Urfa, 8 agosto 2014

I moderni caravanserragli si chiamano Otogar.  Cambia il nome ma l’infrastruttura, anche nei suoi caratteri distributivi, è rimasta quella delle carovane dell’Oriente e dell’Asia centrale, terra d’origine delle popolazioni turche. Come il caravanserraglio, l’Otogar  è un grande cortile circondato da edifici di servizio con un accesso unico, di controllo. I pullman Mercedes, Volvo o Neoplan hanno preso il posto dei cammelli, le autostrade sono le piste di un tempo. Le Otogar collegano con gli autobus tutti gli angoli del territorio anatolico, e oltre. Una rete capillare estremamente efficiente che non esclude alcun villaggio, per quanto sperduto. Tre i livelli di servizio: lunghe percorrenze (anche di mille chilometri) con poche fermate funzionali; percorrenze medie con pullman più piccoli per itinerari regionali e fermate più frequenti; pulmini (dolmus) da 16/18 posti che si fermano lungo le strade a un cenno della mano. Con questo sistema si va ovunque con poca spesa. All’interno dell’Otogar c’è tutto: dal barbiere al ristorante, dal minimarket alle biglietterie e ai bagni. Questi, sono sempre ed ovunque pagamento: una o due lire (30 o 60 centesimi di Euro), in compenso sono controllati, igienici dotai di asciugamani (elettrici). Nelle Otogar più grandi ci sono anche le docce.

Otogar di Denisli Bassa
Otogar di Denisli Bassa

Le Compagnie sono centinaia, non tutte ottime. Per esempio se dovete fare un lungo viaggio, non scegliete la Metro. Quelle di qualità si chiamano Bayram, KamilKoc (pulman-cammello), Varan, Ulosay Askel. A bordo vi offrono tè bollente, acqua fresca, a volte anche bibite, biscotti e gelati. Meglio dei voli low cost. Tutto ben organizzato, alla tedesca, quindi poco flessibile ma efficientissimo. Per fortuna! In effetti nessuno conosce una lingua diversa dal turco quindi chiedere informazioni è difficile. La gentilezza delle due o tre persone di servizio a bordo non facilita la comunicazione. Salvo eccezioni, il turco, per quanto disponibile ad aiutarvi, non ha quell’intuito prezioso che in altri contesti (in Grecia, in Italia o in Spagna giusto per fare un esempio) con l’aggiunta di un poco di mimica o di immaginazione, viene in aiuto alla mancanza della lingua. Per viaggiare senza problemi vi serve una buona cartina geografica in modo di poter verificare la posizione del vostro procedere attraverso le indicazioni stradali e le distanze chilometriche sempre ben segnalate lungo il percorso. Questo significa gestire autonomamente il viaggio e il vostro tempo a bordo. Può esservi utile anche il navigatore del vostro cellulare, ma le info che si colgono su una mappa cartacea  (in una scala di almeno 800 mila a uno) sono più complete dal punto di vista ambientale. In linea di principio gli uomini si siedono da una parte del pullman (a destra o a sinistra) le donne dall’altra. Ma se siete in copia nessuno avrà niente da ridire se state insieme. Ed in realtà questa divisione in base al sesso non è una imposizione, ma solo una scelta. I sedili sono numerati e con certe compagnie si può scegliere i posti prima di salire a bordo. Il percorso appena compiuto mi ha portato dalla Otogar di Bodrum sulle rive del Mar Egeo, a Gaziantep, che rappresenta l’ingresso alla Syria, alle regioni curde, all’Alta Mesopotamia turca e al confine con l’Iraq. 22 ore di viaggio attraverso l’Anatolia interna con brevi soste per mangiare e andare ai servizi a Denisli, Afion, Konya, Pozanti, Adana. Costo del biglietto 90 TL (30 Euro), 1270 km.

Gaziantep (Antep il vero nome, il suffisso Gazi significa “l’eroica”) e Sanliurfa (Urfa il vero nome, Sanli significa “gloriosa”) rappresentano i punti di riferimento più serviti (autostrade, aeroporti, uffici di informazione) e più qualificati per incominciare (attualità e contingenza politica a parte) l’esplorazione di questa interessante area ricca di emergenze sia storiche sia geografiche. Per elencarne qualcuna: Nemrut Dagi a 2200 mt e le sue grandi misteriose sculture volute da Antioco 1°,   Gobelkl Tepe con i sui grandi edifici rituali di 6500 anni anteriori a Stonehenge e geroglifici anteriori di 8000 anni rispetto alle Piramidi egiziane (praticamente tutta la storia da riscrivere), Golbasi (Abramo e l’origine delle religioni monoteistiche), Eski Halfeti e l’Eufrate ameno, Harran, le case alveare, le piantagioni di cotone, orzo, pistacchio, il caravanserraglio di Han e le città assire del culto della luna: Sogmatar e Suayb.  Siccome la Turchia è terra di viaggi più che di turismo (un turismo pianificato e concepito quasi esclusivamente per i gruppi e limitato alle escursioni organizzate dai tour operator europei), per muoversi in una area ristretta e in modo individuale, occorre noleggiare un mezzo, un’auto, un pic up. È una delle poche occasioni per le quali mi reco negli aeroporti dove si può accedere ad un rent-a-car di tipo europeo, prezzi ragionevoli e vetture abbastanza in ordine. Le offerte in città sono da escludere per la loro inaffidabilità. Un’altra radicale esclusione riguarda la Lonely Planet, una guida (almeno per questa regione) del tutto inutile, fuorviante (per certi versi persino ridicola), vecchia ed estranea alle realtà dei  siti appena elencati.

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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