Chi dice Austria dice musica. Varie città sono connotate con il ricordo di uno, o anche  più  di uno, grande musicista. Come Vienna,  Salisburgo e Eisenstad,  nel Burgenland…

Nella capitale di questa regione al confine con l’Ungheria, diventata austriaca nel 1921 con un referendum popolare, Joseph Haydn visse quaranta anni. “Al servizio” degli Esterhazy, nobile e ricca famiglia ungherese.  Molti luoghi di Eisenstadt (il nome significa città fortificata), e non tutti legati alla musica, lo ricordano.  Tanto da poterci costruire un itinerario abbastanza completo e significativo. Partenza logica l’imponente palazzo degli Esterhazy che domina la piazza principale, di dimensioni un po’ sproporzionate rispetto a una città considerata con i suoi neanche 15 mila abitanti il capoluogo meno popoloso del Paese. Qui da un secondo cortile interno si accede alla sala Haydn, dove si tengono concerti con interpreti ed esecutori di rilevanza internazionale, tra cui un annuale Festival di Haydn. Si sviluppa in lunghezza e deve la sua straordinaria acustica a un soffitto, a volta e affrescato, leggermente dondolante. Vale la pena visitare, oltre i saloni con le preziose collezioni, le stanze della servitù nelle mansarde. Stupiscono per l’inconsueto confort in rapporto ai tempi. Nelle vicinanze c’è la sala da cui i principi si affacciavano sulla cappella, per seguire la messa. Con un organo suonato abitualmente da Haydn. Dappertutto ritratti di nobili e famigliari, tra cui quelli dell’anoressica imperatrice Sissi e del consorte Francesco Giuseppe. Davanti al palazzo, nelle ex scuderie, c’è il ristorante Henrici, luogo deputato delle cene dopoteatro, chiamato come l’architetto del palazzo, Benedikt Henrici. Dalla vicina Hauptstrasse, strada principale e isola pedonale, si arriva in Haydngasse dominata dalla chiesa dei Francescani, costruita nel 1300, distrutta e ricostruita poi nel 1600, con un organo suonato anch’esso da Haydn.  A pochi metri la casa a due piani, in perfetto stile barocco, dove il compositore visse dal 1766 al 1778. Documenti raccontano come sia stata acquistata grazie a una forte somma regalata dai principi. I mobili sono autentici. Tra i pezzi più curiosi, un piccolo pianoforte, delle scarpe rosse con fibbia, la sua parrucca e un suo raro ritratto senza parrucca. Niente che testimoni, invece, la presenza del pappagallo in grado di dire “Papa Haydn” e di cantare le prime battute dell’inno all’Imperatore.  Dopo la sua morte, a Vienna nel 1809, il volatile fu venduto in un’asta a Londra (dove il compositore soggiornò) per una cifra altissima. L’Haydn tour si conclude con una visita al mausoleo dove è sepolto dal 1954. Trasportata da Vienna nel 1825 sembra che la salma sia rimasta anni senza testa, misteriosamente sottratta da uno studente di medicina che voleva fare ricerche sulla genialità. Il mausoleo fa parte della chiesa del Calvario, enorme basilica dall’inquietante forma a teschio, dove l’interno è una copia del Golgota. Anche qui c’è uno dei tanti organi suonati da Haydn.

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Per saperne di più

Come arrivare:  Eisenstadt si raggiunge da Vienna in due ore d’auto o di bus. A Vienna si vola con Austrian Airlines da Milano, Roma, Venezia, Verona, Bologna, Firenze.

Dormire:  Parkhotel in Haydngasse 38, centrale e molto vicino al parco del palazzo. Piccolo, accogliente, ottime torte per il breakfast e WiFi gratuita. Mangiare:  Henrici, arredo contemporaneo e sofisticato, piatti tipici della regione reinterpretati con creatività dallo chef Michael Rabina. Tel.02682 62819.


Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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Tags : Europa
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