L’isola è piccola, meno di 3km di lunghezza e uno e mezzo di larghezza, ma i terrazzi delle case sono grandi. A volte anche quattro o cinque volte la parte edificata. E’ qui che si svolge la vita dell’isola. Vita notturna ovviamente, perché di giorno la gente sparisce. I greci dormono, i turisti si infrattano nelle calette o prendono il sole tra un tuffo e l’altro, sparsi nelle spiaggette più lontane.  Le terrazze quindi. Questa in particolare, dove siamo invitati questa sera per un aperitivo e mezzedes è di un famoso armatore. La famiglia è molto nota, non solo in Grecia. Qui veniva Lady Diana con il fidanzato El Fayed, ed era la residenza segreta di Re Costantino di Grecia quando, rinunciando al trono nel luglio del 1974, perse anche il diritto di rientrare in patria. Diana era qui in vacanza pochi giorni prima di finire in una imboscata sotto il tunnel parigino della Concorde. La terrazza sconfina sul mare tramite una piscina, anch’essa blu, a filo acqua, in modo che non si capisce se sei in mare o in piscina. Acqua dolce, desalinizzata da un impianto sotterraneo che alimenta anche le vigne di un vitigno autoctono, di Santorini, l’isola che sta qui di fronte.

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Sono le 11 circa, di sera ovviamente, dato che la cena viene servita canonicà (come di consueto) dopo mezzanotte. La prima volta, qualche anno fa, per l’aperitivo ci presentammo, noi sprovveduti, alle 20, mentre gli ospiti sguazzavano in mare o in piscina dopo un pisolino pomeridiano che si trascina canonicà fino al tramonto. Scorgo alla fonda, appena sotto l’eliporto privato in terra rossa, un trialberi veramente strano. Lo scafo lunghissimo e basso e gli alberi scintillanti, conici, senza vele.
– Che strano quel battello- dico al mio ospite.
– Ah, è la barca di Lula, Gli alberi sono pannelli solari-.
Lula è l’ex presidente del Brasile.
– E non segue i mondiali di calcio nel suo paese?-
– Solo l’inaugurazione -.


Finalmente si cena. Dall’impianto stereo invisibile esce la musica di palazzo, musica ottomana del seicento, i camerieri sono vestiti di nero con una grande croce bianca sul petto, come crociati o templari. La famiglia di questo armatore è di origini alessandrino-libanesi, quindi si parla indifferentemente greco, inglese, francese italiano ma anche portoghese, spagnolo e forse, arabo. Canonicà. Nel porto i panfili di 50 metri occupano tutto lo spazio disponibile, gli eliporti privati non sono solo uno status symbol, al contrario è un via vai continuo. I piccoli teatri moderni a ferro di cavallo, ricostruiti ex novo ma in pietra isolana con vista sulle isole Cicladiche ospitano star internazionali come Maheritsas Lavrendis. In questa comunità di ospiti sono l’unico a non avere nel mio giardino un elicottero pronto al decollo. L’isola, quella normale, quella dei locali è senz’acqua da una settimana. Ci si serve delle cisterne che durante l’inverno vengono alimentate dall’acqua piovana. Di solito (canonicà) arrivava una nave
cisterna per alimentare l’acquedotto con l’acqua di Creta o di Salonicco, ma da quando il Comune non ha più i soldi per pagare il trasporto, la nave cisterna non arriva. Oki canonicà (non è più consuetudine). Il piccolo Museo isolano è chiuso. Anche quello archeologico di Naxos (reperti di straordinaria bellezza) è chiuso. Non ci sono i soldi per gli stipendi dei guardiani. I finanziamenti della Comunità Europea sono finiti da tempo. Le contraddizioni non si
contano. Ma nulla impedisce agli isolani di essere di buon umore. Si ride e ci si diverte, si balla e si suona il violino in rapsodie da delirio fino all’alba. La squadra di calcio greca è stata eliminata dal mondiale ma la festa sulle terrazze sterminate dei ricchi o su quelle affollate delle taverne e delle userie della chora sono piene tutta la notte; un caffè, un suvlaki, un frappé e si tira fino alle sei o alle sette del mattino, poi è l’ora di fare un tuffo e di andare
a dormire.

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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