E’ una città che si deve vedere. Come Roma o Venezia. In attesa del 2019, quando sarà Capitale europea della cultura

Certo non si potrà mai conoscerla come quei pochi abitanti che vivono nei sassi. Come Raffaele che fa la guida turistica. Lui nei sassi ci è nato, è stato uno degli ultimi ad andarsene bambino, ma è stato il primo a tornare da ragazzo con un gruppo di amici, in un modo avventuroso, da romanzo. Conosce tutto e nei suoi racconti, con poche date, senza inutili riferimenti culturali o banale aneddotica, si sente l’entusiasmo. Perché Matera è una città speciale che emoziona. Forse per l’evidenza del sovrapporsi non di secoli, ma di ere geologiche. I sassi di arenaria che raccontano che c’era il mare. I portali delle case o le chiese che parlano di centinaia di anni fa e poi la ristrutturazione attenta, rispettosa. Per cui è un luogo con un grande passato, ma proiettato nel futuro. E’ del dicembre 2012 l’iniziativa Matera città narrata (www.materacittanarrata.it) con video e ricostruzioni in 3 D fruibili sul computer, lo smartphone, l’I-phone. Gli alberghi sono “diffusi”. Le stanze sono ognuna in un sasso diverso, per contro ci sono ascensori e sistemi di aerazione avanzatissimi. C’è l’hotel con pezzi di design in contrasto-accordo con i muri da grotta. O quello con mobili delle vecchie case del posto o realizzati con materiali a chilometro zero. Niente qui è stonato. Quasi tutto è stato restaurato nel Barisano, la parte di Matera che guarda Bari, con case costruite anche fuori dai sassi, come Palazzo Gattini, trasformato in un albergo cinque stelle, sulla piazza della cattedrale. Nel Caveoso, dove si visita la storica casa grotta di Vico Solitario in cui una famiglia ha vissuto fino al 1957, invece, ci sono ancora molti sassi da sistemare, come a Rione Casalnuovo. Alcuni diventeranno un museo. E’ sempre nel Sasso Caveoso il MUSMA, Museo della cultura contemporanea di Matera, nel seicentesco Palazzo Pomarici. Qui oltre alla collezione permanente, si sono succedute mostre di grandi artisti internazionali.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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