Oskar Reinhart
Collezione Oskar Reinhart con scultura di Auguste Renoir e Richard Guino © Collezione Oskar Reinhart “Am Römerholz”

Ogni luogo riserva delle sorprese, ma Winterthur più degli altri, e tutte positive….

…Davvero inaspettate in una città a pochi chilometri da Zurigo con un nome che evoca grigie assicurazioni. Colpiscono i molti giardini, i parchi e un’isola pedonale che è la più vasta d’Europa. O i sedici musei di vario genere, dalla scienza agli orologi, dalla fotografia a diversi sull’arte. Tra questi uno è particolarmente interessante, oltre che per i contenuti, perché racconta il passato industriale e commerciale della città e la tendenza mecenatistica diffusa. E’ l’Oskar Reinhart am Romerholz, una raccolta privata che come livello è equivalente forse solo alla Frick Collection di New York. Come il museo americano è una donazione alla Confederazione Svizzera del suo proprietario Oskar Reinhart. Discendente di una famiglia di grossi importatori di cotone e grande appassionato d’arte, a 39 anni decide di lasciare ai fratelli la gestione dell’azienda per dedicarsi al collezionismo. Sceglie come sua residenza la villa am Romerholz, architettura in stile nordico sulle colline, che qualche anno dopo fa ampliare dall’architetto progettista di una nuova ala, per la galleria. L’atmosfera che si respira è particolare. Per quanto non ci sia più niente dell’arredamento originale, i camini, i pavimenti per la maggior parte in legno, i lampadari e le stesse cornici dei quadri lasciano immaginare la vita della casa. Come la distribuzione delle opere, circa duecento dal tardo Medioevo al primo Novecento, che non seguono un ordine cronologico. In quella che era la sala da pranzo ci sono due nature morte di Francisco Goya, una con tranci di salmone, l’altra con frutta e bottiglie. Nello studio di Reinhart i pittori del Rinascimento fiammingo, tedesco, inglese come Cranach, Holbein, Bruegel il Vecchio di cui c’è una straordinaria Adorazione dei Magi sotto una delle poche   nevicate della pittura. Nella biblioteca ci sono i pezzi più antichi, tra cui un Jacopo da Bassano. Mentre nei saloni a est e a ovest, come nella galleria, sono esposti l’Ottocento francese con David e Delacroix, Constable ed El Greco, un ritratto di Picasso al suo amico Mateu Fernandez de Soto del Periodo Blu e gli Impressionisti che sono il nucleo più grosso. Ci sono tutti, da Cezanne a Manet, da Renoir a Sisley, a Pissarro, a Degas, a Monet, oltre a Van Gogh e Toulouse–Lautrec. Diverse anche le sculture, alcune nei passaggi, altre all’esterno: Maillol, Rodin, Renoir e Guino, Bourdelle e anche un ritratto di donna in marmo della Roma del secondo secolo. Raccolta e deliziosa la caffetteria con sedie impagliate e grandi finestre aperte sul giardino all’italiana. Ideale per un break, d’estate anche ai tavolini della terrazza, dopo una passeggiata nel grande parco, davvero da scoprire. Un servizio navetta, efficiente come tutti i trasporti svizzeri, collega la Collezione con il Museo Oskar Reinhart, che dal 1951 raccoglie dipinti e disegni di scuola tedesca, austriaca e svizzera dal XVIII al XX secolo, ceduti da Reinhart a una Fondazione per la città già nel 1940.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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