da lei visitati, racconta il patrimonio culturale con il timido tentativo di valorizzarne la bellezza e con la speranza di tessere legami e costruire ponti tra realtà diverse. Attualmente scrive per L’Osservatore Romano. In precedenza ha lavorato a La Stampa dove è diventata professionista e poi all’Agenzia Fides. Ha collaborato con Liberal, L’Indipendente e Il Messaggero. È anche una nubiologa, si è specializzata in Antichità Nubiane con studi classici e orientalistici. È una flâneuse e sogna di far diventare flâneuses anche le donne del Medio oriente.
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