museo cinese

Ci voleva il “miracolo” di un santo per creare, nel cuore della Pianura Padana, un museo cinese. Il museo è quello di Parma, il santo, proclamato da Benedetto XVI nel 2011, è l’arcivescovo Guido Maria Conforti. Fu lui, nel 1898, a fondare la “Pia società di San Francesco Saverio per le missioni estere” e, subito, i “missionari saveriani”, cominciarono la loro opera proprio in Cina.

Fu la decisione di un grande visionario: in quel momento in Europa tutti i più importanti leader politici, cominciando dal Kaiser Guglielmo, parlavano di pericolo giallo, riferendosi ai popoli dell’estremo oriente. Guido Maria non esitò ad avvicinarsi al “pericolo” inviando i suoi evangelizzatori in quelle terre lontane e richiedendo che portassero a Parma testimonianze di una civiltà così aliena a quella occidentale.

Museo Cinese

Gli oggetti e le opere d’arte dei missionari andavano ad affiancarsi alla cospicua donazione del conte Fedele Lampertico, senatore del regno, cui si deve il nucleo originario della collezione.

Lo sviluppo del museo

Così piano piano, mattone dopo mattone è nato un museo, secondo molti, il più importante in Europa tra quelli dedicati alla Cina. Una porta sempre aperta sul gigante dagli occhi a mandorla, anche quando, durante la lunga notte di Mao Tze Tung, vennero chiuse tutte le frontiere tra “il mondo del libretto rosso” e il mondo occidentale. Mentre a Pechino e a Shangai i deliranti protagonisti della rivoluzione culturale, le guardie rosse, distruggevano il meglio dell’antica cultura dei mandarini, a Parma, vasi, bronzi, dipinti, monete riposavano in pace nelle teche allestite dai saveriani.

Museo cinese

Oggi, passato ben più di un secolo dall’intuizione del santo Conforti, scopriamo quanto davvero la Cina conti nel mondo. I nuovi mandarini, i mandarini rossi, hanno portato il paese (in realtà è un intero continente) a primeggiare nell’economia mondiale, ad essere insuperabili nella produzione e nella vendita di beni di consumo, ad ardire di ricostruire in chiave moderna l’antica via della seta, ripercorrendola in senso contrario a quello di Marco Polo con camion e treni stracolmi di merci.

museo cinese

 

Se, da una parte, dal 1948, anno di nascita della Repubblica Popolare, in avanti nel museo non arrivarono più capolavori orientali, dall’altra cominciarono ad affluire “tesori” dalle altre terre di evangelizzazione dei missionari, in primis, Africa e Brasile. “E così – spiega Padre Alfredo Turco, direttore della struttura espositiva – oggi la collezione ha cambiato nome, non siamo più solo il Museo cinese, ma il Museo d’arte cinese ed etnografico. Accanto alla collezione fondante di terrecotte, porcellane, paramenti, statue, dipinti, fotografie, oggettistica varia e monete rare provenienti dall’Estremo Oriente, esponiamo gli oggetti del popolo Kayapò. I Kayapò sono un piccolo gruppo indio dell’Amazzonia che rappresenta le tante minoranze depositarie di un immenso bagaglio di valori. Gli oggetti, coloriti e spettacolari, della foresta trasmettono il loro universo e la propria identità: la pittura corporale, i miti delle origini, la coscienza di possedere una dignità originale, il loro ideale di vita di popolo forte e bello”.

Museo cinese

Collezioni da tutto il mondo

“E non finisce qui – prosegue il direttore – c’è una ricca sezione africana con opere che i missionari hanno raccolto in Congo, Camerun, Ciad e Sierra Leone. Composta da maschere, feticci, amuleti, insegne del potere, la collezione d’arte nera del Museo non è solo un dispiegamento di oggetti da ammirare per il loro valore estetico, bensì parte integrante del fatto religioso: è supporto e veicolo di credenze e riti relativi a realtà vitali per i suoi produttori. Gli oggetti che la costituiscono sono mezzi o luoghi di passaggio degli uomini verso la Trascendenza e, da questa, verso gli uomini”.

museo cinese

Dal 2012, il museo, dal punto di vista architettonico è molto cambiato: è stata inaugurata la nuova sede. Una grande sala ipogea, moderna e funzionale, raccoglie le esposizioni e dà loro un risalto speciale e programmatico: c’è grande attenzione alla fusione tra uno stile contemporaneo e minimalista con la memoria del passato; contenitori iper-moderni colpiti da luci speciali, si alternano alle intramontabili vetrine dei primi del Novecento. L’architettura è il mezzo migliore per focalizzare le nuove linee guida del museo basate sul pressante desiderio di creare un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà.

museo cinese

“Non ci basta – spiega Chiara Allegri, responsabile marketing ed eventi e consigliere di amministrazione della neonata Fondazione culturale saveriana – essere testimoni del passato, vogliamo essere qualcosa di più: vogliamo essere il luogo dove le culture si incontrano. Vogliamo fare conoscere ai nostri visitatori una umanità senza confini e ricca delle sue diversità. Vogliamo dare un auspicio di futuro, un esempio di come si può vivere con il mondo intero”.

E così, attorno alla sala ipogea, dove la grande collezione del museo viene esposta a rotazione (il 75 per cento delle opere staziona nei magazzini) vivono sale didattiche e luoghi di incontro, che ospitano convegni e momenti di studio, incontri conviviali e spettacoli. Sempre all’insegna dell’abbraccio tra culture diverse. Un abbraccio che si materializza attraverso la musica, la fotografia, i racconti di viaggio, l’insegnamento.

museocineseparma.org/it

 

 

 

Luigi Alfieri

Luigi Alfieri

Scrittore e giornalista freelance, collabora con diversi siti di viaggio e riviste. Ha scritto romanzi, libri di viaggio e altri di argomento storico, letterario e gastronomico. Organizza convegni e mostre dedicate al viaggio. È past president di NEOS, giornalisti di viaggio associati. L’associazione degli scrittori russi gli ha assegnato il premio Vasiliy Makarovich Shukshin.
Luigi Alfieri
Scrittore e giornalista freelance, collabora con diversi siti di viaggio e riviste. Ha scritto romanzi, libri di viaggio e altri di argomento storico, letterario e gastronomico. Organizza convegni e mostre dedicate al viaggio. È past president di NEOS, giornalisti di viaggio associati. L’associazione degli scrittori russi gli ha assegnato il premio Vasiliy Makarovich Shukshin.
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