Tre giorni per combinarne di tutti i colori 

Testi e foto di Vittorio Giannella.

A Bagolino, piccolo borgo adagiato in una valle del bresciano, il carnevale Bagosso è atteso da grandi e piccini. E’ la festa più pazza e variopinta dell’anno dove tutto è permesso e dove lo scherzo e la finzione diventano per tre giorni, una regola.

Il 23, 24, e 25 febbraio prossimi, la valle Caffaro nei dintorni di Bagolino, non sarà più così silenziosa da permettere di ascoltare il rumore scrosciante del torrente che scorre tra i massi, ma sarà coperta dalle tante musiche tradizionali, che, per tutto il giorno, animeranno i due rioni di Osnà e Cavril, con balli e danze. Isolato geograficamente per secoli, il carnevale di Bagolino, meglio noto col nome di Bagosso, ha caratteristiche uniche, che lo rendono noto oltre i confini regionali. Seguendo antiche e immutate tradizioni, il carnevale è tra i più importanti dell’arco alpino, con musiche popolari di antiche origini che riecheggiano tra le contrade della valle. Si snoda nella suggestiva cornice di vecchie case e viuzze che conservano ancora intatto il loro fascino: le case addossate una alle altre con elementi architettonici e decorativi di pregio formano portici, sottopassaggi, ballatoi, piccole terrazze, e le viuzze strette portano tutte, con le numerose scalinate, alla grande cattedrale di San Giorgio che sovrasta il borgo. Ed è nella monumentale chiesa che, alle 6,30 del lunedi, dopo la messa, i ballerini e i suonatori cominciano le loro esibizioni a suon di musica tradizionale, che hanno pochi equivalenti in Italia ma addirittura in Europa. Alcuni documenti confermano l’esistenza di questa festa fin dal 1518, a cui partecipavano anche dei preti, ripresi però dal vescovo Giorgio Sigismondo “ che nei tempi carnevaleschi si siano avanzati anche di andare vagabondando mascherati”. Le attrattive principali sono i ballerini, i suonatori e i maschèr: i ballerini e i suonatori si esibiscono solo il lunedi e il martedi, ultimo giorno. Un centinaio di uomini sotto la guida dei due capi, eseguono le ballate scelte, in coppia, muovendo le mani in un modo particolare e scherzoso, che i bagolinesi chiamano “segnacole”, fermandosi nei luoghi stabiliti: sotto casa di amici o di una fidanzata. E’ un ragazzo, che urlando, dà il via alle danze con un repertorio che comprende l’Ariosa, Francischeta, Moleta Rose e fiori, Sifulot.   Particolare del costume sono le calze bianche lavorate a mano con sotto altre calze rosse e fermate al polpaccio con le “sentè”, passamaneria locale tessuta al telaio, con delle mesoline variopinte. Il volto è coperto da una maschera priva di espressione, tenuta a posto da un foulard che ricopre testa e collo, bianca, mentre la parte degli occhi è dipinta di nero. L’elemento che spicca nei costumi dei ballerini è senza dubbio il cappello di feltro, un capolavoro di arte manuale, ricoperto da nastri colorati cuciti e ripiegati con una tecnica che solo le donne del paese conoscono, formando increspature che donano al cappello il suo originale aspetto, impreziosito di volta in volta, con l’aggiunta di orecchini d’oro. I suonatori eseguono le musiche che accompagnano i ballerini nelle danze. Sono sei e suonano due chitarre, due violini, un mandolino e un contrabbasso, chiamato scherzosamente “vedel” (vitello). Quando il gruppo di disperde il capo per richiamarli all’ordine suona una cornetta d’ottone.Vestono il costume locale con in testa un vecchio cappello, e un solo nastro avvolto intorno alla cupola. Il violino è lo strumento che detta la melodia conduttrice di tutti i motivi. Si rievocano le danze di corte in voga nei secoli scorsi, con movenze che si perdono nella notte dei tempi. Ai ballerini scatenati si uniscono gli abitanti e i turisti che, numerosi, partecipano a ogni appuntamento. Le maschere dei cosidetti “maschèr” rappresentano la cultura contadina di tempi passati in cui, i paesani, potevano irridere, prendere in giro i conti di Lodrone, signori della valle, senza essere riconosciuti grazie alle maschere, ma cambiando anche la voce e l’andamento per rendersi irriconoscibili. A quelli che incontrano per strada riservano scherzi, burle e allusivi gesti sessuali. Nel rione Osnà, il più abitato, si balla mischiandosi ai turisti, con la gente affacciata dalle case con i muri affrescati, tipico di queste valli. L’itinerario dei ballerini è fissato in precedenza con le relative soste, in omaggio a chi ne fa richiesta, che poi si sdebita offrendo a tutti un bicchiere di vino e dolci locali. Nella piazzetta principale di Bagolino, l’ultima sera, i gruppi si alternano nelle danze fino a notte fonda, poi il rumore del torrente torna protagonista.

Info utili

Come arrivare

Percorrere l’autostrada A4 e uscire a Brescia Est. Seguire indicazioni per Rezzato, Gavardo, Vestone, Lago d’Idro, Bagolino. Da Brescia dista 73 chilometri.

Dove dormire

B/B la Vecchia Tipografia a Ponte Caffaro, Bagolino.

Tel.0365 990113

Mangiare

La Malga del Re, a Bagolino

Ottimo, piatti del territorio, formaggi e salumi a km 0

Via S.Anna,37 tel. 338 3260824

La Trattoria del Viandante, a Bagolino

Via F.Moreschi,28

Redazione NEOS

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