aligi sassu i corridori 1957 ph v.giannella

“I sentieri si costruiscono viaggiando”, diceva Franz Kafka, ed è proprio un viaggio attraverso borghi dai nomi sconosciuti, accomunati da pareti colorate in cui identità e visioni si sono trasformate in immagini e storie popolari, che ci ha portati a individuare un nuovo sentiero possibile e la mappa di un turismo più lento, che fugge dai rumori metropolitani per cullarci con sinfonie più rilassanti. Questo progetto ideale è confluito prima nel blog Giannella Channel, poi nella pratica Guida ai paesi dipinti di Lombardia, con i cento turismi di cultura e in natura (Booktime ed.); un invito alla visita del noto storico dell’arte Flavio Caroli; e schede utili, anche in inglese, destinate a turisti curiosi. Uno strumento chiave per questo 2017, indicato dal ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini come l’Anno dei borghi, e dall’ONU come l’Anno del turismo sostenibile, per cui le 12 storie selezionate per il volume nascono proprio dai muri di questi borghi lombardi, che come tessere di un mosaico vanno a comporre il primo capitolo di una storia nazionale: in Lombardia sono più di 27 i paesi dipinti, in Italia oltre 200. Borghi le cui vie sono come corridoi di musei a cielo aperto, senza alcun biglietto d’ingresso. Scrive Caroli: “L’Italia minore spesso è l’Italia migliore da cui ripartire”.
Fiocchi carichi di neve hanno inaugurato la nostra prima tappa, mentre ammiravamo le variopinte strade di Calcio, comune bergamasco che è una delle uscite della BreBeMi. Quando abbiamo rivelato che la cupola che domina lo skyline calcense è la seconda chiesa più grande per dimensioni, in Lombardia, dopo il Duomo di Milano, e che proprio qui, nel Castello Secco Oldofredi, soggiornò Napoleone III per preparare la battaglia di Solferino (1859), è cominciata una nuova stagione per il paese: è nato un turismo di viaggiatori “furetti”, ad alto tasso di curiosità e mobilità, che si aggirano per il borgo in cui Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti, deteneva il privilegio ducale (1366), come raccontano i murales eseguiti sia da pittori di calibro che da allievi delle Accademie d’arte di Brera e d’Europa.

murale a parlasco ph v.giannella

Lì vicino, se il viaggiatore raggiunge l’Isola Bergamasca lambita dai fiumi Adda e Brembo, incontra immagini di contadini e fornaciai sulle case di Madone.
Uno dei percorsi ciclabili più interessanti tra i territori cremonesi attraversa Crotta d’Adda. L’acqua del fiume e il paesaggio sono i temi dei dipinti murali che colorano le case e che hanno restituito identità al paese. Un luogo di villeggiatura in passato, dove oggi tre sorelle trentine preparano specialità della Val di Fassa e una coppia di coniugi cinesi, dal nome evocativo di Xiaoping, gestiscono il bar centrale.
Le sfide a colpi di pennello tra gli abitanti di Dairago, invece, si svolgono dal 1981: in questo comune milanese l’arte di dipingere sulle case è tra le discipline del palio delle contrade, dove i cittadini si trasformano in artisti, e docenti di storia e filosofia come Walter Cervi riconfermano l’impegno civile anche con l’arte. Qui EXPO 2105 rimarrà per sempre per le vie paesane.
Alle porte di Milano, a Cassina de’ Pecchi, prima tappa sull’antica strada romana che collegava Milano con Venezia, oggi sulla pista ciclabile che unisce Milano a Bergamo lungo il Naviglio Martesana, giovani cassinesi e amministratori comunali hanno ideato il festival RES+ART, grazie al quale artisti di fama hanno regalato le proprie visioni al paese.
Dal profumo della carta all’eternità dei muri di pietra del borgo viene tramandata la storia narrata da Antonio Balbiani nel romanzo storico “Lasco, il bandito della Valsassina. Sessant’anni dopo i Promessi Sposi” (1871). Fatti e leggende, personaggi del capolavoro di Manzoni, si ­­­intrecciano intorno al Lasco, bandito e benefattore di cui una volta si raccontava nelle locande della Valsassina, e che dal 2007 ha preso forma e colori, con le pennellate di artisti internazionali, sulle pareti di questa perla del lecchese, Parlasco.
Su quel ramo del lago di Como, invece, a 15 km. dal capoluogo, Cadorago è il museo all’aperto più grande d’Italia, con 300 opere di pittura e scultura, grazie a Vincenzo Verga, classe 1927, fondatore dell’associazione Murarte90 e della Piccola Accademia di Pittura, che da sempre sogna un’opera d’arte per ogni casa.

dairago prov milano ph v.giannella

Tra le risaie del pavese, a Gravellona Lomellina, borgo agricolo diventato “paese d’arte”, una settantina di pittori furono invitati dagli amministratori comunali per affrescare un primo nucleo, e poco dopo nacque la Festa dell’A­­­­rte. Da allora marciapiedi, tetti, cabine e fili elettrici si animano grazie agli artisti, tra cui il novarese Libero Greco.
Mina, Charlie Chaplin, il pilota Tazio Nuvolari campeggiano sui muri di Guidizzolo, nel mantovano, dove le edizioni di Guidizzolo in Arte, dedicate alla velocità, alla moda, alle star e alla pace, hanno esaltato le diverse forme artistiche. Il tema della velocità ricorda che qui, il 12 maggio 1957, finì la Mille Miglia, dopo un incidente stradale che provocò 11 morti.
La storia della nascita del turismo, la flora e la fauna alpine, interpretati dal tratto dell’artista veneto Alcide Pancot, trasferitosi in quest’area, sono i temi che abbracciano le pareti delle contrade di Aprica (Sondrio).
Più emozionante di un giallo (perché vera) è la storia incontrata a Runo di Dumenza, borgo del varesotto con 68 affreschi, luogo nativo di Vincenzo Peruggia, che nel 1911 rubò dal Louvre la Gioconda di Leonardo da Vinci per riportarla in Italia. Un furto difeso da Eleonora Duse e Gabriele d’Annunzio perché scatenato “dall’amor patrio”, come ricorda il sindaco attuale di Dumenza, Valerio Peruggia, parente del sottrattore della Monna Lisa.
Il primo dei paesi dipinti d’Italia è ancora un paese lombardo, Arcumeggia (Varese), mucchio di case in pietra tra la Valcuvia e la Valtravaglia. Qui, già dal 1956, maestri della pittura come Ernesto Treccani, Aligi Sassu, Remo Brindisi, Renato Guttuso hanno lasciato sui muri il segno colorato del loro passaggio, in uno scambio virtuoso con gli abitanti del paese, orgogliosi della bellezza acquisita con l’arte. Qui, per la prima volta, si usò la definizione “galleria all’aperto dell’affresco”, consci del valore sociale dell’arte dichiarato negli anni Venti dai muralisti messicani, come Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros. Nel 2014, durante una prima visita, ci siamo innamorati di un luogo unico a rischio di estinzione dal punto di vista turistico, totalmente privo di strutture per l’accoglienza. In seguito alla denuncia su Giannella Channel, tornati l’anno dopo nel borgo, abbiamo gioito perché Alfonso Bonfanti, imprenditore privato, spinto dall’ “amore per arte, cibo e innovazione”, ha riaperto la storica Locanda del pittore con il ristorante Lè Ris, regalando ad Arcumeggia la possibilità di decollare ancora. ()

testo di Salvatore Giannella e Benedetta Rutigliano – foto (courtesy) di Vittorio Giannella

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