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La funivia che trasporta i visitatori alle rovine della fortezza erodiana di Masada, 400 metri sopra il Mar Morto

La funivia che porta alla fortezza di Masada lavora senza sosta: i turisti, attratti dalle stravaganze del Mar Morto, non possono fare a meno di volare nel cuore di una storia affascinante e crudele. Si va nel luogo dove un gruppo di ribelli resistette eroicamente all’assalto dei romani guidati da Lucio Flavio Silva fra il 73 e il 74 d.C..

Appena arrivati nel centro di accoglienza, i visitatori sono catapultati, attraverso un video, in quella vicenda.  Quindi salgono alla fortezza con il cuore pieno di angoscia, pensando alla decisione estrema a cui erano arrivati i ribelli guidati da Elazar Ben Yair.

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Le rovine della fortezza erodiana di Masada che dominano il Mar Morto

Fuggiti da Gerusalemme, distrutta dall’esercito di Roma, nel 70 d.C., si erano rifugiati a Masada, ma il generale Flavio Silva decise di non lasciar loro via di scampo. L’assedio, messo in atto da 8mila uomini, durò molti giorni, fino a quando la decima legione sferrò l’attacco decisivo salendo su una rampa appositamente costruita e poi su una torre d’assedio. L’idea di sottomettersi era insopportabile per i rivoltosi (secondo lo scrittore Giuseppe Flavio sarebbero stati 960), così fu presa la decisione di un suicidio collettivo. Una sequenza del film «Masada» di Boris Segal (1981) offre lo sguardo del generale romano (Peter O’Toole), sbalordito e pieno di orrore, alla vista dei cadaveri quando finalmente riesce a espugnare il fortino di pietra.

Recenti ricerche ridimensionano nei numeri alcuni aspetti della vicenda, ma ciò non intacca affatto l’emozione di trovarsi in un luogo possente. Per capire è necessario osservare il plastico della fortezza costruita, fra il 37 e il 31 a.C. per ordine di Erode, a 650 metri di altezza, su uno sperone di roccia che emerge fra Wadi Ben Yair e Wadi Masada.

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Uno scriba al lavoro nelle rovine della fortezza erodiana di Masada.

Purtroppo non è rimasto molto del palazzo del re che doveva essere confortevole, nonostante l’asprezza del paesaggio: sembra che Erode lo usasse anche come residenza invernale. Disposto su tre piani aggrappati alla roccia, aveva stanze con pareti decorate, pavimenti in mosaico e terrazze affacciate sul precipizio orlate di colonnati per proteggere dal sole e dal vento. C’erano poi cisterne per l’acqua, bagni e locali per lo stoccaggio di viveri oltre agli alloggiamenti per i soldati. E, in caso di necessità, anche un campo destinato alla coltivazione.

Abbandonata dai romani nel secondo secolo d.C., divenne, in epoca bizantina, convento di eremiti per poi cadere nell’oblio fino all’arrivo di studiosi americani fra il 1838 e il 1842. Partirono quindi scavi, studi e restauri fino alla costruzione della funivia.

Il consiglio, per godere in pieno dell’atmosfera di questo luogo, è di arrivare sul pianoro di Masada a piedi percorrendo il Sentiero del Serpente e partendo prima dell’alba. Non è un percorso difficile, ma richiede prudenza. Arrivati in cima, si assiste al sorgere del sole mentre i primi uccelli cominciano i voli di ricognizione sullo sfondo del lago salato che s’ illumina di scaglie dorate.

 

Irene Cabiati

Irene Cabiati

Giornalista professionista a La Stampa per 35 anni, ha scritto: «Mongolia in viaggio», reportage e fotografie sulla rivoluzione contemporanea del popolo mongolo (Alpine Studio); «Il giro del mondo in ottanta ricette, in viaggio con Jules Verne» (il Leone Verde edizioni), rilettura gastronomica dei capolavori verniani; «il Canale Cavour», catalogo fotografico (Museo Regionale di Scienze Naturali) della mostra realizzata in occasione del 150° di inaugurazione del Canale. Collabora con La Stampa. Lingue conosciute: inglese, francese e spagnolo. Aree di interesse: viaggi, arte, volontariato (tutela dei minori).
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