Un modo inconsueto per arrivare in Turchia è di arrivarci in caicco da Castellorizo (Mej in turco). Il passaggio tra Europa e Asia Minor dura solo un quarto d’ora e si è subito nel cuore dell’Anatolia. Kash, la località che sta di fronte a Castelrosso (nome genovese di Castellorizo) è così diventata la porta privilegiata per entrare in Asia. I due piccoli porti opposti, il greco di Castellorizo e il turco di Kash sono complementari e necessari l’uno all’altro. Gli abitanti dell’isola greca (ma anche i turisti e i viaggiatori senza auto) ci vanno in giornata per fare acquisti a costi dimezzati. A Cash si passeggia tra raffinate boutique di tessuti orientali, gioiellerie e antiquariato e si acquistano i lussuireggianti prodotti della terra anatolica, le grandi pesche di Bursa, quelle a canestro di Smirne, fichi della regione di Menderes (l’omerico fiume Meandro), uva sultanina e albicocche seccate sui terrazzi delle fattorie in collina. Ci sono i bamja, le mele della cittadina di Elmale (elma = mela), e tutti i prodotti di una regione ricchissima di acqua, elemento quasi assente in Grecia. Anatolia in greco significa “terra del levar del sole”, è il controcampo del maghreb (in arabo = terra del tramonto). Ed è questa sensazione di stare nel mezzo che vivacizza  questo passaggio, questa esperienza di viaggio tra le vette del Tauro e il Mediterraneo, tra il mondo arabo e quello turco, tra la meraviglia dei siti greci classici e lo skay-line disegnato dalle cupole e dai minareti delle moschee selgiuchidi.

Konya
Konya


A Kash si possono intraprendere tre tipi di viaggio: ad Est in riva al mare verso Antalya (probabile prossima sede dell’Expo), ad Ovest verso i siti più rinomati delle vacanze del mediterraneo orientale: Fethjie, Marmaris, Bodrum, Kuthaia, Smirne. Ma il viaggio più interessante è verso l’interno. Si sale varso i Tauri tra sterminate foreste di cedri in una atmosfera lontana nel tempo, in spazi infiniti e panorami sempre più alpestri, freschi, silenziosi, antichi. Tra Kash e Gombe ci sono 80 chilomteri di boschi e foreste ininterrotti. Si arriva in uno spazio dolomitico, tra vette rocciose di 3000 metri, sorgenti, cascate e laghetti. Gli alberghetti del posto (pansion) offrono un’ ospitalità molto interessante: una volta avute le chiavi della camera ci si gestisce da soli. All’ultimo piano ci sono le cucine dove gli ospiti possono organizzare i propri pasti, negli armadi accanto alle camere c’è tutto il necessario per il pernottamento, il ricambio, le
lavanderie. Sul grande terrazzo comune, accanto alle cucine, tra un elma-ciay (tè alla mela), un kahve (caffè) e un involtino di vite ci si ritrova a vivere incontri sorprendenti, scambi di informazioni, conoscenze che durano nel tempo. Famiglie turche di Ankara o Antalya in vacanza, giovani  tedeschi o francesi e famiglie di Israele che visitano la Turchia utilizzando la fitta rete di dolmus, i taxi collettivi che connettono capillarmente tutto il territorio, ed anche coppie emigrate per lavoro in Europa e ora ritornate a godersi la pensione in patria, e poi viaggiatori del tipo “viaggi organizzati no-grazie”. Si parla inglese, francese, tedesco e ci si sorprende di quanta storia si apprende dalle parole e da singoli vocaboli che sanno di greco o che hanno influenze tedesche, memorie persiane o addirittura aramaiche. Da qui il viaggio può proseguire per città e itinerari non ancora descritti nelle guide, come Korkuteli, Burdur, Beysheyr fino a Konya, patria dei monaci dervishi, dove gli abbigliamenti delle donne segnalano l’ingresso alla cultura islamica.

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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Tags : Turchia
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