foto di Алесь Усцінаў da Pexels

Il pensiero e i sentimenti si possono trasformare in parole o in fatti. Io sono per i fatti. Quando ho visto i bambini e le loro mamme morire sotto le bombe. Quando ho visto le file dei profughi, che, da Leopoli, a piedi, si dirigevano verso il confine mi sono detto: “Devo fare qualcosa”. Mentre rimuginavo, mi è arrivata la telefonata del mio amico dentista Andrea Pelosi. Lui è proprietario di una Tesla, per fortuna. Il club dei proprietari di Tesla, aveva appena finito di organizzare una missione umanitaria ai confini tra Polonia e Ucraina.

Luigi Alfieri fra Andrea Pelosi e Olga, fuggita dai bombardamenti di Kiev con una borsa di plastica vuota. Luigi e Andrea le hanno portato a Cracovia la sua valigia arrivata al confine dopo un laborioso passamano.

Vieni?”, mi chiede. Immaginate la risposta. Dopo due secondi era pronto il post su Facebook. Partiamo, chi vuole donare medicine? Un’oretta. Duecento condivisioni. In 48 ore abbiamo raccolto una quarantina di migliaia di euro di prodotti, non solo farmaci. Sulla Tesla non ci stavano. Andrea ha un pulmino Mercedes. Un Vito. Purtroppo non siamo riusciti a caricare tutto. Alle 5 di notte di venerdì 18 marzo, faceva un freddo boia, siamo partiti da casa mia. Dopo 19 ore e 1400 chilometri siamo arrivati a Cracovia. Per un giornalista di viaggi una bella meta, particolarmente interessante per i suoi palazzi storici. Ma non c’era tempo per divertirsi e visitarla. C’era da dormire e basta. Un sonno lungo e profondo. Nel sogno ho rivisto il nostro viaggio fantastico. Una carovana di camioncini arrivava dalla Sicilia. Li abbiamo superati sbracciandoci da finestrini.

Luigi Alfieri, Padre Igor e il clown Marco, venuto dall’Italia per divertire i bambini, davanti al mitico Vito Mercedes.

Tre ragazzi di Siviglia facevano benzina ai loro tre furgoncini di fianco a noi. Fratelli del Mediterraneo, fratelli del Nord Europa. E poi ovunque file di aiuti. I tabelloni luminosi dell’autostrada lampeggiavano in blu e azzurro “Solidarietà all’Ucraina”. Tutta la Polonia era a due colori, quello del cielo e quello del frumento. Alle cinque del mattino, via verso il posto di confine di Przemysl. Verso la terra di nessuno che sta tra Polonia e Ucraina. Lì ci aspettava il santo subito, Padre Igor, rettore del seminario di Leopoli, la perla dell’Est. Una delle città più belle e martoriate del mondo. Ma non sapevamo se saremmo mai riusciti a vederlo. Le frontiere in tempo di guerra sono un’incognita. Trovare il passaggio tra i due paesi è stata un’impresa. Ci siamo trovati lì come per miracolo. Centinaia di mezzi pieni di ogni ben di Dio in fila. La Babele delle lingue. Tutti al servizio dell’eroica Ucraina (non è retorica).

Tre ore al freddo. E poi il via. Dogana polacca. Nessun problema. Dogana ucraina. Solo thank you. Poi la corsa tra le braccia di Padre Igor. Italia e Ucraina si sono abbracciate. Grazie. Lacrime. Facchinaggio. Il materiale sufficiente per 700 operazioni chirurgiche era in magazzino. Ieri mi telefona Padre Igor. Aiuto. Il 31 si riparte. Ma questa volta faremo sul serio. Non un furgone. Almeno due camion. Basta parole.

Luigi Alfieri

Luigi Alfieri

Scrittore e giornalista freelance, collabora con diversi siti di viaggio e riviste. Ha scritto romanzi, libri di viaggio e altri di argomento storico, letterario e gastronomico. Organizza convegni e mostre dedicate al viaggio. È past president di NEOS, giornalisti di viaggio associati. L’associazione degli scrittori russi gli ha assegnato il premio Vasiliy Makarovich Shukshin.
Luigi Alfieri

Latest posts by Luigi Alfieri (see all)