Atene un villaggio sperduto di poche migliaia di abitanti e Siros, capitale della Grecia:questa la situazione poco più di due secoli fa…Mentre ai piedi del Partenone brucavano le capre tra campi incolti e rovine sparse nei boschetti di cipressi, alla fine del ‘700 Siro competeva con Venezia e Costantinopoli (per i greci la polis bizantina non ha cambiato mai nome nei secoli) per il controllo dei commerci marittimi e nell’industria navale. Oggi, partendo dall’ aeroporto internazionale di Atene e atterrando al piccolo scalo di Siro, questo sa di fantascienza.

Il fascino di Siros sta in larga parte in questa sua storia tanto inconsueta quanto sorprendente nella sua evoluzione. La capitale mancata, infatti, non si è ripiegata su se stessa, né ha subito passivamente gli eventi che, dai primi dell’800 con le lotte per l’indipendenza ellenica, si sono succeduti sempre più travolgenti. Ha continuato a conservare il carattere di città in misura di villaggio.

Siros

L’ architettura neoclassica, i teatri, gli hotel di lusso, le ville degli armatori, i monumenti civili, come il gigantesco Palazzo Comunale in puro stile restaurazione, sopravvivono non come cimeli del passato ma come parte del tessuto urbano. Arricchiscono la qualità della vita e convivono in una dimensione piccola, ma vivace e cosmopolita. Certo, molti degli antichi palazzi residenziali delle famiglie veneziane sono oggi abbandonati, gli armeni, i ciprioti, gli alessandrini, i libanesi che alimentavano traffici di ogni genere, sono scomparsi o in parte assimilati. Sono rimasti i conventi dei Cappuccini, le chiese anglicane, gli istituti italiani, il cimitero monumentale celebrativo che ricorda quelli italiani, le ricche cattedrali cattoliche e una cucina che non ha confronti per ricchezza e varietà di gusti. 

Cyclades, Syros Island, Ano Syra
Cyclades, Syros Island, Ano Syra

Ma a sottolineare ancora una volta la singolarità della storia isolana, negli anni venti del ‘900 un altro episodio ha cambiato le sorti di Siros. Un’ improvvisa invasione di rifugiati in fuga dalle coste dell’Asia Minore, in seguito alla guerra greco-turca del 1921, ha triplicato il numero degli abitanti modificandone la consistenza.  I nuovi arrivati, in maggioranza imprenditori e commercianti, ma anche artisti e musicisti, hanno messo in minoranza la popolazione cattolica di origine italiana, in particolare veneta, e in pochi anni hanno impiantato nuove attività commerciali, rilanciando l’isola sul piano economico, industriale e musicale con il rebetico. Cantieri navali, filande, importazioni di tabacco dall’Anatolia e della mastica da Chios (succo zuccherino filamentoso di un lentisco endemico di quell’isola, utilizzato in farmacia e nei dolci) si sono moltiplicati dando nuovo impulso e creando nuove ricchezze.

Cyclades, Syros Island, Hermoupolis
Cyclades, Syros Island, Hermoupolis

L’ isola è tuttora la sede amministrativa delle Cicladi, e la hora, la città capoluogo, in seguito a questa nuova espansione, ha preso il nome mitologico di Hermopoli dal dio dei traffici, della comunicazione, dei viaggi. Chi sbarca a Siro, già dalla nave può leggerne la storia più recente: due alte colline contrapposte e completamente edificate la sovrastano. A destra, sulla cima c’è la cattedrale ortodossa, a sinistra del porto, l’altra sommità è dominata dalla chiesa cattolica. Nel mezzo il quartiere residenziale moderno e gli edifici pubblici più importanti.

Arrivandoci di notte l’impressione è straordinaria per le luci che come stelle formano due coni che scendono su una base comune orizzontale. Identifica la paralia, cioè il lungomare dove si affacciano innumerevoli pasticcerie, ristoranti  e taverne, una accanto all’altra, a comporre un cordone semovente per effetto del traffico portuale e del movimento dell’acqua. Venezia non è proprio così lontana.

 

 

 

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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