Il sacchetto credeva di essere un uccello. Dal lato mare c’era scritto “MARINOPOULOS SA Hellenic LAND”. Era stato comperato a Patrasso, all’uscita del porto di arrivo delle navi Superfast provenienti da Ancona. In principio conteneva due pacchetti di Karelia Ligth, i biscotti Papadopulos e delle barrette di παστελι (miele e sesamo) destinate a confortare il viaggio autostradale (una sola corsia operativa) fino al nuovo imbarco del Pireo, molo numero 5, quello delle navi Blu Star in partenza per le Cicladi.  Il sacchetto vuoto, bianco e blu, era stato buttato nel cestino rifiuti accanto all’ufficio-container della biglietteria. Non ci stette molto. Un vento malizioso fece un giretto attorno al cestino e se lo portò via, verso il largo.
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Il Papinopoulos A.E. salendo sempre più in alto vedeva il via vai di navi, ferry-boat, catamarani della Cosmote, High Speed della Dolphin che entravano e uscivano dal porto. Volava già sull’isola di Eghina, affollata di ville ateniesi, quando improvvvisamente una folata in controcampo lo buttò in basso, svuotato d’aria quasi a lambire le onde crespate di bianco del golfo Saronico. Ma il Meltemi rafforzava da Nord proprio in vista di Kea, riempiendolo di nuovo d’aria più fresca e asciutta che lo fece volteggiare a spirale fino in vista di Siros e poi Paros dove il sacchetto che ormai pensava di essere davvero un uccello, credeva di poter atterrare, almeno per un riposino, in qualche compiacente discarica abusiva. Invece no. Le previsioni lo avevano preannuciato: – da domani il vento salirà a Bofour 7 e anche otto, la sera. I collegamenti areonavali non sono assicurati per l’intero week end-. Il sacchetto bianco e blu Papinopoulos A.E. ormai faceva a gara con i gabbiani nel seguire le scie delle navi, ad abbassarsi paurosamente, virare di colpo, tuffarsi, precipitare, risalire verso Antiparos e precedere l’arrivo dei turisti francesi diretti a Amorgos (location di “Le Grand Bleu” di Luc Besson, Cannes ’88)) degli olandesi e tedeschi diretti alle pensioni di Aghia Anna e Aghia Procopio a Naxos, dei turisti italiani griffati anche sulle infradito, che scendono compatti a Kufonissia, dei parmigiani e degli austriaci di Eraklia e Donussa che dicono –le più piccole (isole) sono le migliori!-. Però poi vanno a Santorini e a Ios a farsi di birra e patatine fritte.
Papinopoulos A.E., non ce la faceva più. La notte, tra le stelle che ammiccavano invitanti, lo aveva prima affascinato, poi illuso  e infine sfinito. L’alba lo vide afflosciarsi lentamente. Approfittando di una leggera depressione tra Keros e Ofidussa, scese definitivamente in una terrazza dipinta di bianco. La mia.
-Mila, ma questo sacchetto non l’avevi già buttato via al Pireo? –chiedo.
-Mi pare, sarà certamente un altro, guarda com’è sciupato, il nostro era nuovo-.
Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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