Cupe e colorate, spiazzanti e ipnotiche. Sono varie le chiavi interpretative delle opere di Mario Schifano, in mostra fino al 31 marzo a Palermo, nel settecentesco Palazzo Sant’Elia. Una trentina dei suoi dipinti più estremi, di cui molti legati a una vicenda. Provengono, infatti, dalla Collezione di Ovidio Jacorossi, grande collezionista scomparso due anni fa. Salvati da un incendio, divampato nel 1992 vicino al luogo dove erano conservati, non sono stati del tutto risparmiati dalle fiamme. Come a confermare che il fuoco può rigenerare, le bruciature li hanno arricchiti di nuovi elementi tanto da far dire all’artista: “Non toccateli, sono più belli di prima”.

Le opere di I’m on fire – logico titolo per la retrospettiva con i lavori di quasi mezzo secolo – inviano input sulla relazione di Schifano con i contenuti espressivi della comunicazione di massa e della cosiddetta cultura popolare. Ma ruotano anche sul quesito se un’opera possa considerarsi ‘finita’ quando esce dall’atelier dell’autore, o se la sua unicità possa dipendere anche da eventi fortuiti.

I dipinti sono estratti da due cicli dell’artista definito ‘Andy Warhol italiano’, per la continua interazione con media, band pop e rock, droghe, marketing. “Una parte riguarda la sezione I fuochi dell’arte, l’altra la rassegna Divulgare, con quadri di grande formato creati nel 1990 per il Palazzo delle Esposizioni di Roma”, spiega Marco Meneguzzo, curatore della mostra.

Un uomo del suo tempo Schifano, con l’ urgenza di ampliare la comunicazione nella consapevolezza che la società attuale non è più mossa dalle élite, ma è di massa e ruota sull’immagine. E proprio con le immagini il pittore siciliano gioca, riflette e induce a farlo. Lo dimostrano le tele Viaggio nei Progetti, Spazio, Coca Cola, prodotto-emblema della globalizzazione.

Al di là dell’impatto estetico e degli interrogativi che suscita, lo sguardo di Schifano punta sui prodotti della tecnologia foto-cinematografica di decenni fa. Attualissimo rispetto all’odierno flusso d’ immagini dei social network, che spesso non descrive la realtà, ma la confonde.

 

Antonio Schembri

Antonio Schembri

Ha cominciato a lavorare con Il Resto del Carlino nella redazione centrale di Bologna e collabora dal 2000 con il gruppo Il Sole24ore. Scrive anche per The Good Life Italia e su alcuni magazine di viaggi e turismo (tra questi Marco Polo, Mondo in Tasca, Bell’Italia, in Viaggio e That’s Italia). Da Palermo, la sua città, lavora attualmente per la redazione del mensile Gattopardo e il magazine online Le Vie dei Tesori, occupandosi di innovazione, cultura e reportage di viaggio.
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