“Es una muy grande locheria”. “E’ una grande, assurda, sciocchezza”. María Reiche è perentoria. Non ammette repliche. Scuote il capo decisa. Nello sforzo di articolare le parole, la pelle del suo volto diventa ancora più diafana, quasi di pergamena. E si tende sulle ossa del cranio che paiono schizzare fuori, quasi bucarla. Ormai è sempre più simile ai corpi essiccati dal sole delle mummie del cimitero di Chanchilla, alle spalle della pampa di Nazca: il deserto che si estende nel sud del Perù, a circa 440 km da Lima, dove da oltre 3 mila 500 anni si custodisce il mistero de Las Lineas: più di trenta figure zoomorfe di grandi dimensioni, linee rette e forme geometriche lunghe parecchi chilometri. Misteriose e indecifrabili. “Quello che ha scritto Erich Von Daniken nel suo libro “Chariots of the Gods” è totalmente infondato. La pampa non è stata una pista di atterraggio per le astronavi di fantomatici extraterrestri. Né le Linee erano segnali di avvistamento per astronauti” ribadisce con caparbietà e stizza la spazzina di Nazca. Ormai è stata accettata da tutti gli studiosi la sua tesi secondo la quale le Linee sono “un calendario astronomico tracciato dagli antichi abitanti del luogo per convincere gli dei a proteggere il loro lavoro di agricoltori e di pescatori. Utili anche per individuare i momenti dell’anno più propizi per la semina, per il raccolto e la pesca”. Preghiere gigantesche, poco importava se non potevano “leggerle” dall’alto. Questo è infatti l’unico modo per ammirarle nella loro totalità, tanto è vero che oggi si utilizzano dei piccolissimi Cesna che vi volteggiano sopra in acrobazie così ardite da fare attorcigliare le budella dal terrore. Spesso si schiantano a terra, spazzati via dal cielo da venti assassini. Per essi era essenziale che la loro mistica “preghiera” fosse vista dagli dei.
María Reiche ora riposa in quel deserto calcinato dal sole dove ha consumato la sua avventurosa esistenza. Con estremo entusiasmo ha passato 51 anni dei suoi 95 a studiare le Linee di Nazca “spazzando” un’area desertica di ben 500 kmq. Una passione totale, assoluta. Un amore folle esploso nel 1946 quando incontrò Paul Kosok, che aveva scoperto le Linee nel 1939, durante il Primo Congresso Americanista a Cusco, dove giovane e bella era precettrice dei figli del console tedesco. Da allora ha vissuto nella pampa, sola con pochi indios fedelissimi. Ha studiato quei disegni enigmatici, incurante del sole, del vento, della sete e della fame, fino al 1987 quando il morbo di Parkinson l’ha inchiodata su una sedia a rotelle e il glaucoma ha velato i suoi occhi incredibilmente celesti.
“Pensavano che fossi matta, che cercassi i tesori delle tombe, che fossi una spia tedesca o una bruca, una strega, “ racconta con difficoltà, centellinando le parole con immenso sforzo. “I bambini scappavano quando mi vedevano. Forse perché ero alta, bionda, con la pelle bianchissima, e parlavo il loro cantilenante spagnolo con il mio duro accento tedesco. A poco a poco la gente di qui ha capito che lavoravo per salvare la loro storia, la loro cultura, il passato dei loro antenati. E così sono entrata per sempre nei loro cuori. Un campesino mi ha messo a disposizione una baracca abbandonata senza acqua né luce elettrica. Ma era una reggia a confronto degli alberghetti pulciosi che c’erano in quel tempo a Nazca e dove ero costretta a vivere. Poi il governo peruviano mi ha dato una stanza all’Hotel de Turistas. Questa è stata la mia unica casa per circa vent’ anni”.
Attualmente l’albergo non è più dello Stato. Anche questo è stato privatizzato dalla furia neoliberista che ha travolto il Perù, imposta con violenza dal Chino, l’ex-presidente Alberto Fujimori che nel 2000 è scappato con la cassa dello Stato in Giappone, da dove era venuta la sua famiglia all’inizio del Novecento. Gli attuali proprietari dell’Hotel, che ora si chiama Nazca Lines, hanno continuato a ospitare la “spazzina di Nazca” fino alla sua morte. Ogni giorno la grande vecchia è stata assediata da scolaresche, studiosi e turisti. Quasi un pellegrinaggio, colmo d’amore. Ormai “Tia María” è entrata nella leggenda, è divenuta un’eroina nazionale. Il suo volto è sui francobolli peruviani, unico personaggio straniero a ricevere un simile onore. Il presidente Alberto Fujimori le ha conferito addirittura la Medaglia del Congresso il 15 dicembre 1996. Il suo sogno è divenuto realtà. La sua battaglia è stata vinta. A costo della propria vita.
Queste le sue ultime parole. “Ho un unico rimpianto, quello di non aver avuto figli. I bambini e i giovani sono i soli che hanno gli occhi puri per vedere la realtà. Solo loro sanno cosa siano realmente le Linee”. La sua voce si incrina, le parole escono a fatica dalle labbra che si contraggono in una smorfia terribile, serrate dall’atroce malattia. Lentamente apre le mani strette a pugno, distende le dita rattrappite, devastate dall’artrite, arse dal sole della pampa. La mano destra è priva del medio. “Proprio come il Mono. L’ho perso alcuni anni prima di arrivare a Nazca. Quando a poco a poco ho riportato alla luce la figura della Scimmia, simbolo della costellazione del Grande Carro che per gli indios rappresentava la pioggia, con la coda a spirale. Sono rimasta esterrefatta nel vedere che anche a lei mancava lo stesso dito della stessa mano. Predestinazione? Forse. Ma poco importa. Quello che conta è il che il nuovo tracciato della Panamericana ha cancellato un tratto della sua coda. Che cosa accadrà delle Linee dopo che me ne sarò andata? Non ho paura della morte. Ho vissuto anche troppo”.
La sua voce si spegne in un singhiozzo soffocato. Quasi il suo testamento. Risponde per lei la figlia adottiva Ana María Cogorno Reiche, 46 anni, il cui padre era italiano, che conosce la Reiche fin da quando era piccola e che amorevolmente ha vegliato su di lei fino alla sua scomparsa, dopo che la sorella Renate Reiche-Grosse è morta nel 1993. “L’opera di María non deve andare perduta. Le Linee sono patrimonio della cultura del Perù e di tutta l’umanità. Proprio per questo abbiamo costituito una Fondazione, con sede a Lima in calle Roma 295, nel quartiere di Miraflores, dove abbiamo raccolto tutte le fotografie aeree, i rilievi, le misurazioni, le mappe fatte da María nel corso degli anni. Centro di ricerca e di informazione, rivolto anche ai turisti, dotato di un materiale preziosissimo per continuare gli studi. Inoltre è stato allestito un piccolo museo, che racconta la storia delle Linee, proprio nel cuore della pampa, ai bordi della Panamericana, là dove María aveva il suo quartiere generale. Ora ci battiamo perché la pampa di Nazca sia dichiarata dal governo peruviano parco archeologico e sia posta così al riparo da qualsiasi insediamento umano e da ogni distruzione. E soprattutto che siano erogati gli stanziamenti adeguati per continuare a “pulire” le Linee altrimenti fra pochi anni il vento nuovamente le ricoprirà di sabbia”.
La lotta di Maria continua. Il suo sogno impossibile è passato nelle mani di un’altra donna. Aiutiamola a renderlo realtà.

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Ha scritto 80 libri fra guide turistiche, testi geografici e libri fotografici, dedicati all’Italia, all’Europa, all’America, all’Africa Australe, al Medio Oriente, all’India, al Sud-Est Asiatico, alla Cina, all’Australia e ai Monasteri, e reportage per riviste e quotidiani. Collabora con: Il Giornale del Viaggiatore, Mentelocale.it, TerreIncognite Magazine, LSD, Voyager e Latitudes. I suoi libri più recenti: Monasteri in Italia (Touring), Le Antiche Vie della Fede (e-Book, Simonelli), Persone. Protagonisti 1980-2014 (Il Canneto) e Giro del mondo in 80 paesi (Polaris). Organizza dal 2007 “Il Salotto del Viaggiatore” dove racconta i suoi viaggi e quelli dei suoi ospiti. Dal novembre 2016 è Presidente della NEOS.