di  Massimo Morello                                                                                                                                                     

                                                                  foto di Andrea Pistolesi

Sopraelevate e grattacieli del centro

La pandemia ha modificato la specie. Un riequilibrio endemico. Bangkok è popolata di thailandesi.

«Non ci sono più clienti. Solo thai» dice la ragazza di una sala massaggio. Constatazione paradossale, come se i thai, per i thai, non contassero.

I farang, gli stranieri, i pochi rimasti, soprattutto residenti, sono ancora più estranei. Si sentono isolati e meno amati. Sono spariti i loro riferimenti: locali, ristoranti, sale massaggio, negozi, palestre. Irrilevante l’apertura di altri per i gusti thai. Con la mappa urbana è cambiata la mappa mentale degli expat. L’assenza di altri individui della propria specie ha un effetto da laboratorio antropologico.

Centro direzionale

Vedi solo thai. Molti ricchi. Li noti nei non-luoghi asiatici come i mall di lusso che si pensava riservati a cinesi, russi, indiani e occidentali . C’erano anche prima gli HiSo Thai, i thai ricchi clienti di gioiellerie e boutique di lusso. Ma non si notavano. Ci sono più thai miserabili. Stanno sdraiati sul marciapiede vicino ai mall. Non chiedono l’elemosina. Quelli di prima erano habitué , sempre negli stessi posti, s’ inchinavano con le mani giunte nel segno del wai. Protagonisti di un’esotica corte dei miracoli. Poi ci sono quelli sulla soglia di povertà: guidatori di taxi e mototaxi, camerieri di ristoranti e bordelli ora chiusi, massaggiatrici, personale delle pulizie. Molti sono tornati al villaggio, in genere nell’Isan, al nord-est della Thailandia, le regione più povera, dove si rinnova il long kaek, la reciproca assistenza.

Traffico sotto la pioggia

L’economia sostenibile predicata da Bhumibol Adulyadej, venerato monarca morto nel 2016 che sognava una società arcadica, si è realizzata con il Covid. Con il ritorno a un’economia di sussistenza e alle tradizioni della kwampethai, thailandesità. Si sta rivelando una decrescita infelice e il rifiuto della globalizzazione è il segno della nuova globalizzazione asiatica.

In questo spirito Bangkok è stata ridenominata Krung Thep Maha Nakhon, toponimo che significa La grande città degli angeli. Non certo adatto a frasi da film, romanzo, canzone, che evocano Bangkok.

le foto sono © Andrea Pistolesi

Redazione NEOS

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